Giovedì, 18 Luglio 2024
Teorie del complotto

La pioggia di "sabbia" del Sahara stuzzica i complottisti: cosa c'è di vero

La polvere rossa che ricopre periodicamente le nostre auto finisce da anni al centro di teorie del complotto sull’origine delle sue proprietà magnetiche. Ovviamente, si tratta di un fenomeno del tutto naturale

Cielo lattiginoso e auto ricoperte da una sottile polvere rossa: è la sabbia del Sahara che periodicamente "piove" sull'Italia. E che puntualmente, scatena la fantasia dei complottisti. I più curiosi, infatti, si sono accorti che in molti casi la polvere del Sahara raccolta in strada risulta magnetica, un comportamento che è stato attribuito, in vario modo, alle scie chimiche, alla presenza di nanorobot e microsensori con cui veniamo monitorati, e altre fantasiose congiure. E che, ovviamente, non ha invece nulla di anomalo. Vediamo perché.

La polvere del Sahara

Intanto, approfittiamo per imparare qualcosa in tema di nomenclatura. Quella che chiamiamo sabbia del Sahara è infatti, più correttamente, una polvere: basta passarla tra le dita per accorgersi che le particelle che la compongono sono molto più fini dei granelli di sabbia che troviamo sulle nostre spiagge. Il termine sabbia andrebbe quindi riservato a granelli di dimensioni comprese tra 0.06 e 2 millimetri, relativamente grandi rispetto a quelli che arrivano sulle nostre città dal deserto del Sahara, che in genere hanno dimensioni inferiori ai 20 micron. Per questo vengono definiti polvere, e la differenza non è puramente linguistica: solo queste particelle microscopiche possono rimanere in atmosfera abbastanza a lungo per compiere regolarmente spostamenti di migliaia di chilometri, come quelli necessari per arrivare sulle nostre città dal continente africano.

Polvere magnetica

Sulle proprietà magnetiche della polvere rossa che arriva dal Sahara i complottisti non si sbagliano. L’errore è però pensare che ci sia qualcosa di strano. Il ferro e i minerali ferrosi sono una componente comune delle rocce che si trovano in molte aree del nostro pianeta. E quando queste vengono sbriciolate da fenomeni geologici e atmosferici, i minerali in questione diventano parte della sabbia e delle polveri presenti sul terreno.

Nel caso della polvere del Sahara, si tratta di un materiale prodotto dall’erosione dei venti. Ed è proprio il colore rossastro a tradire la grande abbondanza di minerali magnetici al suo interno: è infatti dovuto principalmente all’ematite, un minerale ferroso debolmente magnetico, e in misura minore alla magnetite, fortemente magnetica. Nel viaggio che compie per arrivare fino in Italia, ovviamente, la polvere del Sahara incontra anche particelle inquinanti prodotte dall’uomo.

Ma la loro presenza è minima rispetto a quella dei minerali presenti nelle rocce da cui ha origine. E il fatto che sia attratta da una calamita, quindi, è assolutamente naturale, e non dovuto a scie chimiche o altri misteriosi materiali magnetici introdotti dall’uomo. Tanto più che la polvere del Sahara è una fonte di ferro fondamentale per moltissimi ecosistemi del pianeta, dall’Oceano Atlantico al Mar Mediterraneo, dove batteri e fitoplancton prosperano proprio grazie all’apporto di micronutrienti, in particolare ferro, trasportati dai venti e provenienti dalle dune del deserto.

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