Domenica, 20 Giugno 2021
La ricerca

La variante genetica che (forse) protegge dalle forme gravi di Covid-19

Si tratterebbe del gene Tmprss2 presente in giovani uomini e donne anziane. Lo studio del Cnr e dell'Università Federico II di Napoli potrebbe aprire nuove strade verso la cura della malattia

Foto di repertorio non riferita al contenuto dell'articolo

Una variante genetica, presente in giovani uomini e donne anziane, sarebbe in grado di proteggere dalle forme gravi di Covid-19. È quanto ha scoperto un groppo di ricercatori dell'Istituto di chimica biomolecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Icb) e dell'Università Federico II di Napoli, analizzando i dati di una popolazione di oltre mille pazienti italiani affetti da Covid-19. Nello studio viene evidenziato l'effetto protettivo della variante del gene Tmprss2 e viene così individuato un bersaglio terapeutico per lo sviluppo di nuovi farmaci, come riportato sulla rivista Genes. Per arrivare al risultato l'équipe ha utilizzato tecniche di data mining applicate alla bioinformatica. Lo studio è stato condotto elaborando i dati di una popolazione di 1177 pazienti affetti da Covid-19 in Italia. "Il gene Tmprss2 viene utilizzato nella cellula come stampo per le sintesi di un enzima, una proteasi, in grado di agire su altre proteine, nel caso specifico questa proteasi agisce sulla proteina spike del coronavirus che è nota essere un elemento chiave per l'instaurarsi dell'infezione", spiega Giuseppina Andreotti, ricercatrice del Cnr-Icb, che ha coordinato il team di ricerca insieme a Maria Vittoria Cubellis, ricercatrice associata del Cnr-Icb e docente del Dipartimento di biologia dell'Università Federico II di Napoli.

"I dati - continua - hanno messo in luce che in questi gruppi di pazienti, uomini giovani e donne anziane, quelli che avevano una mutazione nel gene Tmprss2 avevano un quadro clinico meno severo rispetto a coloro che non presentavano la mutazione".

Una nuova speranza per la cura del Covid

Secondo la ricercatrice "questa osservazione genetica potrebbe aprire la strada ad un'interessante ricaduta terapeutica poiché farmaci in grado di inibire o ridurre l'attività della proteasi Tmprss2, così come fa la mutazione nelle persone relativamente protette, potrebbero essere utilizzati per la cura della Covid-19. Tali farmaci esistono sebbene siano utilizzati per la cura di altre patologie. Si tratta del camostat mesilato e del nafamostat mesilato. Riposizionare questi farmaci fornirebbe dunque un nuovo e valido strumento per il trattamento della Covid-19". 

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