Lunedì, 12 Aprile 2021

Malattie autoimmuni, le gravidanze sono possibili anche seguendo terapie

La gravidanza va programmata con un team medico multidisciplinare: queste le ultime indicazioni degli esperti

foto archivio

Nel 2017 le donne che soffrono di malattie autoimmuni a manifestazione gastro-reumatologica come spondiloartriti, artrite reumatoide, malattie infiammatorie croniche intestinali, possono finalmente avere un figlio, partorire e poi allattare, senza più specifiche controindicazioni. 

La gravidanza va però programmata con attenzione, scegliendo il momento in cui la malattia sia in uno stato stabile di quiescenza, apportando alcune modifiche alla terapia farmacologica assunta, in modo tale da non arrecare danni né alla madre né al feto ma soprattutto facendosi seguire, sin dalle prime fasi della gestazione, da un team medico multidisciplinare.

Sono le indicazioni che emergono dalla due giorni di contributi scientifici e dibattiti in occasione del 4° Congresso Nazionale della Società Italiana di Gastro Reumatologia – SIGR – a Roma il 6 e 7 ottobre e in cui è emerso come l’80% dei pazienti reumatologici si componga di giovani adulti dai 18 ai 65 anni attivi e con un’ampia rappresentanza di donne in età fertile che desidera avere figli.

“La gravidanza certamente è una condizione fisiologica che tuttavia, in pazienti con malattie reumatiche autoimmuni, determina alcune problematiche”, sottolinea Bruno Laganà, presidente della Società Italiana di Gastro Reumatologia “si è portati spesso a prescrivere una riduzione dei farmaci in corso di gravidanza, nella convinzione che soprattutto i farmaci reumatologici siano dannosi per il feto e per la madre.

Oppure, si ritiene che alcune malattie come l’artrite reumatoide possano avere una remissione dovuta alla gravidanza e quindi permettere, secondo alcuni medici, la sospensione dei farmaci. Questo assunto è stato smentito dalle nuove ricerche scientifiche: per esempio, sappiamo che adesso è possibile somministrare anche in gravidanza farmaci in uso per la terapia dell’artrite reumatoide; ma anche che alcune molecole della famiglia di anti-TNF presenti nei farmaci biologici possono essere presi per tutti e nove i mesi”.

In particolare, “le donne affette da spondiloartrite (SpA) o malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) possono avere gravidanze di successo se seguite da un team multidisciplinare (reumatologo, gastroenterologo, ginecologo-ostetrico, dermatologo, oculista, etc.) che attui un monitoraggio del benessere materno-fetale e imposti una terapia, compatibile con la gravidanza, mirata al mantenimento della remissione della malattia materna in accordo con il corretto sviluppo del feto” interviene Micaela Fredi, U.O. Reumatologia e Immunologia Clinica agli Spedali Civili di Brescia in occasione del Congresso romano: “I controlli sia in senso reumatologico ma soprattutto ostetrico da effettuarsi sono senz’altro più frequenti rispetto a quelli da farsi in corso di una gravidanza normale; peraltro, la probabilità di avere un bimbo con anomalie congenite non è specifica ma sovrapponibile a quella della popolazione generale”.

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