Mercoledì, 17 Luglio 2024
decarbonizzare il trasporto

Traffico e inquinamento, i dati che cambiano tutto

Uno studio dell’Università di Leeds rivela che gli spostamenti su lunghe distanze, per quanto in proporzione minoritari, producono in realtà ogni anno molte più emissioni rispetto alle piccole tratte quotidiane

Il settore del trasporto privato è tra i principali responsabili delle emissioni di gas serra. La decarbonizzazione è quindi fondamentale per raggiungere gli obiettivi del Green Deal europeo, ma perché gli sforzi dei prossimi anni abbiano effetti concreti sui cambiamenti climatici, è importante intervenire dove i sacrifici possono fare realmente la differenza. Non tutti gli spostamenti, infatti, inquinano allo stesso modo. E un nuovo studio pubblicato su Nature Energy rivela infatti che esiste un’incredibile sproporzione tra l’impatto degli spostamenti di breve durata e quelli a lunga distanza: i viaggi di lunghezza superiore agli 80 chilometri sarebbero infatti responsabili della stragrande maggioranza delle emissioni prodotte dal trasporto privato, pur rappresentando una frazione minima degli spostamenti che effettua annualmente la popolazione. Più che sui pendolari, insomma, bisognerebbe intervenire sui viaggi di piacere e di lavoro fatti in aereo. 

La ricerca è stata realizzata dall’Università di Leeds, ed è basata sui dati raccolti da diversi censimenti istituzionali degli spostamenti degli abitanti del Regno Unito. Nonostante fotografi quindi la situazione inglese, i risultati sono quasi certamente paragonabili con quelli che si avrebbero in una nazione come l’Italia, visto che l’andamento delle emissioni prodotte dai trasporti privati negli ultimi 20 anni è pressoché identica in quasi tutti i grandi paesi occidentali. 

Rispetto ad altre ricerche simili, quella dell’Università di Leeds ha tra i suoi punti forti il fatto di aver calcolato non solo le emissioni relative agli spostamenti interni, ma anche quelle prodotte dai viaggi internazionali, spesso omesse dalle statistiche nazionali. Ed è infatti in questo modo che emerge il vero peso dei viaggi a lunga distanza: i viaggi di oltre 80 chilometri rappresentano infatti il 3% di tutti gli spostamenti fatti annualmente dalla popolazione inglese, ma incidono quasi per il 70% sulle emissioni del comparto trasporti, e i viaggi internazionali, che rappresentano appena lo 0,4% degli spostamenti, causano addirittura il 55% delle emissioni. 

Per quanto sia quindi importante agire anche sugli spostamenti locali e sul traffico urbano (su cui si concentrano molti degli sforzi attuali per la decarbonizzazione), incentivando spostamenti a piedi, l’utilizzo di biciclette e il ricorso ai trasporti pubblici, è nel campo dei viaggi a lunga distanza – fatti  prevalentemente per affari e per divertimento – che cambiamenti anche piccoli possono fare realmente la differenza. 

In questo senso, gli autori dello studio hanno fatto diverse simulazioni. Se tutti gli spostamenti sotto i 12 chilometri fatti annualmente nel Regno Unito in macchina venissero trasformati, ad esempio, in viaggi a piedi o in bicicletta, si otterrebbe una riduzione del 9,3% delle emissioni di gas serra da parte del comporto trasporti. Un obbiettivo non da poco, che richiederebbe però di modificare ben il 55% di tutti gli spostamenti annuali dei cittadini inglesi. 

Di contro, spostare su rotaia tutti i viaggi in aereo di lunghezza inferiore ai 1.600 chilometri ridurrebbe del 5,6% le emissioni, andando a modificare però appena lo 0,17% dei viaggi annuali della popolazione. E se si arrivasse a vietare (o quantomeno scoraggiare) più di un viaggio di andata e ritorno all’estero in aereo l’anno per ogni cittadino inglese, l’effetto sarebbe una riduzione del 33% delle emissioni di gas serra, che intaccherebbe solo lo 0,21% degli spostamenti annuali dei cittadini. Più di quanto si otterrebbe trasformando l’intero parco auto inglese in veicoli elettrici, strategia che con l’attuale mix energetico del Regno Unito produrrebbe una riduzione del 22% delle emissioni. 

Gli scenari – lo sottolineano gli stessi autori dello studio – non vanno presi come proposte concrete, ma solo come esempi teorici che aiutano a comprendere l’effettivo, e trascurato, impatto dei viaggi a lunga distanza sulle emissioni di gas serra. “La cosa importante – spiega Zia Wadud, ricercatrice dell’Università di Leeds che ha coordinato lo studio -  è che sia per le politiche ambientali che sul piano personale si dia priorità agli interventi sui viaggi a lunga distanza, e soprattutto a quelli in aereo, per ottenere la maggiore riduzione possibile delle emissioni”.

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