Giovedì, 5 Agosto 2021
Scienze

Nati i primi cagnolini in provetta: potranno aiutare a curare anche l’uomo

Per la prima volta al mondo i ricercatori della Cornell University hanno ottenuto una cucciolata con la fecondazione in vitro: sono nati sette cuccioli, partoriti da un’unica mamma e con più genitori genetici

(foto Cornell University)

Negli Stati Uniti sono nati i primi cagnolini in provetta. Dopo decenni di fallimenti, si tratta di un primo successo nell'universo canino di una tecnica, la fecondazione in vitro, utilizzata da oltre trent'anni per gli umani. E' una "conquista" interessante anche per l’uomo, considerando che con il cane condividiamo ben 350 malattie ereditarie: circa il doppio rispetto a quelle che abbiamo in comune con altre specie.

La prima fecondazione canina riuscita in provetta, annunciata da un articolo sulla rivista scientifica Public Library of Science One, apre alla possibilità di preservare le specie canine a rischio estizione, usando tecniche di "editing genetico" che permettono di eliminare malattie ereditarie. Si tratta di una cucciolata di sette cagnolini nati a luglio, un mix di beagle, labrador e cocker, con padri diversi e unica madre, tutti in perfetta salute, ha annunciato Alex Travis, professore di biologia della riproduzione alla scuola veterinaria della Cornell University, nello stato di New York, che ha guidato l'esperimento.

Un totale di diciannove embrioni fecondati sono stati impiantati nell'utero della madre. "Dalla metà degli anni Settanta si tenta la fecondazione in vitro di cani, ma finora non ci si era mai riusciti" ha detto Travis. La difficoltà risiede nel fatto che i cani hanno cicli riproduttivi diversi da ogni altro mammifero, che rendono difficile fecondare gli ovociti. Altro ostacolo il congelamento degli embrioni, superato nel 2013. Il congelamento permette di inserire gli embrioni nell'ovidutto della cagna al momento giusto, non più di due volte l'anno, spiegano gli scienziati.

I cani condividono con l'uomo oltre 350 malattie genetiche e quasi due volte in più di geni di tutte le altre specie animali. Per questo, spiega Travis, "i cani offrono un potente strumento per comprendere il fondamento genetico della malattie". La prospettiva futura è ancora più ambiziosa e consiste nell’utilizzare la tecnica del taglia-incolla del Dna per studiare con più accuratezza le malattie genetiche e per eliminarle. Per esempio si potrebbe “cancellare” il gene responsabile del linfoma dai golden retriever, o quello che predispone i dalmata ai calcoli renali.
 

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