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Lunedì, 15 Aprile 2024
Malattie impossibili

Faceva fatica a parlare, trovano un fungo che gli stava crescendo in gola

Per la prima volta un fungo delle piante ha infettato l’uomo: è accaduto un India dove un micologo di 61 anni ha contratto il fungo che causa il mal di piombo, una malattia comune negli alberi da frutto. Un'eventualità ritenuta pressoché impossibile in precedenza

La notizia potrebbe ricordare fin troppo da vicino le premesse di “The Last of Us”, il telefilm post apocalittico in cui un’infezione fungina effettua un repentino salto di specie, trasformando gli esseri umani in zombie assetati di sangue e portando al collasso la civiltà. Fortunatamente per noi, le somiglianze si fermano alle premesse: in India è infatti stato registrato il primo salto di specie tra piante ed esseri umani. Come descritto sulla rivista Medical Mycology Case Reports, un fungo ha infettato un ricercatore specializzato proprio in micologia, causando però blandi sintomi respiratori che si sono risolti con facilità in seguito alla somministrazione di farmaci antimicotici. 

Il fungo in questione si chiama Chondrostereum purpureum ed è responsabile di un’infezione nota come mal di piombo, o anche “malattia delle foglie d’argento”, che interessa diverse specie di piante da frutto anche nel nostro paese. Fino ad oggi non aveva mai mostrato la capacità di replicarsi con successo all’interno dell’organismo umano, o animale, ed è questo a rendere unico il caso descritto in India: viste le differenze che esistono tra organismo umano e vegetali, un salto di specie tra due organismi tanto lontani nell’albero della vita era ritenuto dagli esperti pressoché impossibile. 

I fatti, ovviamente, hanno dimostrato che non lo è. Il paziente indiano, un micologo di 61 anni che abita nell’est del paese, si è presentato presso gli Apollo Multispecialty Hospitals di Calcutta lamentando tosse, un calo della foce, fatigue e difficoltà nella deglutizione. Visti i sintomi, i medici della struttura lo hanno sottoposto a una tomografia computerizzata dell’area del collo, identificando un ascesso posto nei pressi della sua trachea. 

Le analisi seguenti non hanno identificato la presenza di un’infezione batterica, rivelando però la presenza di sottili strutture chiamate ife, filamenti simili a radici che rappresentano il corpo vegetativo dei funghi. Superata la sorpresa iniziale, i medici hanno tentato di identificare la specie a cui apparteneva il microorganismo, dovendo ricorrere al sequenziamento del Dna e all’aiuto dell’Oms per avere una risposta, all’apparenza impossibile: Chondrostereum purpureum, una specie di fungo che non è mai stata ritenuta pericolosa per l’uomo. 

Essendo un fungo parassita delle piante, le ife dell C. purpureum sono infatti adattate per sopravvivere in un ambiente – le foglie – molto diverso da quello presente all’interno della gola di un essere umano, dove la temperatura elevata, la risposta del nostro sistema immunitario, e molti altri fattori, dovrebbero rendere la cosa pressoché impossibile. Il paziente indiano risultava inoltre perfettamente in salute, altro particolare che rende difficile immaginare la possibilità di un’infezione opportunistica da parte di un patogeno di una specie distante come quelle del mondo vegetale. 

In questo caso, però, Chondrostereum purpureum sembra non aver dato peso alle difficoltà, producendo un’infezione che i medici sono riusciti a debellare solamente dopo aver drenato l’ascesso e aver sottoposto per due mesi il paziente a una terapia con antimicotici. Fortunatamente, a due anni di distanza il paziente continua a non presentare segni di ricadute, e il caso può considerarsi chiuso. Sarà bene tenere a mente quanto accaduto – avvertono comunque gli autori della ricerca – perché dimostra che per quanto rare, le infezioni da parte di funghi che parassitano normalmente il mondo vegetale sembrano comunque possibili. E in medicina con i funghi – contro i quali è difficile sviluppare vaccini o farmaci che ne controllino la diffusione – non è mai il caso di scherzare.

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