Sabato, 18 Settembre 2021
Scienza

Vendesi ibernazione: anche gli italiani pagano per la resurrezione

Sono già 200 i corpi ibernati nelle varie società che praticano la crionica in tutto il mondo. Ma il dibattito resta aperto, tra scarse garanzie scientifiche ed economiche

C'è anche il corpo di un italiano tra i duecento ibernati nell'azoto liquido a meno 196 gradi, sospeso a testa in giù, nell'attesa di un risveglio che sconfigga la morte. E sono decine le persone nel nostro Paese che hanno già sottoscritto un documento per chiedere che il proprio corpo venga criopreservato, nella speranza che la futura tecnologia scopra come ripristinare le funzioni vitali. 

Come raccontato da Lorenzo Attianese su Ansa Magazine, cresce il numero di società che praticano la "crionica". Dopo la Alcor e il Cryonic Institute negli Stati uniti, ne sono nate altre in Russia, in Inghilterra e in Germania. Associazioni in tutto il mondo diffondono il verbo della crionica, facendo leva sulla speranza di progressi scientifici futuri che saranno in grado di riportare in vita i morti criopreservati.

Aldo Fusciardi, imprenditore morto a 75 anni nel 2012, è il primo italiano ibernato nel tewar, le grandi cisterne verticali dove i corpi vengono immersi nell'azoto liquido. Il suo amico Giovanni Ranzo ha già sottoscritto un contratto nel 2006 con il Cryonic Institute. "L'idea dell'ibernazione per me è una scommessa, l'unica alternativa all'estinzione", ha spiegato.  

Ma questa "vita perpetua" non è propriamente a portata di tutti: bisogna fare i conti con fattori meramente economici, ma anche e soprattutto con le leggi dei diversi Stati, con le distanze e con i budget delle società. Senza dimenticare delle implicazioni scientifiche. "Esiste un principio fisico, ma non ci sono evidenze scientifiche", spiega Bruno Lenzi, ingegnere biomediciale che si occupa di estensione della vita.

Ma c'è ancora chi guarda al futuro con speranza e aspetta di scoprire se ci sarà una vita dopo il tewar

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