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Sabato, 2 Marzo 2024
Animali aggressivi

Perché sempre più persone muoiono per gli attacchi degli squali

Il rapporto International Shark Attack File fa il punto sugli attacchi di squalo registrati lo scorso anno: numeri nella media, ma con esiti fatali quasi raddoppiati. I più colpiti sono i surfisti, e le coste più pericolose quelle australiane

Gli attacchi di squali fanno sempre notizia. E a furia di leggerne sui giornali, è facile che si abbia l’impressione di un pericolo sempre più presente. Così non è, almeno stando all’ultimo “International Shark Attack File” dell’Università della Florida, una pubblicazione che mappa ogni anno il numero di incidenti che coinvolgono questi grandi predatori dei mari: nel 2023, infatti, sono stati in totale 69 gli attacchi non provocati ai danni dell’uomo, un numero, è vero, leggermente superiore alla media degli ultimi cinque anni, ma comunque consistente con i trend di lungo periodo. 

Diverso il discorso se parliamo di decessi: lo scorso anno sono stati 10, un numero molto superiore ai cinque registrati nel 2022, che a detta dei ricercatori americani riflette però la natura stocastica del parametro (ogni attacco è diverso dall’altro, e quindi è difficile stabilire quante probabilità ci sono che un incidente del genere si riveli letale), ma anche probabilmente di una presenza crescente del grande squalo bianco nei pressi di spiagge (soprattutto in Australia) molto popolari tra i surfisti. 

E in effetti, sono proprio gli amanti del surf le principali vittime degli attacchi, arrivando a rappresentare il 42% degli aggrediti del 2023. E l’Australia è la nazione maglia nera in termini di decessi, visto che è stata teatro di appena il 22% degli attacchi del 2023, ma del 40% di quelli mortali. Per il resto, le vittime sono divise tra Stati Uniti (con due decessi), Bahamas, Egitto, Mexico e Nuova Caledonia. Attacchi non letali sono avvenuti inoltre in Costa Rica, Colombia, Brasile, Nuova Zelandia, Seychelles, isole Turks and Caicos, Ecuador e Sud Africa. 

La maggior parte dei morsi di squalo che vengono registrati ogni anno sono quel che viene definito “morso di prova”, un attacco che viene cioè portato non per uccidere una preda, ma per esplorare un oggetto interessante (non avendo mani o altre apprendici tattili, il morso per questi animali rappresenta l’unico mezzo di interazione col mondo). Per questo motivo, solitamente sono solo le specie di dimensioni maggiori, come squali bianchi e squali tigre, a causare vittime, perché il loro morso di prova può spesso essere sufficiente per uccidere uno sfortunato bagnante. 

Come spiegano gli autori del rapporto, i principali fattori che determinano il numero di attacchi annuali sono temperature, e numero di bagnanti. Due variabili collegate tra loro, che spiegano come non sia in aumento la popolazione globale di squali o la loro aggressività, ma semplicemente il numero di persone presenti nelle acque dove questi pesci sono di casa, e dove esiste sempre una percentuale (se pur assolutamente minima) di rischio di essere morsi. 

Le raccomandazioni degli autori dell’International Shark Attack File per ridurre al minimo i pericoli sono di prestare attenzione in particolare in estate, quando gli squali sono più attivi e il numero di bagnanti aumenta vertiginosamente, di mantenersi vicino alla riva quando si fa il bagno in zone note per la presenza di squali potenzialmente pericolosi, i non nuotare all’alba o al tramonto e di evitare di produrre troppi schizzi mentre si è in acqua.

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