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Domenica, 23 Giugno 2024
Nuova allerta meteo

Vi spiego perché le piogge estreme saranno sempre più comuni

Quando salgono le temperature, aumenta l’acqua che evapora e che può quindi alimentare le nubi e le precipitazioni. Con il riscaldamento globale, eventi estremi come quello che ha colpito il Veneto si faranno quindi sempre più comuni, e non resta che attrezzarsi per conviverci

Lo scorso anno la Romagna, ora Lombardia e Veneto: no, non è un caso. I nubifragi che stanno colpendo sempre più spesso il nostro Paese sono anomalie meteo che si fanno sempre più frequenti, a causa del riscaldamento globale. Temperature medie più elevate, come quelle che stiamo vedendo in questi anni, significano infatti anche maggiore evaporazione, e quindi più carburante per le nubi che, nelle giuste condizioni, possono causare micidiali bombe d’acqua che non risultano gestibili dalle infrastrutture pensate su modelli climatici resi desueti dai cambiamenti climatici. 

Veneto, tempesta perfetta

I nubifragi che continuano a colpire il Veneto sono causati da un mix di fenomeni meteo estremamente rari: l’incontro tra un cosiddetto blocco omega, un temporale autorigenerante, e una temperatura delle acque marine elevata per il periodo. Il blocco omega, o flusso zonale, è una configurazione in cui si crea un anticiclone centrale con ai fianchi due aree di bassa pressione. Attualmente l’anticiclone è posizionato sulla Scandinavia, e interagendo con una perturbazione sull’Europa Orientale sta creando una situazione di blocco, in cui i fronti perturbati non riescono ad evolvere naturalmente verso est, e rimangono concentrati per più tempo del solito su spazi ridotti come il Veneto, producendo precipitazioni più intense ed estese. 

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A questa situazione meteo di per sé anomala, si è associato quello che meteorologi definiscono temporale autorigenerante, un fenomeno temporalesco legato al contrasto tra una massa d’aria calda e umida alle basse quote, e una più fredda e secca alle alte quote. Questo contatto mantiene attivo un intenso moto ascensionale che risucchia l’aria verso l’alto ad alta velocità, favorendone il raffreddamento e provocando la condensazione di grandi quantità di vapore acqueo che vanno ad alimentare le precipitazione. Il terzo elemento di questa tempesta perfetta, le temperature: le acque del mare sono già molte calde per il periodo, e questo aumenta l’evaporazione, e quindi la quantità di vapore acque presente nell’atmosfera, e pronto per essere trasformato in pioggia. 

Eventi rari, ma sempre più comuni

Il risultato di questi tre fenomeni ha provocato le piogge da record viste negli scorsi giorni in Veneto. A detta dei ricercatori dell’Università di Padova, i 230 millimetri di acqua caduti in sei ore a Velo d’Astico sono un evento che accade in media ogni 300 anni. E anche i 70 millimetri in 30 minuti visti in altre zone sono eventi da una una volta ogni 200 anni. O almeno, lo erano basandosi sulle statistiche degli scorsi decenni: è lo stesso direttore del centro studi sugli impatti dei cambiamenti climatici dell’università di Padova, Marco Marani, a spiegare che si tratta di calcoli effettuati con un modello che non prende in considerazione i cambiamenti climatici. E che con i cambiamenti climatici che sta sperimentando il nostro pianeta, e l’aumento costante delle temperature medie, gli eventi meteo estremi di questo tipo, anche sul territorio italiano, sono destinati a farsi sempre più comuni. E purtroppo, non resta che accettarlo: ridurre le emissioni permetterà di limitare i danni nei prossimi decenni, ma non di riportare il clima a quello che conoscevamo. Per evitare che catastrofi come quelle viste negli ultimi anni si facciano all’ordine del giorno, non resta che investire in adattamento climatico, creando infrastrutture di sicurezza in grado di gestire precipitazioni di intensità che un tempo ritenevamo anomala sul nostro territorio. 

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