Domenica, 1 Agosto 2021
Chiara Cecchini

Opinioni

Chiara Cecchini

Giornalista Today

Il comodo derby "dad sì/dad no"

È chiaro che non si può far finta di niente fronte ai risultati delle prove Invalsi 2021, le prime dall'inizio della pandemia. A livello nazionale gli studenti della scuola secondaria di primo grado che non hanno raggiunto gli standard minimi di apprendimento in italiano sono il 39%, ossia il 5% in più rispetto al 2018 e al 2019, e il dato sale al 45% per quanto riguarda la matematica, mentre per quanto riguarda gli studenti della scuola secondaria di secondo grado le percentuali sono maggiori: il 44% in italiano e il 51% in matematica. La scuola primaria sostanzialmente ha "tenuto". I dati Invalsi certificano anche la crescita delle disuguaglianze. Rimane forte il divario tra Nord e Sud, a trovarsi più in difficoltà sono stati gli studenti con alle spalle famiglie svantaggiate, e cresce dispersione scolastica "implicita", cioè gli studenti che pur non essendo "dispersi" in senso formale escono dalla scuola senza le competenze fondamentali.

È tutta colpa della dad? È chiaro che la didattica a distanza in conseguenza della pandemia non ha aiutato. Commentando i dati Invalsi, Marco Rossi Doria, presidente dell’Impresa Sociale Con i Bambini, coronavirus e dad ha detto che sono stati coronavirus e dad "uno tsunami che ci ha trovato impreparati e non hanno creato ma solo accentuato la situazione drammatica della scuola in Italia", accentuando anche "la mancanza di politiche pubbliche serie" perchè "sono almeno 25 anni che la scuola non ha l’attenzione della politica: i fondi europei sono stati indirizzati male e le politiche compensative stabili e di lungo periodo del tutto inesistenti". 

Le cose andavano male già da prima, lo sanno tutti. Da anni si chiede più attenzione al mondo della scuola, dalla didattica alle infrastrutture, dalla formazione e reclutamento del personale all'annoso problema dei precari. Qualcosa si è fatto, qualcosa si è iniziato a fare. Di scuola non si è mai parlato così tanto come in questo anno e mezzo di pandemia. Ma come al solito si è ridotto tutto a un (comodo) derby: dad sì, dad no. Cosa può arrivare da un dibattito così polarizzato, che non tiene conto delle infinite variabili tra una posizione e l'altra? Il risultato è che si rischia di addossare alla dad tutti i mali decennali della scuola italiana, in aggiunta a quello che non ha funzionato quando lo scorso settembre è suonata la campanella. Ed è probabile che quando la campanella risuonerà tra due mesi (cioè dopodomani) quegli stessi problemi saranno nuovamente lì ad attendere i nostri ragazzi (e i loro insegnanti). 

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