Venerdì, 7 Maggio 2021

Reithera, al via la fase 2: si cercano volontari per testare il vaccino italiano

Sono 26 i centri coinvolti a livello nazionale. E le aziende ospedaliere dell'Emilia Romagna lanciano un appello per raccogliere candidature. La sperimentazione sarà divisa in tre 'bracci ciechi' e, ovviamente, i volontari non sapranno se gli verrà somministrato il vaccino o un placebo

Servono volontari per la fase 2 di sperimentazione del primo vaccino italiano. Su 26 centri coinvolti a livello nazionale, tre sono in Emilia-Romagna: si tratta delle Aziende ospedaliero-universitarie di Parma e Ferrara, e dell'Azienda Usl di Piacenza. Lo studio è promosso da ReiThera, azienda biotecnologica che ha sviluppato e produce il vaccino, in collaborazione con l'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani. Dopo la conclusione della fase 1, le tre Aziende emiliano-romagnole parteciperanno alla successiva con l'obiettivo di valutare la sicurezza e l'efficacia del prodotto. E servono dei volontari. Che però dovranno avere degli specifici requisiti. 

Reithera: chi può partecipare alla sperimentazione di fase 2

Possono partecipare al progetto volontari - in buona salute o con una patologia cronica pregressa stabile -, maschi e femmine, di età maggiore di 18 anni. Ognuna delle tre Aziende arruolerà tra i 30 e i 40 pazienti.

Non possono invece prendere parte alla sperimentazione persone che hanno contratto un'infezione da Sars-CoV-2 confermata da test molecolare, individui affetti da malattie gravi, donne in stato di gravidanza o in allattamento, persone che hanno donato più di 450 ml di sangue nei 3 mesi precedenti e chi ha ricevuto un qualunque altro vaccino, ad eccezione di quello influenzale, nei 30 giorni precedenti. 

Maggior informazioni sui criteri di inclusione allo studio e tutti i dettagli per contattare i centri aderenti sono disponibili sul sito web dedicato ai trial clinici del vaccino. 

Lo studio sarà condotto a Parma dall'infettivologo Gabriele Missale (Unità Operativa Malattie Infettive ed Epatologia dell'Ospedale Maggiore), a Ferrara da Marco Libanore (direttore Unità Operativa di Malattie Infettive dell'Azienda ospedaliero-universitaria) e a Piacenza da Mauro Codeluppi (direttore Unità Operativa complessa di Malattie Infettive dell'Azienda Usl).

Ulteriori valutazioni sui criteri di inclusione ed esclusione dallo studio saranno effettuate insieme a un medico dello staff. La partecipazione alla sperimentazione clinica durerà circa 2 anni; ai partecipanti sarà richiesto di presentarsi al centro clinico almeno 7 volte durante questo periodo. Nella fase 2 la sperimentazione è divisa in tre 'bracci ciechi': questo significa che i volontari non sanno cosa verrà loro somministrato. A un terzo di loro sarà inoculato il vaccino in due dosi (come avviene con Pfizer), a un altro terzo il vaccino in un'unica somministrazione (più una dose placebo per la seconda somministrazione) e a un terzo ancora solo il placebo. In altra parole, così com'è prassi nelle sperimentazioni, alcuni volontari non riceveranno il vaccino anti-Covid ma una sostanza priva di principi attivi specifici. E che dunque non metterà loro al riparo dal virus. 

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