Martedì, 15 Giugno 2021
Scienza

Respirare dal retto? Perché l'ossigeno tramite l’intestino potrà salvarci la vita (forse)

I ventilatori usati per tenere in vita i pazienti affetti da Covid-19 causano danni polmonari a volte permanenti. Anche per questo alcuni ricercatori hanno deciso di esplorare una via alternativa. Che per ora pare funzionare (su topi e maiali)

Immagine di repertorio ANSA/EPA

Si può ricevere ossigeno tramite l'intestino, o per meglio dire è possibile respirare dal retto. Questo ha dimostrato una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Med il 14 maggio scorso e che parte da un assunto strettamente collegato all'epidemia di coronavirus. Ovvero che i ventilatori che si utilizzano nelle terapie intensive per lasciare in vita i pazienti affetti da Covid-19 possono causare anche danni ai polmoni a causa della forte pressione che esercitano. 

Respirare dal retto? Perché l'ossigeno tramite l’intestino potrà salvarci la vita (forse)

Per questo si discute attualmente della possibilità di utilizzare una via di ossigenazione alternativa: quella attraverso il retto. I ricercatori hanno introdotto ossigeno in forma gassosa o liquida nell'intestino di topi e maiali che si trovavano in una condizione di asfissia, e sono riusciti a dimostrare che gli animali a cui è stata somministrata la terapia sono riusciti a sopravvivere più a lungo rispetto al gruppo di controllo. La ricerca è firmata, tra gli altri, anche da Takanori Takebe, che lavora al Cincinnati Children's Hospital e insegna alla Tokyo Medical and Dental University e alla Yokohama City University. E lui stesso, in un'intervista al The Scientist, ha spiegato cosa lo ha spinto a esplorare la possibilità della respirazione dal retto: suo padre ha sviluppato tre anni fa la sindrome da stress respiratorio acuto (ARDS), e ha avuto bisogno della ventilazione. È sopravvissuto ma le sue funzioni polmonari sono attualmente compromesse. 

respirare dal retto-2

Per questo Takebe e il suo team hanno cominciato a lavorare sugli organismi che usano organi come la pelle e l'intestino per assorbire ossigeno e ha cercato di verificare se anche i mammiferi hanno questa capacità. Ad alcuni topi in condizione di ipossia i ricercatori hanno introdotto ossigeno allo stato gassoso nell'intestino attraverso l'ano. Che cosa è successo a quel punto? Sono sopravvissuti 18 minuti mentre quelli che non lo hanno ricevuto sono morti dopo 11 minuti. La permanenza in vita è aumentata fino a 50 minuti dopo il raschiamento delle pareti intestinali. Il secondo step è stato l'introduzione di perfluorocarburo attraverso l'ano. I clisteri somministrati a topi e maiali con questo metodo hanno mostrato miglioramenti nella pressione dell'ossigeno del sangue. 

L'esperimento che dimostra che si può respirare con l'ano

A quel punto il team ha cercato di replicare la strategia del perfluorocarburo nei maiali. Hanno usato un ventilatore per indurre insufficienza respiratoria non letale ma mandandoli in uno stato di ipossia e poi hanno somministrato un clistere di perfluorocarburo: gli animali sono sopravvissuti. Quando il perfluorocarburo è stato somministrato nell'intestino dei ratti, gli animali non si sono disidratati. Questi risultati, secondo Art Woods, biologo dell'Università del Montana (Stati Uniti), sono un esempio del fatto che l'evoluzione ha permesso a un sistema che era utilizzato per un altro scopo di arrivare a questa possibilità in situazioni di necessità dell'organismo. 

Takebe sostiene che il sistema che utilizza il perfluorocarburo potrebbe essere utilizzato anche negli esseri umani. La tecnica ha ricevuto un'approvazione dalla Food and Drugs Administration degli Usa per altre applicazioni. Serviranno ovviamente altri test. Lui e i suoi colleghi hanno fondato una startup per condurre altre analisi precliniche in condizioni di sucrezza e di valutare per quali malattie si possa utilizzare il nuovo sistema. L'auspicio è quello di cominciare un trial più vasto nel 2023 ma occore cautela e non è possibile - avvertono gli autori dello studio - sapere se questa tecnica può essere utilizzata per chi è affetto da Covid-19, visto che sono in ballo anche altre patologie. 

Altri passi successivi includono lo studio dell'efficacia della strategia su malattie come ARDS o polmonite, oltre a esaminare in maniera molto più approfondita la sicurezza dell'eventuale applicazione dei perfluorocarburi negli esseri umani. Se la tecnica si dimostrasse efficace e sicura, potenzialmente potrebbe essere un modo per evitare il ventilatore meccanico o essere in grado di regolarlo su impostazioni molto basse, in modo da non causare danni polmonari.

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