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Lunedì, 4 Marzo 2024
rischio sismico

Lo studio che racconta i terremoti attesi in futuro in Italia

Un approccio innovativo dell'Ingv evidenzia la proporzione tra terremoti lievi e di forte entità attesi in futuro in due macro-aree del nostro paese

La prevenzione dei terremoti passa necessariamente per la previsione del rischio sismico. Quanti terremoti ci sono stati in una certa area del paese, e di quale entità, aiuta a calcolare quante probabilità ci sono che ne arrivino anche in futuro. È un lavoro estremamente complesso, ovviamente, ma un nuovo studio dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia potrebbe renderlo più semplice, e accurato, in futuro: la ricerca, pubblicata sulla rivista Communications of Earth and Environment del gruppo Nature, ha utilizzato infatti un approccio innovativo evidenziare la proporzione attesa in futuro tra il numero di eventi sismici di lieve e di forte entità in due macro-aree del territorio italiano

Per determinare il rapporto tra la quantità di piccoli e grandi terremoti osservati in passato e, quindi, attesi in futuro, i sismologi utilizzano un parametro definito "b-value", che emerge dalla cosiddetta legge di Gutenberg-Richter, che stabilisce come il numero di terremoti osservati diminuisce con l’aumentare della magnitudo: in altre parole, si osserva un numero molto maggiore di piccoli terremoti rispetto a quelli di grande entità.

Zone estensionali (rosse) e compressive (blu), con gli epicentri degli eventi utilizzati per la stima del valore b

I ricercatori dell’INGV che hanno condotto lo studio si sono serviti di dati geodetici e di un approccio statistico per comprendere, a partire dalla misurazione di piccolissime deformazioni della superficie terrestre, l’intensità delle forze tettoniche che governano il nostro Pianeta e la reazione che queste generano sulla crosta terrestre.

"La geodesia satellitare è uno strumento per noi fondamentale poiché consente di stabilire se, nel corso dei decenni, la distanza tra due punti della superficie terrestre in zone soggette a eventi sismici stia aumentando o diminuendo", spiega Michele Carafa, ricercatore dell’INGV e co-autore dello studio. "A seconda dei casi, infatti, possiamo attenderci in futuro dei terremoti di tipo compressivo, se la distanza tra i punti sulla superficie terrestre sta diminuendo, oppure estensionale, se la distanza sta invece aumentando".

italia terremoti perche

Poiché il b-value non è spazialmente uniforme ma può variare a seconda dell’area geografica di riferimento, lo studio dell’INGV ha analizzato parallelamente le zone in estensione e quelle in compressione del nostro Paese, con l’obiettivo di ottenere maggiori informazioni sul numero di forti terremoti attesi nelle due aree.

"I valori di b-value emersi dal nostro lavoro sono effettivamente diversi per le due zone (le aree in estensione hanno un b-value più alto di quelle in compressione), ma molto più vicini tra loro di quanto si potesse pensare", aggiunge Matteo Taroni, ricercatore dell’INGV e co-autore dello studio. "Ciò significa che il comportamento delle magnitudo dei terremoti in zone geologicamente differenti è in realtà abbastanza simile".

Calcoli statistici hanno poi confermato come l’approccio geodetico con la suddivisione del territorio nazionale in due sole zone di analisi abbia dato risultati più efficaci rispetto a suddivisioni precedenti in aree più piccole, aprendo la strada a possibili future collaborazioni tra il mondo della modellistica geodetica e quello della sismologia statistica.

"Poiché il b-value è uno dei parametri fondamentali utilizzati per la stima della pericolosità sismica di un territorio, ci auguriamo che altri lavori confermino i risultati del nostro studio, cosicché questo nuovo approccio possa essere utilizzato per migliorare il modello di pericolosità sismica italiano, vale a dire il documento alla base di tutte le azioni di mitigazione e prevenzione del rischio sismico nel nostro Paese", concludono Taroni e Carafa.

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