I tremila alunni mandati a casa per due positivi

A Treviso 3332 tamponi nei drive in a bambini e ragazzi: il test ha dato esito positivo per lo 0,06%. Le Usl chiedono di cambiare la legge

In provincia di Treviso sono stati effettuati 3332 tamponi nei drive in a bambini e ragazzi e di positivi al coronavirus Sars-CoV-2 ne sono stati trovati soltanto due, pari allo 0,06% dei testati. Ma ora le Usl cominciano a chiedere soluzioni diversificate perché, come spiega oggi il Corriere del Veneto, per ogni naso che cola, ogni linea di febbre del figlio che frequenta la scuola, mamma e papà devono chiamare il pediatra. Che dice sempre la stessa cosa: «Andate a fare il tampone». E  in classe non si torna senza la certificazione di negatività: a Treviso, in Dogana, mercoledì la colonna di auto era lunga chilometri. 

I tremila alunni mandati a casa per due positivi

Il direttore generale trevigiano Francesco Benazzi chiede di superare la legge attuale: «Le linee guida ministeriali vanno cambiate, i sintomi per i quali il pediatra invia i minori al tampone sono molto frequenti e si possono sovrapporre con le influenze stagionali. Modificando le linee guida, alla luce dello 0,06% di positivi, si potrebbe evitare un ricorso così elevato ai tamponi, autorizzando la visita pediatrica nei casi in cui i sintomi siano lievi».

Aiutando quindi bimbi e genitori, ma anche alleggerendo le strutture sanitarie. Il presidente della Regione Luca Zaia ha chiesto all’Iss di rivalutare la norma: «È troppo restrittiva, per ogni colpo di tosse obbliga il pediatra a chiedere il test. Non è colpa dei medici. Il problema non ce l’abbiamo noi, che abbiamo un buon approvvigionamento di tamponi, ma le famiglie e i bambini che con un paio di bronchiti all’anno si faranno quindici test. Assurdo».

Sulle stesse cifre di Treviso ci sono anche le altre Usl venete: a Venezia da inizio anno scolastico i tamponi a bambini e ragazzi sono stati 1.670 con 17 positivi, a Verona 3.921, a Padova 3.871, a Bassano mille. Bisogna agire senza abbassare la guardia, ma anche senza creare impedimenti.

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Il sindacato dei pediatri ha già spiegato la propria posizione: non hanno intenzione di ricevere in studio bambini potenzialmente positivi per non rischiare di contagiare gli altri pazienti fragili, tanto meno a fare i tamponi rapidi nei propri ambulatori. Si sono resi disponibili però a fare i test in spazi offerti da Usl o Comuni

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