Giovedì, 13 Maggio 2021
Lo studio per comprendere meglio il Covid

I guariti che si espongono deliberatamente al coronavirus

Via a un nuovo trial su esseri umani che coinvolgerà persone guarite che si esporranno al Sars-Cov-2 in un ambiente controllato. Lo studio, realizzato in partnership da diversi istituti tra cui l'Imperial College di Londra, ha preso l'avvio dalla ricerca del quantitativo minimo di virus per causare il contagio e adesso punta a "determinare quale tipo di risposta immunitaria previene la reinfezione"

La risposta immunitaria necessaria a proteggere da re-infezioni da coronavirus sarà indagata per la prima volta a fondo e a lungo in un nuovo trial su esseri umani che coinvolgerà persone guarite dal Covid che deliberatamente si esporranno al virus in un ambiente controllato. Lo studio, realizzato in partnership da diversi istituti tra cui l'Imperial College di Londra, ha preso l'avvio dalla ricerca del quantitativo minimo di virus per causare l'infezione e adesso punta a "determinare quale tipo di risposta immunitaria previene la reinfezione". A breve, nelle prossime due settimane, inizierà il reclutamento dei volontari. Sarà studiato il livello di diversi componenti della risposta imminutaria, in particolare le cellule T e gli anticorpi.

Lo studio lanciato oggi è diverso da quello annunciato a febbraio in quanto cerca di reinfettare le persone che hanno precedentemente avuto il Covid nel tentativo di approfondire la comprensione dell'immunità, piuttosto che infettare le persone per la prima volta.

Covid: il nuovo studio su immunità e reinfezione

"Le informazioni che otterremo da questo lavoro ci consentiranno di progettare vaccini e trattamenti migliori, e anche di capire se le persone sono protette dopo aver avuto il Covid e per quanto tempo", ha detto Helen McShane, scienziata dell'Università di Oxford a capo dello studio. Per molti decenni studi di questo tipo sono stati eseguiti in modo sicuro e hanno svolto un ruolo importante nell'accelerare lo sviluppo di trattamenti per malattie tra cui malaria, tifo, colera, norovirus e influenza. Il test è una cosiddetta 'human challenge': i volontari reclutati saranno accolti in un ambiente sicuro e controllato in ospedale, messi in quarantena e assistiti dai ricercatori; e saranno anche pagati (poco meno di 50mila sterline). Il test punta anche a scoprire quale dose di coronavirus è necessaria per provocare una reinfezione e cosa questo può significare per lo sviluppo di un’immunità protettiva contro la malattia.

Nella fase uno, fino a 64 partecipanti sani, di età compresa tra 18 e 30 anni, che sono stati infettati da coronavirus almeno tre mesi fa, verranno reinfettati con il ceppo originale di SARS-CoV-2. Verranno quindi messi in quarantena per almeno 17 giorni e monitorati e a chiunque sviluppi sintomi verrà somministrato un trattamento con anticorpi monoclonali. I ricercatori esamineranno quindi quale tipo di risposta immunitaria potrebbe impedire alle persone di essere reinfettate dal Covid-19 e studieranno come il sistema immunitario reagisce al virus una seconda volta. L’intera durata dello studio sarà di 12 mesi, compresi un minimo di otto appuntamenti di follow-up dopo le dimissioni. Al momento, si sa poco di ciò che accade alle persone che hanno già avuto il virus quando vengono infettate per la seconda volta.

Tutti coloro che partecipano allo studio devono essere in forma e in buona salute e devono essersi completamente ripresi dalla loro prima infezione da Covid per ridurre al minimo il rischio. Capire che tipo di risposte immunitarie proteggono dalla reinfezione e capire quale risposta immunitaria è generata dal virus: su Covid-19 e Sars-CoV-2 c'è ancora molto da studiare e comprendere.

Nei pazienti guariti da Covid anticorpi attivi 11 mesi dopo l'infezione

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