Martedì, 18 Maggio 2021
Nuova Zelanda

La telecamera di un hotel svela come (e quanto) contagia il coronavirus

Due camere adiacenti, una porta richiusa e l'altra aperta dopo 50 secondi. Cosa ci dice il caso di una probabile infezione via aerosol avvenuta in un albergo di Christchurch, in Nuova Zelanda

Foto di repertorio EPA/DIEGO AZUBEL via ANSA

Come avviene la trasmissione del Sars-Cov-2 tramite aerosol? Un’indagine condotta su un piccolo focolaio registrato in Nuova Zelanda e pubblicata sulla pagina dei Cdc americani (Centers for disease control and prevention), ci dà l'idea di quanto questo virus sia contagioso anche se non c’è contatto diretto tra il soggetto infettante e quello infettato. Con appena 2.444 casi totali (quasi tutti registrati durante la prima ondata) e 26 morti, la Nuova Zelanda è uno degli Stati al mondo meno colpiti dal virus. Per questo c’è molta attenzione agli ingressi: le frontiere del Paese continuano ad essere chiuse, tranne che per i cittadini neozelandesi e gli stranieri residenti. Tutti i viaggiatori che rientrano in nuova Zelanda devono osservare 2 settimane di quarantena obbligatoria all’interno di strutture, solitamente hotel, messe a disposizione dal governo locale. Durante il periodo di quarantena i viaggiatori sono sottoposti a due tamponi molecolari nei giorni 3 e 12 per accertare eventuali casi di positività.

Lo studio in questione è stato condotto su una piccola catena di trasmissione che si è verificata a settembre dopo il rientro di 149 cittadini neozelandesi dall’India. Il gruppo è partito da Delhi a bordo di un Boeing per sbarcare a Nadi, città delle isole Fiji, da dove alcuni viaggiatori sono ripartiti alla volta di Christchurch dove sono rimasti in quarantena dal 27 agosto all’11 settembre. Alcuni di loro sono poi ripartiti alla volta di Auckland. Delle persone arrivate a Christchurch, 8 sono risultate positive al SARS-CoV-2 mentre si trovavano in quarantena.

Dal sequenziamento genomico è emerso che i casi di tre viaggiatori, identificati come A, B e C, erano collegati tra loro. Il paziente C ha manifestato i primi sintomi il 6 settembre e gli studiosi ritengono probabile che sia stato contagiato proprio sul volo di ritorno da Delhi dai viaggiatori A o B. Quest’ultimo ha avvertito i sintomi del Covid-19 il 29 agosto ed è dunque possibile che sia stato infettato prima del volo, ma non è escluso neppure che il contagio sia avvenuto durante il viaggio in aereo da una fonte comune. Il viaggiatore A è invece risultato positivo al Sars-Cov-2 il 30 agosto senza sviluppare nessun sintomo. Durante il volo tutti i passeggeri erano ovviamente obbligati ad indossare la mascherina. Come si vede dalla foto in basso, i pazienti A, B e C viaggiavano a due fila di distanza. Gli studiosi ritengono che il contagio sia verosimilmente avvenuto in aereo.

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Il coronavirus e il contagio via aerosol: il caso in un hotel di Christchurch

Ancora più interessante è quanto avvenuto all'interno dell'hotel di Christchurch dove i cittadini neozelandesi di ritorno dall'India hanno trascorso i 14 giorni di quarantena. Uno dei viaggiatori, il paziente C, è risultato positivo al coronavirus l’8 settembre, due giorni dopo aver avvertito i primi sintomi. Prima del suo trasferimento in un altro lato della struttura, un adulto e un neonato (D ed E), entrambi tornati dall'India con lo stesso volo, si trovavano nella stanza adiacente. Tutti e due sono risultati positivi (asintomatici) il 21 settembre.

Gli esperti ritengono che D ed E siano stati contagiati dal paziente C nel corso del 12° giorno di quarantena quando il personale sanitario è passato per effettuare i test molecolari. La cosa abbastanza sbalorditiva è che dalle immagini registrate da una telecamera di videosorveglianza è emerso che la porta della stanza dove alloggiavano D ed E è stata aperta 50 secondi dopo che la porta della stanza C era stata richiusa. Gli studiosi ritengono tuttavia implausibile per varie ragioni che il contagio sia avvenuto tramite superfici. È invece molto probabile che il virus sia rimasto in sospensione in corridoio e poi, a causa della scarsa ventilazione, abbia infettato padre e figlio quando la porta della loro stanza è stata aperta. Lo studio conferma dunque che il Sars-Cov-2 è in grado di contagiare attraverso piccole particelle che possono viaggiare anche a più di due metri di distanza, accumularsi nell'aria ed essere inalate. Un'ulteriore riprova del fatto che negli ambienti chiusi bisogna stare estremamente attenti. 

Coronavirus e trasmissione aerea: come evitare il contagio negli ambienti chiusi

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