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Mercoledì, 5 Ottobre 2022
Incidenti spaziali

Il James Webb si è rotto

Un guasto impedisce al momento di utilizzare una delle modalità di osservazione del Mid-Infrared Instrument, responsabile di captare le radiazioni nella banda del medio infrarosso. Non è ancora chiaro se, e quando, potrà tornare in funzione

Da quando è entrato in azione, il telescopio James Webb ha già iniziato a cambiare la nostra comprensione dell'Universo, una splendida immaginane alla volta. Nonostante un decennio di preparativi e gli oltre 10 miliardi spesi per costruirlo, neanche un simile capolavoro di ingegneria è però al sicuro dal rischio di incidenti e malfunzionamenti. E dopo il primo impatto con un micrometeorite che ha danneggiato (se pur superficialmente) lo specchio primario lo scorso giugno, oggi un Webb si trova ad affrontare un nuovo pericolo: un glitch in uno dei meccanismi necessari per il funzionamento del Mid-Infrared Instrument (o Miri), che ha costretto Esa e Nasa a fermare, almeno temporaneamente, il suo utilizzo. 

Il Miri è uno dei quattro strumenti per le osservazioni scientifiche di cui è dotato Webb. Unisce una termocamera e uno spettrografo, ed è l'unico dispositivo di osservazione del telescopio che permette di captare le frequenze del medio infrarosso, con lunghezze d'onda comprese tra i 5 e i 28,3 micron. Un eventuale problema – insomma – si rivelerebbe realmente disastroso, perché priverebbe il telescopio Webb di uno degli occhi con cui osserva per noi l'Universo. 

Come spiegano Nasa e Esa in un comunicato, i problemi attuali sono iniziati il 24 agosto, quando i tecnici delle due agenzie si sono accorti che un dispositivo necessario per il funzionamento di una delle quattro modalità di osservazione del Miri, la spettroscopia a media risoluzione (medium-resolution spectroscopy, o Msr), aveva qualcosa che non andava. Il meccanismo, simile a una ruota dentata, ha mostrato infatti una frizione eccessiva nel corso di un periodo di osservazione, costringendo le agenzie a formare una commissione scientifica per indagare il problema. Il board di esperti si è riunito lo scorso 6 settembre, decretando lo stop all'utilizzo dell'Msr in attesa di svolgere nuovi test per ferificare se, e come, risolvere il problema. 

“Il telescopio è in buona salute – si legge nel comunicato diffuso dall'Esa – e le altre tre modalità di osservazione del Miri, la termocamera, la spettroscopia a bassa risoluzione e la coronografia, sono normalmente in funzione e restano a disposizione per le osservazioni scientifiche”. La speranza, ovviamente, è che le preoccupazioni dei tecnici si rivelino infondate, o che venga trovata al più presto una possibile soluzione. La spettroscopia a media risoluzione è infatti pensata per studiare la nascita e l'evoluzione delle galassie, e farne a meno sarebbe – è inutile dirlo - un vero pezzato. 

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