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Sabato, 4 Febbraio 2023
Caccia ai rifiuti

L'intelligenza artificiale che scopre le discariche illegali dallo spazio

Un nuovo programma di intelligenza artificiale permette di identificare i siti di smaltimento illegale di rifiuti grazie alle immagini raccolte dai satelliti del programma Sentinel-2 dell’Esa

Le discariche illegali sono un problema serio per la salute. Quella umana, certo, ma anche quella dell’ambiente: è da questi siti di smaltimento illecito infatti che proviene buona parte della plastica che finisce nei mari e negli oceani. Per poterle bonificare devono prima essere identificate, e non è certo un lavoro facile: solo in Italia l’Ispra calcola che esistano oltre 22mila siti (più o meno grandi) di smaltimento illecito dei rifiuti, e in aree socialmente ed economicamente più complesse, come può essere ad esempio il Sud Est Asiatico , la situazione è anche peggiore. Un aiuto in questo senso potrebbe presto arrivare dall’intelligenza artificiale: uno studio appena pubblicato sulla rivista Plos One descrive infatti una rete neurale capace di identificare discariche e aree di smaltimento dei rifiuti illegali dallo spazio, utilizzando le immagini raccolte dai satelliti del programma Sentinel-2 dell’Esa.

Che serva uno sforzo maggiore per risolvere il problema dei rifiuti, e in particolare di quelli di plastica, d’altronde, ce lo dicono i numeri. Ogni anno si stima che qualcosa come 11 milioni di tonnellate di plastica finiscano per raggiungere mari ed oceani, con un tasso in continuo aumento, che potrebbe triplicare già entro il 2040. Per il 70-80%, questa plastica proviene da discariche sulla terra ferma, composte in media (almeno nel caso di rifiuti cittadini) per il 12% da materiali plastici.

È partendo da questa constatazione che gli autori dello studio hanno deciso di sviluppare un sistema di monitoraggio remoto con cui aiutare i governi a identificare i siti di stoccaggio illegale di rifiuti. E in particolare, le discariche illegali poste nei pressi di fiumi e corsi d’acqua, da cui i rifiuti possono raggiungere facilmente le acque degli oceani. L’utilizzo dei satelliti per questo compito è certamente la soluzione più comoda. Per questo motivo, gli autori dello studio hanno scelto i satelliti europei Sentinel-2, pensati proprio il monitoraggio delle aree verdi del pianeta e fornire supporto nella gestione di disastri naturali. E di addestrare un’Ai per farle imparare a riconoscere autonomamente la presenza di grandi ammassi di rifiuti nelle immagini scattate dai satelliti.

Una volta completato il programma, è arrivato quindi il momento di metterlo alla prova. Per prima cosa, gli scienziati lo hanno testato sul territorio dell’Indonesia, identificando 374 siti di smaltimento di rifiuti, un numero praticamente doppio rispetto a quello delle discariche ufficialmente presenti nel paese. Allargando quindi la ricerca a tutti i paesi del Sud Est Asiatico (area in cui si concentrano i 10 fiumi che concorrono maggiormente al trasporto di rifiuti di plastica negli oceani), l’Ai ha identificato in totale 966 siti di smaltimento (la cui presenza è stata poi confermata anche con altri mezzi), praticamente il triplo rispetto a quelli ufficialmente registrati nell’area. Circa il 20% dei siti identificati sorgevano inoltre a ridosso di fiumi o canali collegati con l’oceano. E in alcune immagini – assicurano gli autori dello studio – era perfettamente visibile l’immondizia che dalle discariche affluiva direttamente nelle acque.

Il prossimo passo, ovviamente, è quello di rifinire il programma, battezzato per ora Global Plastic Watch, ed espanderne la portata per renderlo utilizzabile su tutto il globo. A quel punto, i suoi creatori sperano che potrà essere utilizzato da istituzioni e anche semplici cittadini, per identificare siti di smaltimento illegale dei rifiuti e mettere in atto i passi necessari per la loro bonifica. “Per la prima volta, Global Plastic Watch fornisce a governi e ricercatori di tutto il mondo i dati necessri per migliorare gli interventi di gestione dei rifiuti – rivendicano i suoi inventori – e assicurarsi così che i rifiuti provenienti dalla terra ferma non finiscano nei nostri oceani”.

discarica illegale

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