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Giovedì, 22 Febbraio 2024
La soglia critica

La Terra ha superato un limite climatico esistenziale molto prima del previsto

Il 17 novembre per la prima volta è stata superata la soglia critica di riscaldamento: dall'inizio delle misurazioni la temperatura media mondiale ha oltrepassato di più di due gradi quelle del periodo preindustriale. E l'ultimo anno è stato il più caldo di sempre

In attesa della Cop28 di Dubai, che inizierà ufficialmente il prossimo 30 novembre, il clima della Terra continua a macinare record. E non parliamo certo di primati positivi, ma di trend negativi che dovrebbero convincerci – una volta in più, nel caso ce ne fosse ancora bisogno – che un accordo sulle emissioni clima-alteranti ambizioso, e soprattutto rispettato nei fatti da tutte le nazioni che possono effettivamente fare la differenza, è più urgente che mai. Il 17 novembre di quest’anno, infatti, la temperatura media del nostro pianeta ha superato i due gradi al di sopra dei livelli dell’epoca preindustriale. Una prima volta che ha valore principalmente simbolico, ma che arriva al culmine di un 2023 destinato con ogni probabilità a passare alla storia come l’anno più caldo mai registrato dall’inizio dei monitoraggi scientifici in epoca moderna. 

Il giorno più caldo

Come dicevamo, lo scorso 17 novembre le temperature medie della Terra hanno superato ogni record. Il Copernicus Climate Change Service, programma di monitoraggio climatico al servizio della Commissione Europea, ha fornito le elaborazioni iniziali per le medie globali della giornata, fissando la colonnina del termometro a un +2,6 gradi sopra la media del periodo 1985-1900 (per convenzione considerata l’epoca preindustriale rispetto a cui valutiamo i cambiamenti climatici causati dalle attività umane).

Chiaramente, si tratta di dati da confermare. Ma non è questo il punto, perché lo stesso traguardo è prettamente simbolico: diversi fenomeni – compreso El Nino iniziato quest’anno e destinato ad accompagnarci almeno fino al prossimo – influenzano le temperature giornaliere; e un singolo giorno di caldo intenso (sempre in termini planetari, ricordiamolo, visto che non basta guardare il termometro di casa per valutare lo stato di salute del pianeta) non è di certo un problema, perché a preoccupare sono i trend che possono avere conseguenze di larga scala su tutto il mondo. La soglia dei due gradi però è quella fissata dagli accordi di Parigi come aumento massimo che possiamo permetterci di raggiungere nel corso del secolo, se vogliamo evitare gli effetti peggiori dei cambiamenti climatici, e quindi un mondo praticamente irriconoscibile rispetto a quello in cui siamo cresciuti noi, i nostri genitori e i nostri nonni. 

2023, anno dei record

Parlando di limiti da non superare, i due gradi superati il 17 novembre sono solo lo scenario peggiore tra quelli auspicati dagli accordi di Parigi. Le nazioni firmatarie si sono infatti impegnate a tentare di mantenere gli aumenti sotto il grado e mezzo, un obbiettivo più ambizioso che però permetterebbe di assicurarci nell’arco del prossimo secolo un clima il più possibile simile a quello che vediamo ancora al giorno d’oggi. È l’invito fatto dagli scienziati che hanno lavorato ai modelli climatici che prevedono come cambieranno temperature e clima del pianeta nell’arco del prossimo secolo in funzione delle nostre emissioni di gas serra. E purtroppo, pur trattandosi di un limite in parte aleatorio (le temperature cambiano di anno in anno anche in funzione di fenomeni naturali che non dipendono dall’effetto serra causato dall’uomo), che quindi va inteso come come trend di lunga durata e non come media di breve periodo, lo abbiamo già iniziato a superare.

Copernicus

Questo 2023 ha infatti infranto diversi record di temperature, e in media sembra ormai destinato a passare alla storia come l’anno più caldo di sempre, con medie stabilmente al di sopra del grado e mezzo in più rispetto al periodo pre-industriale iniziate a novembre del 2022 (alcuni esperti calcolano che almeno 1,28 gradi siano collegati direttamente alle attività umane). Il prossimo anno quasi certamente farà anche peggio, perché il fenomeno El Nino in atto tipicamente si fa sentire con più forza nel secondo anno dal suo inizio. Secondo gli scenari dell’Ipcc, comunque, senza interventi decisi per tagliare i consumi di carburanti fossili le temperature medie supereranno stabilmente e con un trend di lunga durata il grado e mezzo intorno al 2030. Per poi schizzare oltre i due gradi tra il 2040 e il 2050. 

Numeri su cui riflettere. Tutti, ovviamente, ma soprattutto i grandi della Terra che si troveranno tra poco più di una settimana a Dubai, e che potrebbero fare concretamente qualcosa per programmare una transizione sostenibile, giusta, ma anche rapida verso l’abbandono dei combustibili fossili che stanno modificando il clima del nostro pianeta. Qualcosa che purtroppo, per ora, e a dispetto delle promesse, non sembrano intenzionati a fare, stando all’ultimo rapporto delle Nazioni Unite Production Gap 2023.

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