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Giovedì, 29 Febbraio 2024
Scienza e invecchiamento

Forse è davvero possibile invertire gli effetti dell'invecchiamento

Una ricerca americana rivela che le cellule invecchiano e ringiovaniscono in modo dinamico nell'arco della vita, in risposta allo stress. La scoperta potrebbe aiutare a sviluppare nuovi farmaci e terapie antiaging

L'invecchiamento è un fenomeno complesso. L'età biologica dipende infatti da diversi fattori, legati al trascorrere del tempo, ma anche alla genetica, agli stili di vita e a fattori ambientali. Il risultato è che persone nate lo stesso anno possono invecchiare in modo molto diverso, sia per quanto riguarda l'aspetto esteriore, sia nel campo della salute. In questo senso, un fattore che influisce in modo importante sull'invecchiamento biologico è lo stress, capace di danneggiare le cellule e la loro capacità di ripararsi e rinnovarsi, e di invecchiare in questo modo il nostro organismo. Dal Brigham and Women’s Hospital di Boston arriva però una buona notizia: sembra infatti che sia possibile invertire, almeno in qualche misura, gli effetti dell'invecchiamento indotto dallo stress. 

La ricerca, pubblicata sulla rivista Cell Metabolism, prende il via da una serie di esperimenti recenti che hanno dimostrato, in provetta, come l'invecchiamento non sia sempre un fenomeno a senso unico: nelle giuste condizioni, cioè, gli effetti che ha l'invecchiamento sulle cellule possono sparire. Muovendo da queste nuove scoperte, i ricercatori hanno deciso di indagare la possibilità che l'invecchiamento biologico non sia un fenomeno immutabile e unidirezionale, ma qualcosa di più dinamico, che può aumentare e diminuire nel tempo in base alle condizioni in cui si trova il nostro organismo.  

Per testare la loro ipotesi si sono concentrati sui cambiamenti che subisce il nostro organismo in condizioni di stress fisiologico, analizzando come mutano in queste circostanze i livelli di metilazione del Dna, un tipo di alterazioni epigenetiche (modifiche dell'espressione genica che non sono dovute a mutazioni nel codice genetico) molto utilizzate come biomarcatori dell'invecchiamento biologico. 

Hanno analizzato in questo modo campioni di sangue prelevati da persone sottoposte a interventi chirurgici, donne in gravidanza e pazienti ricoverati in terapia intensiva a causa di Covid. Studiando il profilo di metilazione del Dna dei partecipanti prima, durante e dopo l'evento stressante (cioè al termine dell'intervento, della permanenza in terapia intensiva o in seguito al parto), i ricercatori hanno dimostrato che le loro cellule mostravano segni inequivocabili di invecchiamento biologico causati dalla condizione di stress acuto in cui si erano venute a trovare, e che questi in seguito tendevano però a sparire. 

I risultati – avvertono gli autori della ricerca – vanno presi con una certa cautela, ma sembrano indicare effettivamente che alcune componenti dell'invecchiamento biologico sono legate a processi dinamici, che in qualche modo invecchiano e ringiovaniscono continuamente le cellule del nostro corpo in risposta allo stress. “Un aspetto fondamentale da approfondire in futuro – spiega Vadim Gladyshev, genetista del Brigham and Women’s Hospital che ha guidato la ricerca – è in che modo l'aumento transitorio dell'età biologica e la capacità di recuperare dopo questo aumento possano contribuire ad accelerare l'invecchiamento dell'organismo nel corso della vita”. In altre parole, comprendere in che modo l'invecchiamento transitorio e reversibile legato allo stress contribuisce a quello progressivo, e per ora irreversibile, a cui andiamo incontro con il trascorrere dei decenni potrebbe aiutare a sviluppare farmaci e terapie antiaging. Capaci magari rallentare efficacemente gli effetti del tempo, o perché no, addirittura di invertirli. 

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