Giovedì, 29 Ottobre 2020
Scienza

Dalle meduse bioluminescenti la chiave per curare le malattie

Un fenomeno naturale è stato sfruttato dalla ricerca per studiare gli organismi e trovare nuove cure: grazie a questi "corpi" è possibile vedere il posizionamento delle cellule tumorali

Quelle che vedete in foto sono delle meduse bioluminescenti. Si chiamano Aequorea victoria,vivono in fondo agli oceani e hanno la capacità di liberare luce (bioluminescenza), in particolare una luce verde, grazie alla sintesi di una molecola chiamata celenterazina (fonte e dettagli su Italia Unita Per La Scienza).

In natura il fenomeno è comune ed è simile a quello delle lucciole e altri pesci. La sua scoperta ha fatto pensare agli scienziati che questo potesse essere un modo molto interessante per studiare gli organismi e perfino le malattie.

Come? Grazie all’utilizzo di una particolare proteina chiamata GFP (Green Fluorescent Protein) che è in grado di assorbire luce blu ed emettere una luce verde, un po’ come le meduse che avete visto poco sopra.

L’idea è stata quindi di attaccare la parte del DNA che produce la GFP e la parte che funziona da suo interruttore (promotore del gene, in termine tecnico) per attivare in modo specifico una proteina di interesse. In questo modo fornendo luce blu si può “seguire” il comportamento della proteina che si sta studiando.

Questo metodo è utilissimo, ad esempio, per studiare i tumori in modelli animali come i topi, potendo vedere il posizionamento delle cellule tumorali. Oppure può essere utilizzato per avere dei biosensori, come pesci o piante che si illuminano in presenza di una sostanza inquinante.

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Si tratta di un campo molto complesso e vasto che sta aiutando davvero molto la ricerca. E tutto questo lo dobbiamo, in parte, anche a quelle meduse oceaniche.

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