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Sabato, 4 Febbraio 2023
Tra panico e scienza

Smettiamo di chiamarlo "ghiacciaio dell'Apocalisse"

Il collasso del ghiacciaio Thwaites, in Antartide, potrebbe avere conseguenze gravi per il nostro pianeta, ma non merita il soprannome che gli ha affibbiato la stampa. Gli stessi scienziati che lo studiano sono chiare nelle loro conclusioni: gli impatti dello scioglimento dei ghiacciai possono ancora essere mitigati a seconda di come gli umani risponderanno nei prossimi decenni

Quando si parla di cambiamento climatico non è facile trovare il giusto equilibrio tra urgenza e oggettività. E se non si fa attenzione, si finisce per trasformare gli avvertimenti della scienza in allarmismo, se non vere e proprie fake news. È il caso del fantomatico ghiacciaio Thwaites, ribattezzato dalla stampa, internazionale e italiana, “Doomsday Glacier”, o anche “ghiacciaio del destino”, perché il suo collasso potrebbe provocare, a catena, quello dell’intera calotta glaciale antartica occidentale, causando un catastrofico innalzamento delle acque degli oceani. Una scelta un po’ troppo teatrale, per una vicenda che di vero ha quasi tutto, a parte l’orizzonte temporale e le probabilità che finisca nel peggiore dei modi: spesso infatti (anche di recente) il pericolo è stato fatto apparire certo e imminente dalla stampa, mentre invece le stime degli scienziati parlano di un processo destinato a durare secoli, se non millenni, prima di arrivare a conseguenze realmente disastrose e irrimediabili.

Non che il rischio di lasciare agli uomini del lontano futuro un pianeta irriconoscibile si possa prendere alla leggera, sia chiaro. Ma per essere presi sul serio quando si raccontano i pericoli dei cambiamenti climatici è importante essere precisi. E in questo caso, le previsioni più catastrofiche raccontano comunque scenari di lungo periodo, che riguardano un mondo che nessun essere umano vivente avrà occasione di vedere. E che probabilmente abbiamo ancora la possibilità di evitare.

Detto questo, la situazione chiaramente merita attenzione. La storia è questa: il ghiacciaio Thwaites è uno dei più grandi del pianeta, ha più o meno delle dimensioni della Gran Bretagna e negli ultimi decenni ha iniziato a ritirarsi rapidamente a causa dell’afflusso di acqua relativamente calda che si insinua nella corrente circumpolare antartica che isola il continente antartico, e così raggiunge il suo margine inferiore (che in questo caso poggia sul fondale marino), erodendolo.

La causa principale di questo complesso fenomeno, gli scienziati ormai concordano, è legata ai cambiamenti climatici causati dalle attività umane. E la conseguenza è che il ghiacciai di Thwaites presto potrebbe arrivare al punto di non ritorno: un fenomeno conosciuto come instabilità della calotta glaciale marina, che porterebbe al suo completo e irreversibile collasso. Se questo avvenisse, il ghiacciaio potrebbe trascinare con sé un’ampia parte della più ampia banchina glaciale dell’antartico occidentale, alla quale fa praticamente da tappo, riversando una quantità inimmaginabile di acqua nell’oceano.

Le conseguenze a quel punto sarebbe realmente catastrofiche. Oggi il ghiacciaio Thwaites sciogliendosi contribuisce per circa il 4% all’innalzamento annuale delle acque del pianeta. Se si scioglierà completamente (cosa che potrebbe capitare entro la fine del secolo), le acque degli oceani sono destinate ad alzarsi in media di 60 centimetri rispetto ai livelli attuali. Se dovesse portare con sé l’intera calotta glaciale antartica occidentale (un evento che potrebbe impiegare secoli, se non millenni, per verificarsi), l’aumento dei livelli dei mari supererebbe i tre metri. E se andasse così, probabilmente l’intera calotta antartica, dove è stipato il 90% dell’acqua dolce del nostro pianeta, potrebbe finire per sciogliersi, stravolgendo irrimediabilmente l’aspetto della Terra, con oceani che si alzerebbero di 60 metri rispetto ad oggi.

Il potenziale per un disastro climatico è più che evidente, ma gli scenari più catastrofici sono proiezioni che fotografano il lontano futuro, stimate a decine, se non centinaia, di migliaia di anni da oggi. Questo rende importante fare il possibile per evitarle, senza abbandonarsi però ad inutili allarmismi. Tanto più che, se per il ghiacciaio Thwaites potrebbe presto essere troppo tardi, il destino della calotta glaciale antartica occidentale sembra ancora nelle nostre mani. Un recente studio pubblicato su Nature Communications, ad esempio, ha stimato i tassi di scioglimento dei ghiacciai costieri dell’antartico occidentale, identificando importanti differenze di velocità legate al clima locale. Differenze tanto accentuate da far ritenere agli autori che ci sia ancora tempo per salvare la calotta occidentale, ed evitare gli scenari più funesti per il futuro. A patto – ovviamente – di intervenire concretamente nel prossimi anni per arrivare al taglio delle emissioni.

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