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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Scoperte / Giappone

Cosa significa che la variante Delta forse si è "autoestinta"

Il caso Giappone: contagi ai minimi da inizio anno, la variante responsabile dell'ultima ondata avviata verso "l'autoestinzione", forse a causa di una replicazione eccessivamente veloce

A Tokyo ieri sono stati segnalati soltanto 5 nuovi casi di positività al coronavirus nell'arco delle 24 ore, il dato migliore dall'inizio del 2021 ad oggi. In base a uno studio recentemente pubblicato dal prestigioso Istituto nazionale di genetica del Giappone, la variante Delta del coronavirus, principale responsabile dell'ultima ondata pandemica nel Paese, sembrerebbe essersi avviata verso "l'auto-estinzione" a causa di una replicazione eccessivamente veloce che avrebbe accumulato errori nella proteina non strutturale nsp14, compromettendo la capacità del virus di auto-correggersi. Da settimane, ormai, i contagi attribuiti quotidianamente alla variante Delta del coronavirus sull'intero territorio giapponese sono inferiori a 200. Certezze non ce ne sono, ma l'ipotesi autoestinzione non è una boutade.

Il coronavirus avrebbe cominciato a faticare a riparare gli errori in tempo, una fatica che lo avrebbe portato quasi all'autodistruzione. "Siamo rimasti letteralmente scioccati nel vedere i risultati – ha detto il professore Ituro Inoue, capo del di ricerca dell’Istituto Nazionale di Genetica e della Niigata University - La variante Delta in Giappone era altamente trasmissibile e teneva fuori altre varianti. Crediamo che man mano che le mutazioni si accumulavano il virus non sia stato in grado di creare copie di se stesso. Considerando che i casi non sono aumentati, pensiamo che a un certo punto durante tali mutazioni si sia diretto dritto verso la sua estinzione naturale”. Alla domanda se il declino della Delta in Giappone sia causato da patrimonio genetico dei giapponesi il professore risponde no. Altri studi preliminari sembravano indicare che gli individui asiatici fossero in grado di sviluppare più di europei e africani l'enzima Apobec3A, in grado di aggredire i virus a mRna incluso il Sars-Cov-2 responsabile della pandemia.

L’ipotesi è quindi che il virus a furia di mutare sia rimasto impigliato nelle sue stesse mutazioni evolutive, con il risultato di immobilizzarsi da solo. Un precedente importante, se sarà confermato dai prossimi studi da tenere bene in considerazione, anche ai fini della ricerca scientifica e dell’immunoprofilassi. Il 75,6 per cento della popolazione del Giappone, che conta in tutto 125 milioni di abitanti, ha ricevuto due dosi di vaccino contro la Covid-19, il dato maggiore tra quelli del Paesi del G7, secondo i dati pubblicati dal governo giapponese il 18 novembre. Il Giappone ha sopravanzato il Canada, con un tasso di vaccinazione del 75,5 per cento. Il numero dei nuovi casi di Covid-19 in Giappone è significativamente diminuito nel Paese dallo scorso settembre, e nelle 24 ore di ieri le autorità sanitarie hanno segnalato soltanto 163 casi sull'intero territorio nazionale, contro il picco di oltre 25mila registrato nel mese di agosto. E' in calo anche il numero dei malati gravi. Il Giappone sono state inoculate ad oggi 195,32 milioni di dosi di vaccino, e 99,4 milioni di persone, pari al 78,5 per cento della popolazione, hanno ricevuto almeno una dose di vaccino.

In Giappone contagi bassi nonostante pochi vaccinati? No, le cose non stanno così 

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