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Lunedì, 4 Luglio 2022
Il monito

Vaiolo delle scimmie: chi è a maggior rischio di infezione

92 casi confermati finora. L'organizzazione mondiale della sanità sta lavorando per comprendere meglio l'entità e la causa dei focolai segnalati finora in undici Paesi

Sono 92 i casi confermati e 28 quelli sospetti di vaiolo delle scimmie (Monkeypox) segnalati all'organizzazione mondiale della sanità (Oms) da 12 Stati dove la malattia non è endemica: Australia, Belgio, Canada, Francia, Germania, Italia, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti. "Gli episodi sono stati identificati principalmente, ma non esclusivamente, tra uomini che hanno rapporti sessuali con uomini", scrivono gli esperti dell'Oms, secondo i quali la "situazione evolve e sono attesi altri contragi". L'Oms ha sottolineato di essere al lavoro con i suoi partner per comprendere meglio l'entità e la causa dei focolai segnalati finora. Il virus è endemico in alcune popolazioni animali in diversi Paesi, portando a focolai occasionali tra la popolazione locale e i viaggiatori. Ma i casi segnalati in questi ultimi mesi sono ritenuti atipici, perché scoperti in Paesi non endemici. Ed è probabile che vengano segnalati più casi man mano che la sorveglianza si espande, avverte l'organizzazione.

Ieri si è riunito lo Strategic&technical advisory group on infectious hazards with pandemic and epidemic potential (STAG-IH) per condividere informazioni sulla malattia e sulle strategie di risposta, mentre continuano ad arrivare aggiornamenti sullo stato dei focolai in corso nei Paesi endemici. "La malattia si diffonde in modo diverso da Covid-19", chiarisce l'Oms che incoraggia le persone a rimanere informate da fonti affidabili, come le autorità sanitarie nazionali, sull'estensione dell'epidemia nella loro comunità (se presente), sui sintomi e sulla prevenzione".

Vaiolo delle scimmie: chi è a maggior rischio di infezione

L'Oms spiega: "Poiché il vaiolo delle scimmie si diffonde attraverso il contatto ravvicinato, la risposta dovrebbe concentrarsi sulle persone colpite e sui loro contatti stretti. Le persone che interagiscono da vicino con qualcuno che è infetto sono a maggior rischio di infezione: questo include operatori sanitari, membri della famiglia e partner sessuali". A questo proposito, "stigmatizzare gruppi di persone a causa di una malattia non è mai accettabile", avvertono gli esperti dell'Oms, evidenziando che "può essere un ostacolo alla fine di un focolaio in quanto potrebbe impedire alle persone di cercare assistenza e portare a una diffusione non rilevata".

Vaiolo delle scimmie: la possibile causa della diffusione del virus
 

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