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Domenica, 21 Aprile 2024
La scienza col fiato sospeso

Starship: il mega razzo di Musk una rivoluzione per l’astronomia

Il nuovo razzo di Space X porterà uomini e mezzi sulla Luna e (un giorno almeno) su Marte. Ma non solo: faciliterà il lancio di telescopi spaziali, satelliti e sonde, aprendo possibilità inedite per lo studio dell’Universo

Tutto da rifare per Space X: per veder partire Starship, il più potente razzo mai costruito, bisognerà attendere almeno fino a domani. Il count down odierno è infatti stato fermato ad appena 44 secondi dal decollo, per problemi legati alla pressurizzazione. La prossima finestra di lancio utile si aprirà domani mattina, e saranno in molti ad attendere il nuovo tentativo di collaudo col fiato sospeso. A partire da Elon Musk, ovviamente, che sul nuovo razzo basa molte delle sue ambizioni spaziali per i prossimi decenni. La Nasa, che ha già inserito i razzi Starship nel suo ambizioso programma Artemis che punta a portare, nuovamente, l’uomo sulla Luna. E anche la comunità scientifca: come racconta un articolo pubblicato negli scorsi su Nature, moltissimi esperti di astrofisica e astronomia vedono infatti nel razzo di Space X il facilitatore di una nuova era nello studio di stelle e pianeti. 

In questo caso, non parliamo solamente dell’esplorazione umana di Marte, obbiettivo annunciato di Musk che però attualmente è impossibile prevedere quando potrebbe, realmente, giungere a compimento. Quello che stuzzica la fantasia degli scienziati, molto più a breve termine, sono le capacità di lancio attualmente impensabili che diventerebbero possibili con il nuovo super razzo di Space X. “Le possibilità che si aprirebbero sono superiori a qualunque cosa esistita in precedenza – ha raccontato a Nature Laura Forczyk, direttore della società di consulenze spaziali Astralytical – potrebbe realmente trasformare il modo in cui pensiamo il trasporto dei carichi, degli osservatori e dei satelliti nello spazio”. 

Questione di logistica, quindi, ma quando si parla di programmi spaziali, miglioramenti tecnici di questo tipo possono realmente fare la differenza. Un semplice esempio: stando alle specifiche fornite da Space X, Starship avrà la capacità di ospitare carichi fino a un diametro di 8 metri; e questo significa che un specchio primario come quello del telescopio James Webb, che raggiunge i 6 metri e mezzo, potrà essere lanciato già assemblato e pronto per entrare in azione, evitando in futuro le complesse (e pericolosissime) manovre di auto-assemblaggio che il telescopio spaziale ha dovuto eseguire una volta sganciato nello spazio

Non è tutto: con un vettore potente come Starship (quasi due volte più potente dello Space Launch System sviluppato dalla Nasa per il programma Artemis), sarebbe possibile lanciare contemporaneamente una miriade di telescopi spaziali di dimensioni contenute, da far lavorare di concerto per formare un osservatorio spaziale (più propriamente, in questo caso, un interferometro spaziale) simile a quelli con cui oggi sondiamo le stelle dalla superficie del nostro pianeta. O ancora, anche questo un particolare da non sottovalutare, permetterebbe agli ingegneri di Nasa ed Esa di progettare satelliti e telescopi molto più economici (e quindi anche di produrne molti di più), evitando di dover ricorrere a materiali costosi ed esotici per limitare il peso delle strumentazioni. 

Guardando più avanti, un razzo come Starship, potentissimo e (una volta a regime) anche completamente riutilizzabile, dovrebbe rivoluzionare l’esplorazione del Sistema Solare, rendendo possibili missioni umane su pianeti attualmente irraggiungibili. Nessun altro mezzo esistente o in fase di sperimentazione permette infatti di effettuare viaggi di andata e ritorno a distanze superiori a quelle della Luna. Starship invece potrebbe portare decine di astronauti alla volta su Marte, accompagnati da centinaia di tonnellate di equipaggiamento, e poi ripartire alla volta della Terra, per preparare il viaggio successivo. Per ora, ammettiamolo, è pura fantascienza. Ma il primo test di Space X dovesse dare i frutti sperati, saremo davvero un passo più vicini a veder fiorire questa nuova era di esplorazioni spaziali. Non resta che attendere, quindi, e incrociare le dita. 

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