Venerdì, 30 Luglio 2021
Scienze

Ecco i batteri dell'intestino che proteggono dalla malaria: presto un vaccino?

In futuro potremmo avere un nuovo vaccino contro la malaria, dopo la scoperta che alcuni batteri del nostro corpo sono in grado di proteggerci da essa

Non tutte le persone sono ugualmente sensibili alla malaria. Perché? Secondo un team di ricercatori dell’Instituto Gulbenkian de Ciência (IGC) del Portogallo, esiste uno specifico gruppo di batteri intestinali che sarebbe in grado di proteggerci. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Cell e potrebbe fornire nuove vie per realizzare dei vaccini efficaci.

Il nostro corpo, e in particolare il nostro intestino, è pieno di batteri. Miliardi e miliardi di batteri che sono essenziali per il buon funzionamento del nostro metabolismo. Si sa chealcuni di questi batteri “buoni” producono sulla loro superficie particolari sostanze (degli zuccheri chiamati glucani) che aiutano il sistema immunitario a produrre anticorpi.

I ricercatori hanno però osservato che superficie dell’agente infettivo della malaria, il parassita Plasmodium, è presente un glicano di nome “alpha-gal” che è identico a quello di alcuni batteri del nostro organismo (un ceppo di Escherichia coli). Si è inoltre capito che gli anticorpi prodotti in risposta all’alpha-gal dei batteri erano in grado di riconoscere anche il glicano del parassita. Una risposta immediata, al punto da attaccare il parassita appena inoculato con una zanzara portatrice di malaria, evitando il contatto del parassita col circolo sanguigno.

Questa scoperta non solo chiarisce come mai parte della popolazione di zone dove la malaria è endemica sia protetta dalla malattia, ma potrebbe essere usata per la realizzazione di vaccini per i bambini. Questi ultimi, infatti, per i primi 3-5 anni di vita non hanno gli anticorpi necessari per difendersi e si calcola  che solo nel 2012 siano stati quasi mezzo milione i bambini morti per la malaria.

I ricercatori hanno quindi cercato di progettare subito un vaccino che ha avuto successo su alcuni topi. Il risultato è davvero promettente e si spera che gli stessi risultati si possano ottenere anche sugli esseri umani.

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