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Giovedì, 18 Aprile 2024
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Processo Stamina, parla Vannoni: "Ero un paziente che voleva aiutare la ricerca"

Il guru del metodo "anti malattie neurodegenerative" davanti al Pm nel processo in cui è imputato per tentata truffa alla Regione Piemonte: "Ero stato in cura in Russia e la documentazione certificò un recupero dell'uso dei muscoli facciali di oltre il 30%"

"Ero solo un paziente entusiasta che voleva aiutare la ricerca". Si è difeso così Davide Vannoni in tribunale a Torino, al processo in cui è imputato di tentata truffa alla Regione Piemonte. Interrogato dal Pm Giancarlo Avenati Bassi, il guru di Stamina sta ricostruendo in aula il complicato dedalo di rapporti con la Regione Piemonte, con assessori, con l'allora presidente della Regione Mercedes Bresso, con Paolo Peveraro, vice dell'ex zarina e assessore al Bilancio, con Antonio Amoroso, allora direttore del Centro di riferimento per i trapianti in Piemonte e con altri personaggi.

Vannoni aveva chiesto un finanziamento alla Regione nel 2006, per allestire un laboratorio a Torino. Ad aprile 2007 fu approvato un emendamento al bilancio regionale che, a detta di Vannoni, avrebbe dovuto portare nelle casse di Regene Srl, società che faceva capo a Vannoni 500 mila euro per acquistare i macchinari necessari a mettere in piedi un laboratorio. I fondi però furono poi assegnati alla Molinette di Torino.

"Ero stato in cura in Russia - ha ricordato Vannoni - e la documentazione certificò un recupero dell'uso dei muscoli facciali di oltre il 30%". Di qui l'idea di portare i due scienziati ucraini che l'avevano curato a Torino".

"Tra fine 2006 e inizio 2007 avevo incontrato il vice presidente della Regione Peveraro. Fu Giorgio Rossetto, sindacalista della Uil, a creare le condizioni per questi incontri. A Peveraro parlai degli scienziati russi e lo stanziamento regionale sarebbe servito per mettere su un laboratorio" non per le infusioni, ha spiegato Vannoni. "Peveraro mi disse che poteva essere interessante, gli diedi dei costi di massima e in un secondo incontro mi disse che era disponibile a far arrivare i biologi dall'Ucraina".

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