Giovedì, 17 Giugno 2021
Le mutazioni del virus

La variante indiana B.1.617.2 deve preoccuparci? Cosa sta succedendo nel Regno Unito

Benché a livello assoluto i numeri siano ancora bassi, rispetto alla scorsa settimana i contagi sono cresciuti del 26,8% tanto che alcuni esperti parlano già di terza ondata. E in Italia come va? Per ora questa mutazione sembra quasi assente, ma sequenziamo appena l'1% degli isolati virali contro il 50 della Gran Bretagna

Foto di repertorio

La variante indiana deve preoccuparci? Nel Regno Unito gli esperti stanno monitorando la situazione con estrema attenzione e non è detto che il calendario delle riaperture non possa subire qualche slittamento importante. Prima di tutto i numeri: ieri sono stati registrati 3.240 nuovi casi, mentre sei persone sono decedute a causa del Covid-19 nelle ultime 24 ore. Per ora non si tratta di dati allarmanti se presi in senso assoluto, ma l'aumento c'è ed è abbastanza evidente. Tra il 24 maggio 2021 e il 30 maggio 2021, i contagi sono stati 22.474, in crescita del 26,8% rispetto ai 7 giorni precedenti. Anche il numero dei decessi, pur restando molto basso, è aumentato del 42.9% in una settimana. Tornano a crescere anche le ospedalizzazioni: in questo caso gli ultimi dati disponibili sono relativi alla settimana tra il 19 e il 25 maggio e mostrano un trend in crescita del 23.2% rispetto ai 7 giorni precedenti. Insomma, la situazione non può essere presa sottogamba. Tant'è che oggi, riportano i media d'oltremanica, gli scienziati hanno avvertito i ministri del governo Johnson che una terza ondata di coronavirus potrebbe aver già preso piede. E gli stessi consulenti dell'esecutivo hanno espresso più di qualche dubbio sull'allentamento definitivo delle restrizioni previsto per il 21 giugno. 

"Possiamo già vedere che le misure attuali non stanno fermando i casi in rapida crescita in molte parti del Paese" ha affermato Martin McKee, professore di sanità pubblica presso la London School of Hygiene and Tropical Medicine, ha affermato di ritenere che la terza ondata sia iniziata. "Sembra proprio che ora siamo all'inizio di una terza ondata", ha aggiunto che ha giudicato "un rischio enorme" la decisione di riaprire tutto definitivamente a giugno. A dirla tutta, un aumento dei casi (e dunque di ricoveri e decessi) era stato già messo in conto dagli esperti come conseguenza del progressivo allentamento delle misure di conteninemento, ma nelle ultime settimane a rendere (molto) più incerto e preoccupante il quadro è arrivata la variante B.1.617.2 che sta praticamente soppiantando il vecchio ceppo del Kent (B.1.1.7.) e per questo si teme sia ancora più contagiosa.

variante indiana-3

La variante indiana resiste alla prima dose di vaccino?

La variante indiana ha però anche un'altra caratteristica che la rende più pericolosa di quelle individuate in precedenza: dai primi test sembra infatti in grado di bucare la prima dose dei vaccini. In particolare, secondo un'analisi della Public Health England, dopo una sola dose di Pfizer e AstraZeneca la protezione è rispettivamente del 33 e 32%, mentre sale all'88 e al 60% con la seconda dose. Il ricercatore Giacomo Gorini, che ha collaborato allo sviluppo del vaccino di Oxford, ha però fatto notare che nel caso di AstraZeneca la percentuale così bassa di protezione è probabilmente dovuta "all'intervallo temporale di analisi, che non ha dato tempo al vaccino di esercitare massima efficacia". Al momento tuttavia i dati sono pochi.

Certo è che la variante B.1.617.2 presenta due mutazioni già note (la E484Q e la L452R) che dovrebbero renderla sia particolarmente contagiosa che abile nell'eludere l'immunità. E se è vero che due dosi dovrebbero bastare a tenerla sotto controllo d'altra parte la percuentuale di vaccinati con doppia dose è ancora piuttosto bassa. Nel Regno Unito siamo al 37,9%, in Italia appena al 19%.

In Italia prevale ancora la variante inglese, l'indiana all'1%

A scanso di equivoci va detto anche che dall'ultimo report dell'Istituto Superiore di Sanità datato 18 maggio, in Italia la variante inglese è ancora largamente prevalente (88,1%), mentre cresce dal 7,3% rispetto al 4,5% la diffusione della brasiliana P1. (L' indiana invece è solo all'1%. Ma c'è da fare un'osservazione. Come ha fatto notare Giorgio Palù, presidente dell'Agenzia italiana del farmaco Aifa, nel Regno Unito "sono più attenti e se ne accorgono rapidamente: sequenziano il 50% degli isolati virali, noi meno dell'1%". Guido Rasi, ex direttore esecutivo dell'Agenzia europea del farmaco Ema, si dice comunque ottimista "che, con un minimo di buon senso", in Italia "la variante indiana si riesca a gestire" e non si verifichi quanto sta avvenendo nel Regno Unito.

Rasi ha fatto notare che a differenza di quanto hanno fatto i britannici che "hanno aperto completamente" le prime dosi di vaccino a tutti per coprire almeno con un'iniezione il numero maggiore possibile di persone, "noi non abbiamo mai lasciato correre tempi incongrui" fra la prima e la seconda dose. "Noi abbiamo sempre seguito un certo ordine nel fare le seconde dosi - ha precisato il microbiologo all'università Tor Vergata di Roma.  - Siamo rimasti sempre nell'ambito dei tempi canonici. Mentre loro", gli inglesi, "non hanno posto un secondo termine e hanno avuto richiami Pfizer fatti anche a 3 mesi".

(Grafico in alto Oubreak.info)
 

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