Domenica, 7 Marzo 2021
Non ci sono certezze

Tocilizumab, il nuovo studio sul farmaco: "Riduce il rischio di morte nei malati Covid"

Sorprende il lavoro dei ricercatori inglesi: solitamente è usato per trattare le persone con artrite reumatoide. Ma occhio ai facili entusiasmi. Purtroppo infatti dopo un anno di pandemia gli interrogativi su un approccio antinfiammatorio che vada oltre alla somministrazione dei corticosteroidi sono tutti ancora sul tavolo. E altri studi sono (molto) meno incoraggianti

Foto di repertorio

Servono più dati, più studi, più conferme. La scienza ha i suoi tempi, anche nel bel mezzo di una pandemia. Un farmaco usato per trattare le persone con artrite reumatoide ridurrebbe il rischio di morte nei pazienti ospedalizzati gravi a causa del Covid-19 secondo un nuovo lavoro (altri in passato erano stati molto meno incoraggianti). Meglio andarci coi piedi di piombo.

Il nuovo studio sul tocilizumab

I ricercatori hanno scoperto che il tocilizumab, un farmaco somministrato per endovena prodotto da un'affiliata della Roche, se combinato con lo steroide desametasoneha anche accorciato la durata della degenza dei pazienti affetti da Covid e ridotto la necessità di ricorrere ad un ventilatore.

"Precedenti studi su tocilizumab avevano mostrato risultati contrastanti", ha detto Peter Horby, professore presso l'Università di Oxford e ricercatore capo congiunto per il progetto RECOVERY. "Ora sappiamo che i benefici di tocilizumab si estendono a tutti i pazienti COVID con bassi livelli di ossigeno e infiammazioni significative". Che cosa hanno scoperto? In tutto 2.022 pazienti sono stati selezionati in modo casuale per ricevere tocilizumab e sono stati messi a confronto con 2.094 pazienti che ricevevano cure standard. I ricercatori hanno provato che l'uso di tocilizumab in combinazione con desametasone riduce la mortalità di circa un terzo per i pazienti che necessitano di ossigeno e di quasi la metà per quelli che richiedono un ventilatore.

Lo studio deve ancora essere sottoposto a revisione scientifica. Tutti i partecipanti erano ricoverati in ospedale, avevano segni di infiammazione e avevano bisogno di ossigeno. Circa due terzi dei pazienti nello studio avevano meno di 70 anni e una percentuale simile era di sesso maschile. L'ottantadue per cento stava assumendo desametasone. I risultati mostrano che tra quelli del gruppo che hanno ricevuto tocilizumab, il 29% è morto entro 28 giorni. Per coloro assegnati a ricevere cure standard la percentuale era del 33%. I ricercatori affermano che ciò corrisponde a un calo del 4% del rischio assoluto di morte e una riduzione relativa di circa il 14%. "Bisogna trattare circa 25 pazienti per salvare una vita", ha detto Martin Landray, anche lui professore dell'Università di Oxford, che. come racconta oggi il Guardian, aggiunge: "Abbiamo visto [i benefici] nei giovani e negli anziani, li abbiamo visti in uomini e donne, li abbiamo visti in diversi tipi di etnia, li abbiamo visti in persone che erano sotto ventilazione meccanica, ventilatori Cpap con maschera facciale non invasiva e persone che indossavano semplici maschere di ossigeno nel reparto di medicina generale ", ha detto.

Il team ha anche scoperto che ci sono stati vantaggi su tutta la linea nella durata della degenza ospedaliera.  Il 54 per cento dei pazienti nel gruppo che ha ricevuto il farmaco contro l'artrite è stato dimesso entro 28 giorni, rispetto al 47 per cento di quelli assegnati alle cure standard.  È stato anche riscontrato che il farmaco riduce la probabilità che i pazienti ricevano ossigeno.

Tutto perfetto? No, non ancora.

Non ci sono certezze sull'efficacia del tocilizumab nella cura dei malati Covid

Secondo un articolo di poche settimane fa sul British Medical Journal, il tocilizumab non è efficace. L'articolo confutava vari studi osservazionali precedenti che suggerivano effetti benefici dell'uso del tocilizumab. L'aggiunta del farmaco contro l'artrite, il tocilizumab, alla terapia standard non migliora gli esiti clinici dei pazienti ricoverati in ospedale con una grave forma di Covid-19. In Brasile addirittura si è verificato un aumento del numero di decessi a 15 giorni nei pazienti gravi che ricevevano tocilizumab e, per questo, i test sono stati interrotti anticipatamente.

Il farmaco agisce bloccando una parte specifica del sistema immunitario, l'interleuchina 6, che può andare in "overdrive" in alcuni pazienti con Covid-19. Si è pensato quindi che tocilizumab potesse aiutare a ridurre la risposta infiammatoria del corpo al virus e a evitare alcune delle conseguenze più disastrose della malattia. Per ora la scienza non ha una risposta certa. Oggi gli interrogativi su un approccio antinfiammatorio nel trattamento del Covid-19 che vada oltre alla somministrazione dei corticosteroidi sono tutti ancora sul tavolo. Irrisolti.

In Italia uno studio sul tocilizumab aveva dato risultati negativi

Si era concluso anticipatamente all'inizio della scorsa estate dopo l’arruolamento di 126 pazienti (un terzo della casistica prevista) lo studio randomizzato per valutare l’efficacia del tocilizumab, somministrato in fase precoce, nei confronti della terapia standard in pazienti affetti da polmonite da Covid-19 di recente insorgenza che richiedevano assistenza ospedaliera, ma non procedure di ventilazione meccanica invasiva o semi-invasiva. Lo studio è stato promosso dall’Azienda Unità Sanitaria Locale-IRCCS di Reggio Emilia (Principal Investigators i professori Carlo Salvarani e Massimo Costantini) ed è stato condotto con la collaborazione di 24 centri.

Si trattava del primo studio randomizzato concluso a livello internazionale su tocilizumab, interamente realizzato in Italia.

Lo studio - si legge sul sito dell'Aifa - non ha mostrato alcun beneficio nei pazienti trattati né in termini di aggravamento (ingresso in terapia intensiva) né per quanto riguarda la sopravvivenza. In questa popolazione di pazienti in una fase meno avanzata di malattia lo studio può considerarsi importante e conclusivo, mentre in pazienti di maggiore gravità si attendono i risultati di altri studi tuttora in corso. Dei 126 pazienti randomizzati, tre sono stati esclusi dalle analisi perché hanno ritirato il consenso. L’analisi dei 123 pazienti rimanenti ha evidenziato una percentuale simile di aggravamenti nelle prime due settimane nei pazienti randomizzati a ricevere tocilizumab e nei pazienti randomizzati a ricevere la terapia standard (28.3% vs. 27.0%). Nessuna differenza significativa è stata osservata nel numero totale di accessi alla Terapia Intensiva (10.0% verso il 7.9%) e nella mortalità a 30 giorni (3.3% vs. 3.2%).

Per adesso nell’ambito del trattamento dei pazienti con Covid-19, il tocilizumab viene considerato quindi come un farmaco sperimentale, il cui uso deve essere limitato esclusivamente nell’ambito di studi clinici randomizzati.

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