Venerdì, 5 Marzo 2021
Un virus mutante

Perché dobbiamo temere le varianti del coronavirus (e come combatterle)

Il virus non solo muta ma evolve rapidamente: lo spiega una dettagliata analisi di Moreno Colaiacovo, bioinformatico e divulgatore scientifico

Tra le mutazioni del virus che preoccupano di più ci sono la N501Y, che permette a SARS-COV-2 di legarsi meglio al recettore ACE2 e a entrare più facilmente nelle nostre cellule, e la E484K, che aiuta il virus a sfuggire agli anticorpi e potrebbe ridurre in parte l'efficacia dei vaccini.

La variante inglese (B.1.1.7), sudafricana (B.1.351) e brasiliana (P.1) hanno tutte quante la prima mutazione e probabilmente proprio per questo motivo tendono a essere più contagiose. La seconda mutazione, ben più temuta non è presente nella variante inglese ma è presente in quella brasiliana e sudafricana.

Tuttavia come spiega una dettagliata analisi di Moreno Colaiacovo, bioinformatico e divulgatore scientifico, non dobbiamo pensare alle varianti come entità immutabili. "La mutazione E484K è già apparsa molte volte nel mondo in modo indipendente, e la cosa non stupisce, visto che conferisce al virus un evidente vantaggio sfuggendo agli anticorpi. Probabilmente continuerà a farlo".

Colaiacovo mette in evidenza come la mutazione E484K sia già stata individuata in una mutazione della variante spagnola: "Una spagnola incattivita già identificata anche in Campania in almeno tre campioni a fine dicembre". "Considerato che la Campania ha una buona sorveglianza genomica, possiamo stare tranquilli: il nuovo ceppo non dovrebbe essersi diffuso molto."

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Ma in Italia la mutazione E484K non ci manca: la mutazione Brasiliana apparentemente è più diffusa nel nostro paese che nel resto dell'Europa. "Siamo al primo posto in Europa per numero di genomi depositati con 12 su un totale europeo di 41.

Quale protezione applicare quindi? Il virus continua a evolversi, e può acquisire nuove mutazioni quando meno ce lo aspettiamo. "Più circola, più muta: Che fare quindi? Vaccinare tutti velocemente, rallentare i contagi e, ovviamente sequenziare".

Varianti, l'ira di Burioni: "Non le stiamo cercando"

Un invito rilanciato anche dal celebre virologo Roberto Burioni che mette in mostra come il nostro Paese faccia troppo poco in merito: "Se volete preoccuparvi per le varianti ecco un concreto motivo: non le cerchiamo, così come non cercavamo il virus il febbraio scorso". Burioni su Twitter riporta un estratto di Nature Italy dove si evidenzia come l'Italia sequenzia attualmente 1,3 campioni di virus ogni 1000, e impiega un tempo medio di circa due mesi per caricare i dati in archivi pubblici come Gisaid. "È una delle prestazioni peggiori al mondo. Al confronto, il Regno Unito sequenzia quasi 40 volte più campioni, con un tempo medio di caricamento pari a 21 giorni".

Ma come fanno in Inghilterra? Semplice: sono a caccia delle varianti che oggi finalmente mostrano un calo nella diffusione. Il ministro britannico della Sanità Matt Hancock ha spiegato a Sky News il sistema di vigilanza:

"Tutti coloro che entrano nel Paese devono essere testati e noi monitoriamo i risultati di quei test", ha spiegato Hancock. ''Ci siamo impegnati duramente anche con le autorità locali della zona dove viene individuata la nuova variante e abbiamo una migliore tracciabilità dei contatti'', ha aggiunto, dicendo di avere ''prove che funziona'' il ''programma finalizzato a eliminare una nuova variante dove la vediamo''.

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