Giovedì, 26 Novembre 2020
SALUTE

Vivere in città aumenta la schizofrenia?

Diversi studi ipotizzano una relazione tra vita urbana e psicosi, ma anche la componente genetica sembra fondamentale

Chi vive in campagna o in piccole cittadine e deve andare in città sente spesso il peso della frenesia. Chi non ha mai esclamato una volta nella vita che "la città fa diventare matti"? Ebbene, da tempo gli studiosi si interrogano per capire se esista davvero una spiegazione scientifica di questo luogo comune.

Studiare gli effetti della vita in città, a dire il vero, non è una cosa nuova. Già negli anni Trenta si era ipotizzata una relazione tra la vita urbana e l'aumento del rischio di schizofrenia, una psicosi caratterizzata dalla persistenza di alterazioni del pensiero, del comportamento e delle relazioni sociali. Particolarmente attenti al tema soprattutto Paesi come Svezia e Danimarca, dove numerosi studi epidemiologici hanno messo in luce la relazione. E non si parla solamente di schizofrenia, ma anche di depressione, disordini bipolari e ansia.

Negli ultimi anni però l'attenzione si è intensificata per il fatto che sono sempre di più le persone che vivono in ambienti urbani: già al 54% nel 2014, la percentuale è destinata a salire al 66% nel 2050 (fonte Nazioni Unite). E si è cercato di capire se la relazione trovata sia dovuta veramente ai danni del vivere in città o se persone maggiormente predisposte tendano a spostarsi in ambienti urbani.

Uno studio su più di 2000 bambini gemelli ha cercato di capire gli effetti nei primi anni di vita, intervistando parenti e vicini, misurando i sintomi psicotici ed effettuando colloqui quando i bambini avevano raggiunto l'età di 12 anni. Il risultato è stato che crescere in città raddoppiava la probabilità di manifestare sintomi di psicosi dove i maggiori fattori di rischio erano la criminalità e la difficoltà di avere stretti rapporti sociali. L'ipotesi degli autori è che stare in città alteri qualche circuito cerebrale: secondo uno studio precedente, infatti, chi viveva in città aveva una maggior attivazione dell'amigdala.

La risposta non sembra però definitiva, anche perché la schizofrenia è un disturbo fortemente ereditabile e chi ha malattie mentali potrebbe infatti spostarsi in quartieri poveri e degradati delle città. Un articolo recente pubblicato su "Translation Psychiatry", dove sono state studiato più di 2 milioni di fratelli e sorelle, comprese coppie di gemelli, ha mostrato che il legame tra schizofrenia e vita in città era a sua volta legato a fattori genetici.

Sembrerebbe quindi che finora l'impatto ambientale sia stato sovrastimato rispetto a quello genetico e che non bisognerebbe enfatizzare uno dei due aspetti, ma integrarli. Di sicuro, però, i fattori ambientali, a differenza di quelli genetici, sono più facilmente trasformabili in meglio e dunque la prima azione da considerare è quella di migliorare le condizioni dei quartieri critici delle città. Nel frattempo, nuovi studi cercheranno di comprendere meglio il ruolo dell'ambiente sulla comparsa dei sintomi psicotici per poterli ridurre al minimo.

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