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Giovedì, 20 Giugno 2024
L'intervista

Il concorso "creato ad hoc" per non assumere i precari della scuola

Cosa è successo durante la “vergognosa selezione”? Il racconto di Francesca de Martin, leader del Coordinamento nazionale idonei concorso ordinario infanzia-primaria, a Today.it

Si chiude oggi in molte regioni italiane l’anno scolastico 2021/2022, un “anno difficile” come lo ha definito lo stesso ministro dell'istruzione, Patrizio Bianchi, riferendosi all’emergenza Covid. Il bilancio però è positivo: “Chiudiamo in serenità”, dopo aver deciso di aprire la scuola in presenza a settembre e di utilizzare la mascherina nelle aule fino all’ultimo giorno. La scuola è stata brava anche nell’accogliere i bambini ucraini, quasi 30 mila, diventando – secondo Bianchi – “un punto di riferimento per l’Europa”. Da questo quadro esce fuori un bel dipinto della scuola, eppure non siamo riusciti ancora a risolvere i problemi storici che la affliggono, precariato e retribuzioni in primis. “Abbiamo quasi 1,5 milioni di personale della scuola, quindi quando si interviene su questo ha un peso a livello nazionale molto alto”, ha spiegato il ministro pur riconoscendo le “funzioni importanti che gli insegnanti e il personale fanno per gestire un corpo articolato e di dimensioni notevoli come quello della scuola”.

I tentativi fatti sinora per cambiare le cose non sembrano essere andati troppo bene: la conferma arriva dal maxi-sciopero della scuola del 30 maggio scorso. Una valanga di critiche ha investito il decreto 36 sulla formazione e il reclutamento degli insegnanti ma anche i concorsi, "creati ad hoc" per non assumere i precari della scuola. A sostenerlo Francesca de Martin, leader del Coordinamento nazionale idonei concorso ordinario infanzia-primaria. L’insegnante lucchese, rientrata tra gli idonei del concorso, ci ha raccontato in un’intervista cosa è successo durante la “vergognosa selezione”. “Le commissioni esaminatrici delle varie regioni ci hanno umiliato e in alcuni casi rovinato, ci hanno fatto sentire inadeguati, impreparati, poco intelligenti, antiquati, in pochi minuti hanno mandato in frantumi la nostra autostima con le loro risatine, smorfie, con un fare frettoloso e indisponente, in alcuni casi sono volate parole grosse ma non c'era alcun testimone a nostra difesa perché non ci è stato concesso di far entrare nessuno nella stanza della Santa Inquisizione”. Nel suo sfogo ha dichiarato: “Ci hanno trattato come bestie da condurre al macello, con disprezzo e aria di superiorità. Da questa esperienza abbiamo imparato una cosa: in classe, con i bambini, non saremo mai come loro. Grazie per averci insegnato ad essere migliori”.

La scuola del futuro si reggerà ancora sui precari

Lei sostiene che il concorso ordinario infanzia-primaria è stato creato ad hoc per non assumere i precari. Perché?

“Perché è un concorso strutturato a crocette che ha fatto fuori il 90% degli insegnanti della secondaria e gran parte di quelli dell’infanzia e della primaria. Faccio in esempio, in Toscana per la primaria eravamo in 6mila e siamo passati in 2mila. Ci chiedono una scuola che si allontana dalla scuola nozionistica e mnemonica, come quella di una volta, e poi fanno un concorso a crocette dove devi avere la memoria di un computer. Sono state chieste delle cose assurde, che non hanno senso, come a che pagina è scritta una parola di un’opera lunghissima. La cultura va bene ma non è questo il modo di selezionare gli insegnanti”.

All’orale sembra che le commissioni siano state spietate con i candidati. Cos’è successo?

“E’ successo di tutto, sono state offese tante ragazze del Sud che si trovavano al Nord, alcune con vari gradi di disabilità, persone incinta. Non solo offese pesanti ma anche velate, risatine e smorfie. Hanno fatto di tutto per mettere in difficoltà i candidati passando da una slide all’altra in modo abbastanza frettoloso e indisponente. In tanti casi, come nel mio, è stato dato un voto senza neanche ascoltare la lezione. Quindi la gente si è chiesta su cosa sia stata valutata: ci sono persone che sono state dentro un’ora, altre 5 minuti per poi ricevere il voto minimo per passare. Spesso l’orale è avvenuto a porte chiuse, con qualche commissario di commissione che si è giustificato dicendo che era causa covid quando in realtà per i concorsi pubblici dovrebbero accedere i testimoni. Abbiamo ricevuto migliaia di testimonianze da parte dei candidati – abbiamo circa 12mila iscritti - che non si sono ribellati per paura di ritorsioni. Abbiamo segnalato, richiesto, lamentato la mancanza di un ispettore da parte del ministero a tutela dei candidati, perché eravamo in tre contro uno nelle varie commissioni e questo mi sembra un po’ anti-democratico. Qualcuno ha avuto un testimone, tanti di noi non hanno avuto la possibilità di averli, addirittura non potevano partecipare neanche gli altri candidati”.  

Nella scuola di oggi i docenti di ruolo e precari hanno gli stessi diritti?

“No sono assolutamente diversi. I precari non hanno alcun tipo di diritto rispetto agli insegnanti di ruolo, sia per quanto riguarda i permessi, sia per quanto riguarda una stabilità. A noi precari ci staccano il contratto a giugno e d’estate siamo in disoccupazione, alla fame. In inverno se un docente di ruolo partecipa a un concorso come questo prende 12 punti se è precario solo 3. Non abbiamo diritto alla carta docente, non abbiamo gli sconti sui libri e questa è una disparità di trattamento tra lavoratori della stessa categoria, tra persone che fanno lo stesso lavoro”.  

Ci racconta com’è la vita di un insegnante precario?

“E’ dura e se non avessimo la famiglia alle spalle che ti dà una mano, a livello economico ed emotivo, lo sarebbe ancora di più. Io da 5 anni ottengo degli incarichi annuali tramite le gps (graduatorie provinciali e di istituto per le supplenze, ndr), lavoro a 600 chilometri da casa. E’ difficile rimanere in piedi con tutte le spese. Io mi posso permettere di fare questo lavoro perché non ho bambini e perché ho una famiglia che mi supporta a livello economico. Come me tante altre che si ritrovano sbattute per un algoritmo a un centinaio di chilometri da casa. Mangi un panino in macchina, aspetti la riunione delle 5, qualcuno ti mette a letto i bambini, la situazione è questa e quando si arriva a giugno siamo molto stanchi”.

Lei è risultata idonea (ha superato tutte le prove del concorso ma non è rientrata nel numero di posti messi a bando), quindi è ancora precaria. Come vede il suo futuro?

“Noi ci siamo battuti per ottenere la graduatoria di merito, prevista inizialmente dal bando ma poi cancellata in corso d’opera. Grazie a un’interlocuzione con i vertici della politica e sindacali abbiamo ottenuto il ripristino della graduatoria di merito, quindi la maggior parte di noi entrerà nel giro di un paio d’anni al Centro-Nord. Nel frattempo non abbiamo un futuro perché non abbiamo la sicurezza di lavorare. Passeremo un’estate alla fame, con quei quattro soldi dell’Inps che arrivano a gocce e poi a settembre nessuno avrà la garanzia di una cattedra. Da precario non puoi prendere una casa in affitto, non puoi fare figli, non puoi fare niente, è una non vita”.

Cosa ne pensa del Decreto 36 sul reclutamento e la formazione degli insegnanti ora all’esame del Senato? Risolverà il problema del precariato nella scuola?

“Il nuovo sistema di reclutamento è un po’ l’attuale spina nel fianco di tutti noi perché se passasse sarebbe un disastro, una mannaia per molti di noi. Per gli insegnanti della secondaria diventerebbe una via crucis. Le lauree dovrebbero essere abilitanti come all’estero, non solo abilitanti per la professione ma anche per l’insegnamento. Non è possibile chiedere agli insegnanti di uscire dall’università e di fare un altro percorso, di fare un concorso, di pagarsi la formazione. E’ un sistema che sembra voglia alimentare un business, chiaramente l’insegnamento diventerà una professione soltanto per ricchi, perché chi può permettersi di pagarsi formazioni costanti per andare avanti? Non è un buon sistema di fare scuola, è un po’ un ingrassare le tasche di qualche ente o ateneo che ci vuole marciare sopra. D’accordo la formazione, però obbligare gli insegnanti a fare un percorso formativo per guadagnare di più mi sembra un po’ un mezzo ricatto e anche un qualcosa che forse molti di noi non possono permettersi, visto che abbiamo gli stipendi più bassi d’Europa”.

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