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Giovedì, 22 Febbraio 2024
Crisi climatica

L'inquinamento da metano aumenta sempre più e non sappiamo perché

L'incremento annuale nel 2021 è stato più che doppio rispetto alle medie del decennio precedente. Nessun dubbio che la colpa sia della specie umana, ma mancano certezze sull'origine del fenomeno

Quanto inquina il metano? Se ce lo chiedessero a bruciapelo in molti probabilmente risponderebbero “poco”. D'altronde siamo ormai abituati ad associarlo alle auto a metano - alternativa più ecologica rispetto a quelle a benzina tradizionali - e a sentirlo nominare quando si parla di fonti energetiche più sostenibili. Proprio in queste settimane la Commissione Europea potrebbe decidere di inserirlo nella tassonomia che guiderà la transizione energetica dell'Unione, sancendo quali settori saranno considerati investimenti green, e quali no. La realtà però è ben più complessa.

Utilizzato come combustibile è meno inquinante rispetto ai prodotti petroliferi – è vero – e a differenza di questi può essere ottenuto facilmente da fonti rinnovabili, ma si tratta comunque di un pericolosissimo gas serra, circa 80 volte più potente della famigerata anidride carbonica. Il suo accumulo nell'atmosfera è uno dei principali driver dei cambiamenti climatici in atto sul nostro pianeta. E la brutta notizia è che negli ultimi anni ha continuato ad aumentare sempre più velocemente, e non se ne conosce ancora di preciso la causa. 

Metano e l'effetto serra

Come rivelano i dati diffusi dal Copernicus Climate Change Service (il servizio di monitoraggio ambientale satellitare dell’Unione Europea) il 2021 ha segnato un nuovo record negativo per quanto riguarda i livelli di metano nell'atmosfera terrestre: l’aumento più alto dal 1983, anno di inizio delle misurazioni, pari a 16,3 parti per miliardo (Ppb, o parts per billion) in un anno, per una concentrazione media globale che ormai raggiunge quasi 1.900 Ppb. È dal 2007 che i livelli di metano presenti nell’atmosfera terrestre non fanno che aumentare, e in questa situazione, già di per sé preoccupante, il 2021 ha prodotto un salto in avanti sostanziale: un incremento più che doppio rispetto alla media del periodo 2005-2015. “Il metano è un gas serra estremamente potente, ed è preoccupante veder raddoppiare il tasso di crescita della sua concentrazione atmosferica”, ha ricordato il direttore del Copernicus Atmosphere Monitoring Service, Vincent-Henri Peuch, durante la conferenza stampa di presentazione dei nuovi dati. “Serviranno ulteriori ricerche per capire se questo fenomeno è parte di un ciclo di variabilità naturale, o se è legato a trend più recenti, e agli effetti del cambiamento climatico causato dalle attività umane”.

Perché aumenta il metano in atmosfera

Esistono in effetti una miriade di fonti per le emissioni di metano. Alcune “antropogeniche”, cioè legate direttamente alle attività della nostra specie: allevamenti e terreni agricoli (responsabili di un 20-25% delle emissioni annue totali), discariche, consumo, estrazione e distribuzione del gas naturale. Altre naturali, anche se influenzate dai cambiamenti che sta subendo il clima per colpa dell'uomo. Paludi, acquitrini e altre zone umide sono la principale: oggi il materiale organico in decomposizione in questi ambienti produce un terzo di tutto il metano presente nell’atmosfera, e in futuro è destinato ad emetterne quantità sempre maggiori a causa dei cambiamenti climatici. Al secondo posto troviamo invece il permafrost, il terreno ghiacciato che caratterizza le zone più fredde del pianeta, al cui interno sono custodite enormi quantità di metano, pronte ad essere immesse nell’atmosfera con l'aumento delle temperature causato dal riscaldamento globale.

Anche le variazioni naturali del clima, inoltre, possono inoltre influenzare le emissioni annuali di metano. In questo momento, ad esempio, il pianeta è nel bel mezzo di un fenomeno climatico chiamato la Niña, durante il quale tendono ad aumentare le condizioni di umidità all’altezza dei tropici, creando le condizioni perfette per un innalzamento ciclico delle emissioni di metano. Non è tutto: come ricordato da Peuch, non si può escludere neanche che la presenza di un qualche fenomeno ancora sconosciuto stia diminuendo l’efficacia dei processi di degradazione di questo gas che avvengono normalmente nell’atmosfera, quando reagendo con l’ossigeno tende a trasformarsi in anidride carbonica, contribuendo così ad innalzare le concentrazioni di metano atmosferico.

Che la colpa dell'amento costante del metano nell'atmosfera terrestre sia da attribuire alla nostra specie non è in discussione, ovviamente. Ma stabilire quale sia esattamente la fonte che sta facendo schizzare i livelli negli ultimi anni, tra questa miriade di cause possibili, è estremamente complicato. “Il 40% del metano che viene immesso in atmosfera è di origine naturale e il 60% di origine antropogenica – ha concluso Peuch – quindi sono bilanciate e a fronte di un incremento così elevato come quello del 2021 è difficile dire se la causa sia antropogenica o naturale”.

Come risolvere il problema metano

Scoprire da dove arriva il metano è una sfida importante, perché permetterebbe di valutare con maggiore precisione gli interventi necessari per riportare in carreggiata il clima del nostro pianeta. Invertire la tendenza degli ultimi decenni, infatti, è considerato fondamentale per limitare l’innalzamento delle temperature nei prossimi anni: attualmente si calcola che una riduzione del 30% delle emissioni di metano per il 2030 si tradurrebbe in 0,3 gradi di aumento delle temperature per il 2045, un ottimo passo in direzione di quel grado e mezzo di aumento massimo per il 2100 a cui punta l’accordo di Parigi. Proprio per chiarire meglio l’origine del metano che sta invadendo l'atmosfera, Copernicus e Esa hanno lanciato lo scorso anno un programma spaziale comune: una rete di satelliti chiamata European CO2 Monitoring and Verification Support Capacity, che permetterà di analizzare le emissioni di CO2 e metano con una precisione inedita, rintracciando la produzione dei due gas serra in tempo reale e con un livello di dettaglio che raggiunge il singolo impianto produttivo. I primi prototipi dovrebbero essere pronti per il 2023, e l’inizio delle operazioni è previsto per il 2026. A quel punto, la comunità scientifica dovrebbe avere tutte le risorse necessarie per identificare le cause dell’aumento di metano, e immaginare una strategia per riportare i livelli sotto la soglia critica.

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