Scuola, oggi come oggi il ritorno in classe a settembre è tutt'altro che una certezza

Troppo generiche le indicazioni per la riapertura a settembre delle scuole italiane: mascherine, distanza, igiene, lunch box. Il rientro in classe a settembre resta un'ipotesi complicata per l'Associazione Nazionale Presidi che chiede "vincoli chiari, risorse certe, libertà di gestione e responsabilità sostenibili"

C'è tanto, tanto da fare. Troppo generiche le indicazioni per la riapertura di settembre delle scuole italiane: mascherine, distanza, igiene, lunch box. Bisogna fare molto di più, altrimenti il rientro in classe a settembre resta un'ipotesi complicata. A sostenerlo l'Associazione Nazionale Presidi che chiede "vincoli chiari, risorse certe, libertà di gestione e responsabilità sostenibili''. Il Documento tecnico sull'ipotesi di rimodulazione delle misure contenitive nel settore scolastico, approvato il 26 maggio 2020 dal Comitato tecnico scientifico istituito presso il Dipartimento della Protezione civile, ricorda l'Anp, si rivolge, da un lato, al Governo, auspicando azioni di sistema che consentano la riapertura delle scuole in sicurezza: dalla rimodulazione del monte ore e dei quadri orari all'adeguamento della dotazione organica, dalle strutture ai servizi disponibili (trasporto, mensa ecc.).

Dall'altro, è indirizzato alle istituzioni scolastiche a cui è affidato in modo alquanto generico il compito di ''calare le indicazioni nello specifico contesto di azione'' (ordine di scuola, tipologia di utenti, strutture e infrastrutture disponibili, dotazione organica, caratteristiche del territorio, etc.)''.

L'Anp, con in testa il Presidente Nazionale Antonello Giannelli ''denuncia l'impossibilità, per i Dirigenti Scolastici, di gestire in sicurezza la riapertura delle scuole senza che siano prima attuati degli adeguati (e permanenti) interventi di sistema''. Secondo l'Anp, "al di là di singoli aspetti critici - le pressoché inapplicabili disposizioni sul distanziamento nei momenti ricreativi, la forte interferenza con la didattica del pasto consumato in aula ecc. - è necessario che l'Amministrazione centrale risolva con urgenza alcuni annosi problemi, resi più evidenti dallo stress-test causato dalla pandemìa".

Quali sono le urgenze? In particolare afferma Giannelli "deve essere tempestivamente formulato un protocollo di sicurezza che delinei con precisione le misure da adottare, in modo da limitare il margine valutativo delle singole realtà scolastiche e garantire al massimo l'incolumità di tutti;l'autonomia delle singole scuole necessita di essere sostenuta attraverso un cospicuo adeguamento delle risorse economiche (apprezzabili ma non sufficienti quelle previste dall'articolo 231 del DL 34/2020) e soprattutto di quelle umane, una tempestiva attuazione di quanto disposto dall'articolo 232 dello stesso DL 34 in materia di edilizia scolastica nonché una profonda rimodulazione dei quadri orari; l'azione dei dirigenti scolastici deve essere sburocratizzata e snellita, eliminando qualsiasi sovrapposizione di competenza con gli organi collegiali in materia di gestione delle risorse umane, economiche e strumentali". Inoltre, prosegue l'Anp "deve essere assicurata l'assunzione a settembre dei DSGA vincitori di concorso; deve essere rivista la responsabilità penale datoriale in materia infortunistica, come da noi più volte richiesto, per renderla equa e sostenibile". In sintesi, conclude Giannelli: ''chiediamo vincoli chiari, risorse certe, libertà di gestione e responsabilità sostenibili''.

I problemi sono quindi riconducibili soprattutto all’edilizia scolastica, con edifici troppo spesso inadeguati e sottodimensionati rispetti alla reale popolazione scolastica con classi di circa 30 alunni, alla rimodulazione degli orari della didattica e alla autonomia dei singoli istituti con una necessaria sburocratizzazione. A preoccupare i presidi sono le norme di sicurezza, la possibilità delle mini lezioni di quaranta minuti (necessarie per permettere la piena ripresa didattica a scaglioni) che richiederebbero una rivoluzione degli orari e l’attuale responsabilità penale in materia infortunistica, che li vedrebbe facile bersaglio.

E poi altre criticità: c'è la necessità di mantenere o formare classi nelle zone montane e meno abitate nel rispetto dei parametri di legge anche al fine di contrastare la dispersione scolastica; c'è bisogno di sdoppiare classi con 28/31 alunni, anche alla luce delle misure per il distanziamento sociale. Si sorride per il via libera del Comitato Tecnico Scientifico agli incontri tra studenti e docenti per salutarsi per un ultimo giorno di scuola, “purché siano all’aperto e nel pieno rispetto dei divieti di assembramento e delle regole di distanziamento e di protezione individuale”. Ma resta molto più preoccupante la proiezione dell’Associazione nazionale presidi per l'anno che verrà: sarà "impossibile riaprire in sicurezza" se non ci saranno "risorse certe, libertà di gestione e responsabilità sostenibili".

La scuola del futuro, "come vuole la nostra costituzione, sia aperta, inclusiva, inserita nella propria comunità. Questo è l'augurio: essere responsabili, applicare il dettato costituzionale" di una scuola che "dia possibilità a tutti", secondo il mandato "che la costituzione ci da'". Lo dice Patrizio Bianchi, presidente della task force del Miur, intervenuto ai microfoni di #scuolacostituente, maratona on-line condotta da Giovanni Minoli, Danilo Casertano, Franco Schipani, Giulia Minoli, Viola Lo Moro, Giovanna Corsetti. "Siamo un paese che fa fatica a riconoscersi - afferma Bianchi - Mentre noi dobbiamo andare a cercare situazioni specifiche e raccontarle. Dobbiamo uscire dalla trappola 'del bellissimo caso'. Le persone sono bellissime. Bisogna cercare le storie di persone bellissime che tra loro hanno assunto la questione della responsabilità, della autonomia", di una scuola costituente per il Paese.

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"In questa fase dobbiamo avere l'obbligo della salute di tutti. Il Comitato ha dato delle regole per la sicurezza. E noi dovremo garantire a tutti dalle montagne della Val d'Aosta al mare di Lampedusa di usare tutti gli strumenti per permettere ad ognuno di avere quella scuola". Belle parole, ma i presidi si attendono fatti e risposte molto concrete: ci sono tre mesi di tempo.

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