Lunedì, 10 Maggio 2021
Lo studio

Le persone di mezza età che dormono poche ore a notte sono più a rischio demenza

Una nuova ricerca, basata sul monitoraggio di quasi 8mila persone dai 50 anni in su, rileva che chi dorme sei ore (o meno) per notte ha maggiori probabilità di sviluppare forme di demenza verso la fine dei 70 anni

Le persone di mezza età che dormono regolarmente per sei ore o meno ogni notte avrebbero maggiori probabilità di sviluppare forme di demenza rispetto a chi abitualmente riesce a dormirne almeno sette. Lo rileva uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communication, analizzando i dati sul sonno di quasi 8mila partecipanti raccolti nel corso di circa 25 anni, a partire da quando questi avevano compiuto 50 anni. I partecipanti hanno auto-segnalato i propri "modelli del sonno", anche se per un periodo alcuni hanno indossato dispositivi simili ad orologi per registrare in maniera più precisa quanto tempo avessero effettivamente dormito. I ricercatori hanno avuto accesso alle cartelle cliniche e ad altri dati di un importante studio condotto sui numerosi funzionari pubblici britannici chiamato Whitehall II, iniziato a metà degli anni '80, al termine del quale a 521 dei 7.959 partecipanti era stata diagnostica una demenza intorno ai 77 anni (età media).

Lo studio 

A partire da quei dati i ricercatori hanno riscontrato che le persone che avevano riferito di dormire regolarmente sei ore o meno per notte avevano circa il 30% di probabilità in più di ricevere una diagnosi di demenza negli anni successivi rispetto a coloro che invece riuscivano a dormire per sette ore (ossia la durata di un sonno considerato "normale" secondo lo studio) e questo indipendentemente da altri fattori sociodemografici, comportamentali, cardiometabolici e di salute mentale.

Dallo studio sono state escluse le persone con determinati comportamenti e caratteristiche che avrebbero potuto influenzare i modelli del sonno analizzati (ad esempio il consumo di fumo e alcol, il livello di attività fisica praticato, l’indice di massa corporea, il consumo di frutta e verdura, i livello di istruzione, stato civile, ma anche condizioni come l’ipertensione, il diabete e le malattie cardiovascolari), come pure le persone che presentavano malattie mentali prima dei 65 anni (la depressione ad esempio è considerata un fattore a rischio per la demenza). 

"Lo studio ha riscontrato un'associazione modesta, ma direi piuttosto importante, tra sonno breve e rischio di demenza", ha detto al New York Times la dottoressa Pamela Lutsey, professore associato di epidemiologica e salute della comunità presso l'Università del Minnesota. "Il sonno breve è molto comune e per questo motivo, anche se modestamente associato al rischio di demenza, può essere importante a livello sociale. È qualcosa su cui abbiamo il controllo, e che si può modificare", ha aggiunto Lutsey, che non è stata coinvolta nella ricerca. Al tempo stesso lo studio non dimostra che dormire troppo poco provochi demenza e tra i limiti stessi dello studio c'è il fatto che gran parte dei dati analizzati sono stati auto-segnalati dagli stessi partecipanti. 

L'importanza di una corretta igiene del sonno per la salute

I primi cambiamenti cerebrali che portano alla demenza - come l'accumulo delle proteine associate all'Alzheimer - si verificano tra i 15 e i 20 anni prima che la malattia diventi evidente e le persone che ne soffrono inizino a manifestare problemi di memoria e concentrazione. Quando nell'ambito dello studio Whitehall II sono stati valutati per la prima volta le condizioni di sonno dei volontari che in seguito hanno sviluppato demenza, questo processo probabilmente non era ancora iniziato e quindi, se pure stavano dormendo poche ore per notte, era improbabile che questo avvenisse in relazione ai cambiamenti cerebrali correlati alla demenza. 

"Anche se non possiamo confermare che non dormire abbastanza aumenti effettivamente il rischio di demenza, ci sono molte ragioni per cui una buona notte di sonno potrebbe essere una buona cosa per la salute del cervello. Questi risultati confermano l’importanza dell’igiene del sonno per la salute", ha dichiarato l'autrice principale dello studio, la dottoressa Séverine Sabia dell'University College di Londra e dell’INSERM, l'istituto nazionale francese per la ricerca sulla salute e la medicina

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