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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Regioni in ordine sparso

La scuola nel caos, il Tar sospende l'ordinanza della Campania: niente Dad per tutti

Il ministro dell'Istruzione Bianchi: "Sono rientrati la maggior parte di studenti e professori". Il tribunale amministrativo accoglie uno dei ricorsi presentati contro il provvedimento firmato dal presidente De Luca. Niente campanella in Sicilia, proteste in Lombardia e Puglia

Normalmente si dice che tra i banchi di scuola si costruisce il futuro di un Paese... questo resta certamente vero ma guardando a quanto accade in queste ore sembra che sulla scuola si portino avanti, oggi più di prima, contese politiche restituendo l'immagine di una nazione frammentata, confusa e incline alla polemica. Oggi, lunedì 10 gennaio, gli scolari sono tornati in presenza con le nuove regole per la gestione dei casi Covid e della didattica a distanza. Un rientro scandito da polemiche con una coda giudiziaria: l'avvocatura di Stato ha impugnato l'ordinanza della Regione Campania che ha rinviato la ripresa delle attività in presenza alla fine del mese. Strada seguita anche da alcuni gruppi di genitori. Nel pomeriggio il Tar si è espresso accogliendo uno dei ricorsi delle famiglie e sospendendo l'ordinanza. Tradotto: tutti in aula da domani 11 gennaio.

Sullo sfondo, altre Regioni e altri Comuni che procedono in ordine sparso. Virologi che dicono la loro sulla bontà delle decisioni dell'Esecutivo. Ragazzi che inscenano manifestazioni. Presidi alle prese col "rebus" delle presenze. A difesa del Governo, c'è il ministro Bianchi, che ricorda gli investimenti fatti e minimizza le assenze.

Lo scontro tra il Governo e la Campania

L'avvocatura dello Stato del distretto di Napoli ha presentato ieri, 9 gennaio, ricorso al Tar contro l'ordinanza 1 del 7 gennaio emessa dal presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, con la quale si rinviano le lezioni in presenza sul territorio regionale al 29 gennaio, per le scuole medie, elementari e scuole dell'infanzia. Il ricorso è stato presentato per conto della presidenza del Consiglio dei ministri, del ministero dell'Istruzione e del ministero della Salute.  

"L'eventuale sospensione dell'ordinanza impugnata - si legge nella memoria della Regione - determinerebbe un danno gravissimo quanto irreparabile al sistema sanitario campano e ai cittadini campani, in termini di pressoché certo ulteriore picco dei contagi e dei decessi e di gravissima pressione sul sistema sanitario, in una situazione già fortemente critica". Secondo la Regione Campania "non c'è alcuna violazione del decreto legge n.111/2021" in quanto "risulta provata una condizione di eccezionale e straordinaria necessità, attestata tra l'altro da: Rt di ospedalizzazione pari a 1,78, che indica il raddoppio dei ricoveri Covid in arco settimanale; esaurimento dei posti letto pediatrici Covid nella regione con popolazione più giovane d'Italia; blocco già decretato delle attività sanitarie di elezione; previsione di certo esaurimento di posti letto di degenza Covid nel breve periodo in mancanza di misure immediate".

Nella memoria difensiva si fa notare che "nell'ultima settimana il valore di Rt ospedalizzazioni nella regione Campania è arrivato al valore di 1,78, con proiezione di ulteriore crescita nella settimana successiva e con la sicurezza di raggiungere la saturazione dell'occupazione dei posti letto Covid, sia di terapia intensiva che di area medica, nel prossimo mese ove non si adottino stringenti misure di contenimento".

Intanto il Tar ha accolto il ricorso di alcuni genitori sospendendo l'ordinanza.

Bianchi: "In aula la maggior parte di studenti e prof"

"Sono rientrati la maggior parte degli studenti e dei professori. Stiamo facendo un monitoraggio attentissimo e nel pomeriggio avremo i dati puntuali sulla situazione. Ma il dato evidente è che è ripresa la scuola". Ha detto il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi a Rainews 24. "Sul personale scolastico sospeso perchè 'no vax' - ha aggiunto - siamo sotto l'1%, sia tra i docenti e che tra il personale Ata. Per le assenze per malattia, finora abbiamo dei dati molto contenuti e allineati al periodo degli anni passati: a gennaio abbiamo avuto un picco di assenze. Ma quest'anno abbiamo rinnovato i contratti per il potenziamento, i cosiddetti 'docenti Covid': abbiamo messo 400 milioni e sono importantissimi per il ritorno a scuola".

Per il ministro "Aveva senso aprire subito la scuola. Non si può giustificare che tutto sia aperto e l'unico spazio chiuso rimane la scuola, che è sicura. La chiave è vaccinare i nostri ragazzi. Non sto dicendo che tra due settimane la scuola non chiuderà, dico un'altra cosa, ovvero che nel nostro decreto c'è anche la possibilità di organizzare in maniera diversa la didattica. Quindi, se vi sono le condizioni le scuole sono in grado di utilizzare tutti gli strumenti, anche la didattica a distanza, però per un tempo limitato e all'interno comunque di una situazione in cui la scuola rimane punto di riferimento, in base al principio di 'scuola aperta'".

Regione che vai, situazione che trovi

La Campania però non è la sola Regione ad avere rinviato il suono della campanella. A cambiare è stato il modo, con i toni "veraci" del presidente De Luca.

La Sicilia ha slittato la riapertura delle scuole di tre giorni "per consentire di verificare tutti gli aspetti organizzativi". Niente didattica a distanza nel frattempo: tutto rinviato a mercoledì 12 quando è prevista un'altra riunione della task force regionale per fare il punto della situazione. Ma è possibile che il rinvio "cresca" ancora. "La possibilità di un aumento a cinque giorni? Non ci preoccupa, abbiamo uno spazio di calendario sufficientemente largo, avendolo previsto in questa forma fin dall'inizio dell'anno scolastico e prevedendo che si sarebbero potute presentare asperità in determinati momenti - ha detto l'assessore regionale all'Istruzione, Roberto Lagalla -. Così è stato e quindi siamo nella possibilità di poterlo fare".

Tutto sembra filare liscio in Toscana. "Abbiamo un'organizzazione efficiente, in grado di far fronte ai problemi che sorgono, e quindi stamani posso dire che il rientro è avvenuto con tranquillità, senza grandi problemi". Ha detto orgogliosamente il presidente della Regione, Eugenio Giani, a margine di una conferenza stampa a Firenze. "Sappiamo bene che i problemi non erano tanto legati ad aspetti organizzativi ma alla diffusione del contagio, e vedremo nei prossimi giorni che riflessi avrà la riapertura sui contagi", ha aggiunto Giani. Nel territorio molte scuole avevano già riaperto in presenza il 7 gennaio. "Ad oggi possiamo dire che dopo 3 giorni, rispetto abbiamo una riduzione di circa mille contagi rispetto al lunedì della scorsa settimana - ha spiegato Giani - Quindi speriamo sia il segno di una pandemia che, attraverso lo sforzo enorme che facciamo sulla vaccinazione e che vede la Toscana al primo posto come plateau vaccinale, dia dei segnali anche sotto questo aspetto di diminuzione dei contagi".

Di "situazione complicata" e "tenuta difficile" parla il vicesindaco di Rimini Chiara Bellini, con delega ai Servizi educativi. Nelle scuole della città romagnola, infatti, pesa la carenza di organico. Molti i docenti assenti perché positivi e quindi in quarantena, con punte del 20% in alcuni istituti. Ma anche negli altri la percentuale rimane sopra i dieci punti.

Gli studenti di molte classi di 11 scuole superiori di Bari, delle 20 che hanno sede nel capoluogo pugliese, hanno deciso oggi di assentarsi "per protestare - spiegano - contro il ritorno in presenza". Annunciano "una lettera indirizzata alle istituzioni, in particolare Regione e Comune, con l'obiettivo di spiegare cio' che non condividiamo o che ci preoccupa dei protocolli di sicurezza e del rientro in presenza.

A Milano i ragazzi del Collettivo politico del liceo classico Manzoni annunciano l'occupazione. "Negli ultimi due anni - dicono - la scuola è stata oggetto delle decisioni di politici che, a più riprese, hanno dimostrato la loro incompetenza. Prima siamo stati privati della scuola in presenza, poi ci hanno definiti untori e untrici, successivamente siamo stati privati di molti dei nostri spazi e momenti di socialità e infine al nostro ritorno, danneggiati dagli strascichi didattici e psicologici provocati dai due anni molto complessi passati in dad, abbiamo trovato una scuola più attenta a valutarci in modo ossessivo che a trasmetterci delle vere conoscenze. Per questi motivi, a seguito di una lunga e partecipata assemblea plenaria, il corpo studentesco ha deciso di dare un segnale forte: occuperemo la nostra scuola per una settimana, a partire da oggi 10 gennaio 2022". 

Presidi perplessi

Sul ritorno in classe restano critici dirigenti scolastici e medici per i quali si rischia il "caos", con centinaia di alunni non presenti. Tra professori e personale le assenze - secondo i presidi - potrebbero arrivare a quota 100 mila (il 10% del comparto) senza contare lo zoccolo duro dei "no vax" che prima della stretta governativa sull'obbligo sfiorava le 40 mila unità. 

All'Ansa Matteo Loria, presidente della sezione lombarda dell'Associazione nazionale presidi e dirigente scolastico in un istituto di Vigevano, parla di "classi incomplete, insegnanti assenti e dirigenti scolastici alle prese con il difficile compito di trovare in tempi brevi dei supplenti, difficili da trovare in condizioni normali, ancor piu' 'merce rara' in periodi di positività e quarantene come quello attuale".

Anche i virologi divisi

Anche gli esperti incarnano le due anime del Paese. "Questa cosa del rientro adesso nelle scuole è imprudente e ingiustificata in una situazione in cui non ce lo possiamo permettere", ha tagliato corto l'infettivologo Massimo GALLI, ospite di Agorà su Rai Tre.

Di avviso opposto il direttore della Clinica di Malattie infettive, Matteo Bassetti, per il quale "Non c'era alternativa alla apertura delle scuole. Tutti i Paesi europei evoluti le hanno riaperte. L'apertura delle scuole è stata una scelta obbligata e non coraggiosa".  

Articolo aggiornato il 10 gennaio 2021 alle ore 16,15 // Inserita decisione del Tar

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