Venerdì, 4 Dicembre 2020

"Il vaccino Oxford-Astrazeneca in Italia a gennaio, pronte due milioni di dosi"

Queste le tempistiche comunicate da Piero Di Lorenzo, presidente e amministratore delegato di Irbm. Ma la sperimentazione di fase 3 non è stata ancora completata

Foto di repertorio

Anche per il vaccino Oxford-Astrazeneca siamo quasi in dirittura d'arrivo. I primi studi pubblicati sulla rivista medica Lancet, resi noti ieri, indicano infatti che il vaccino produce una "forte risposta immunitaria negli anziani". La nota positiva arriva dai risultati delle prime due fasi della sperimentazione, i quali suggeriscono che uno dei gruppi più a rischio di morte o malattia grave da Covid-19 sia in grado di costruire l’immunità al virus. Si attende però ancora il completamento della fase 3 che secondo Piero Di Lorenzo, presidente e amministratore delegato di Irbm, l'azienda di Pomezia che sta collaborando alla sperimentazione, sarà "terminata prima di Natale". "Mantenendo un approccio prudente intravediamo la meta" ha fatto sapere Di Lorenzo spiegando che  "al netto del tempo che le agenzie regolatorie prenderanno per esaminare il prodotto, entro i primi di gennaio" si potranno "cominciare a consegnare le prime dosi" all'Italia. Si tratta ovviamente di affermazioni da prendere con cautela, visto che mancano ancora due passaggi importanti affinché il vaccino sia reso effettivamente disponibile. 

"Per l'Italia per quanto ci riguarda - ha aggiunto Di Lorenzo - la prima consegna prevede oltre 2 milioni di dosi, 70 milioni entro giugno 2021. Il vaccino costerà 2,80 euro a dose nel corso della pandemia", ha precisato. "Mi aspetto che entro la metà dell'anno prossimo saranno validati 6-8 vaccini. Il mercato è sterminato e c'è gloria per tutti - ha evidenziato Di Lorenzo - anzi è una ricchezza avere più vaccini", magari adatti a fasce diverse.

Il vaccino Oxford-AstraZeneca sembra sicuro ed efficace

Secondo i dati pubblicati su Lancet durante i test di fase 2, a cui hanno preso parte 560 volontari adulti e in buone condizioni di salute, sono state somministrate a tutti i partecipanti due dosi del candidato vaccino, o un placebo. E non sono stati segnalati effetti collaterali gravi. Gli esperti spiegano che i partecipanti ai test di età compresa tra i 56 e i 69 anni e con più di 70 anni hanno sviluppato una risposta immunitaria paragonabile a quella ottenuta nei volontari tra i 18 e i 55 anni in seguito alla somministrazione del vaccino.

Due settimane dopo aver ricevuto la seconda dose, il 99% dei volontari ha sviluppato degli anticorpi in grado di neutralizzare il coronavirus. Il risultato è stato raggiunto a prescindere dall’età dei partecipanti. AstraZeneca sta terminando la propria fase 3 su un numero molto più ampio di pazienti, per avere maggiori dati sull’efficacia del proprio vaccino sperimentale.

I vaccini di Pfizer e Moderna e le prime dosi in Italia

Intanto non dovrebbe mancare molto per l'approvazione da parte della Fda dei due candidati vaccini più avanti nella sperimentazione: quello Pfizer-BioNTech e quello di Moderna. 

Il piano vaccini italiano prende in considerazione solo il vaccino Pfizer di cui in Italia arriveranno nella seconda parte di gennaio 3,4 milioni di dosi che saranno utili a vaccinare 1,7 milioni di persone entro fine gennaio. Esposizione al rischio e fragilità saranno i parametri per stabilire i primi che avranno bisogno del siero. Il commissario per l'emergenza Arcuri ha chiarito che altri vaccini "non arriveranno in un tempo ravvicinato". Ad ogni modo, ha aggiunto, "una parte importante della popolazione potrà vaccinarsi dal Covid-19 nel primo semestre o entro il terzo trimestre del 2021".

Tuttavia resta un interrogativo: Quanti italiani vorranno fare il vaccino? Secondo i primi sondaggi sul tema uno su sei avrebbe manifestato l'intenzione di non vaccinarsi contro un cospicuo 37% che vorrebbe farlo il prima possibile. La restante parte intende prima aspettare per fugare i dubbi riguardo i possibili effetti. Un problema che renderebbe difficile ottenere una immunità di gregge. Lo stesso commissario per l'emergenza coronavirus ha spiegato che "per ora il vaccino non sarà obbligatorio", tuttavia si lavora sull'ipotesi di un patentino di immunità per chi farà il vaccino anti-Covid.

Vaccini, Speranza: "Vediamo la luce in fondo al tunnel"

Su cure e vaccini anti Covid "i dati che iniziamo a ricevere da numerose realtà che hanno fatto ricerca in questi mesi, e stanno già implementando una produzione significativa, ci lasciano ben sperare. Cominciamo a veder una luce in fondo a questo tunnel". Lo ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, intervenuto a all'incontro 'Unione europea alla sfida del Covid 19'. "Voglio avere un approccio prudente: passaggi formali dovranno compiersi. Noi abbiamo agenzie istituzionali, sul piano nazionale e europeo, che dovranno seguire con la massima cautela le procedure. Sia per i vaccini sia per le cure. Ma i dati che leggiamo nelle ultime settimane ci lasciano ben sperare", ha aggiunto. "Se, come tutti auspichiamo - ha affermato - i processi di validazione dovessero essere conclusi nelle prossime settimane, credo che potremo essere nelle condizioni già nella prima fase del 2021 di avere le prime dosi di vaccino" anti-Covid "e di poterle distribuire alla popolazione", in base a "priorità che stiamo definendo. Dal mio punto di vista in questo quadro i primi soggetti beneficiari saranno coloro che negli ospedali, nei presidi sanitari, ogni giorno sono in prima linea: il nostro personale sanitario. E poi naturalmente tutte le categorie più fragili: dalle rsa, agli anziani, a tutte le persone con fragilità".

Insomma, sui vaccini e sulle cure anti-Covid "dobbiamo accelerare e investire, e lo stiamo facendo nel modo giusto, cioè a livello europeo". "Sono stati sottoscritti contratti importanti che mettono in condizione tutti i Paesi europei ora di pianificare l'accesso a vaccini". Il vaccino, ha concluso il ministro, "è un bene pubblico universale e un diritto di tutti, non un privilegio di pochi". Il lascito che questa stagione pandemica ci consegna "è quello di una necessaria nuova fase di coordinamento internazionale sul tema della salute. Grazie ai ministri europei abbiamo promosso una riflessione sulla necessità di rafforzare l'Oms, il soggetto multilaterale che si occupa di salute". Serve rafforzarla "anche in una logica di riforma, in una logica che provi ad aumentarne il livello di trasparenza". 

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