Giovedì, 22 Aprile 2021
Il report

La variante inglese prende il largo, nel Lazio aumentano i casi di brasiliana

Secondo la nuova indagine dell'Iss la mutazione B.1.1.7 è responsabile dell'86,7% dei nuovi contagi, ma si va dal 63% della Liguria al 100% della provincia di Trento. La P1 è stabile al 4%, mentre la variante B.1.525 è stimata allo 0,6%. In alcune regioni però i campioni sequenziati sono molto pochi. La tabella

In Italia al 18 marzo scorso la prevalenza della 'variante inglese' del coronavirus (B.1.1.7) era dell'86,7%, con valori oscillanti tra le singole regioni tra il 63,3% e il 100%. Per quella 'brasiliana' la prevalenza era del 4,0% (0%-32,0%), mentre le altre monitorate sono sotto lo 0,5%. A fare il punto sulla situazione della varianti nel nostro Paese è un'indagine condotta dall’Iss e dal Ministero della Salute insieme ai laboratori regionali e alla Fondazione Bruno Kessler, che fa seguito a quelle diffuse nelle scorse settimane. La prevalenza della variante individuata a settembre nel Kent, in Inghilterra, è salita di oltre trenta punti percentuali, dal 54% dello scorso 18 febbraio all'86.7% di oggi. 

La variante brasiliana preoccupa il Lazio

Di contro la variante brasiliana (P.1) è rimasta sostanzialmente stabile al 4% (nella precedente indagine era pari a 4.3%). Ma anche qui le differenze sono molto marcate tra le varie Regioni. Rispetto al report del 18 febbraio, i casi di P1 sono diminuzione nel numero totale in Umbria e in aumento, invece, nel Lazio dove questa variante inizia a destare più di qualche preoccupazione: su 205 tamponi sequenziati si sono contati ben 42 casi di variante brasiliana, pari al 20,5% contro il 13,2% del 18 febbraio scorso. Si tratta dunque di una situazione da monitorare con attenzione perché questa variante si è dimostrata particolarmente abile nell'eludere le difese del nostro sistema immunitario reinfettando chi era già entrato a contatto con il virus. 

La diffusione della terza variante sudafricana è stata invece stimata allo 0,1%, mentre sembra leggermente più diffusa la mutazione B.1.525 diffusa in Nigeria (0,6%).

Per l’indagine è stato chiesto ai laboratori delle Regioni e Province autonome di selezionare dei sottocampioni di casi positivi e di sequenziare il genoma del virus. Il campione richiesto, precisa l'Istituto Superiore di Sanità, è stato scelto dalle Regioni  in maniera casuale fra i campioni positivi garantendo una certa rappresentatività geografica e se possibile per fasce di età diverse. In totale, hanno partecipato all’indagine 126 laboratori.

La situazione delle varianti in Italia

L'Iss avverte che l'indagine ha alcuni limiti. "Per alcune regioni - si legge nel report -, essendo bassa la numerosità della popolazione, il numero di sequenze è esiguo, per cui la presenza di varianti virali circolanti potrebbe non essere individuata". Ed in effetti, dando un'occhiata alla tabella, si scopre ad esempio che se in Lombardia sono stati sequenziati 314 tamponi, in Veneto 156 e in Campania 261, in altre Regioni come la Calabria (26), la Basilicata (27) e le Marche (19) il numero dei sequenziamenti è abbastanza basso. Di conseguenza la possibilità che la prevalenza di alcune varianti sia sotto stimata o sovrastimata è piuttosto alta. 

varianti italia-2

Dall'indagine dunque emerge che la variante inglese è nettamente dominante sulle altre. "Nel contesto italiano in cui la vaccinazione sta procedendo ma non ha ancora raggiunto coperture sufficienti - conclude l'Iss nel report -, la diffusione di varianti a maggiore trasmissibilità può avere un impatto rilevante se non vengono adottate misure di mitigazione adeguate. Mentre la variante UK è ormai ampiamente predominante, particolare attenzione va riservata alla variante P.1 anche a causa del possibile parziale immune escape". 

"Perché tra un anno i vaccini che abbiamo potrebbero diventare inefficaci"

Continua a leggere su Today.it

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

La variante inglese prende il largo, nel Lazio aumentano i casi di brasiliana

Today è in caricamento