Lunedì, 1 Marzo 2021
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Scuola, il piano Draghi: inizio anticipato a settembre e rivoluzione istituti tecnici

L'istruzione e la formazione di studenti e docenti rientrano tra le "priorità" elencate nel discorso al Senato: è un buon punto di partenza. Ma in concreto, che cosa cambierà nei prossimi mesi? Tutte le ipotesi e gli scenari

Dall’inizio della pandemia le lezioni nelle aule hanno subito lunghe interruzioni, sostituite dalla ormai celebre Didattica a distanza, tra alti e bassi. Mario Draghi nel suo discorso di ieri in Senato, dove ha ottenuto la fiducia, ha parlato di scuola, entrando nel merito. Non accenni, ma contenuti. Che cosa cambierà nei prossimi mesi e soprattutto dall'anno scolastico 2021-2022 in avanti? 

Scuola, che cosa cambia con il governo di Mario Draghi

“La diffusione del Covid ha provocato ferite profonde nelle nostre comunità, non solo sul piano sanitario ed economico, ma anche su quello culturale ed educativo. Le ragazze e i ragazzi hanno avuto, soprattutto quelli nelle scuole secondarie di secondo grado, il servizio scolastico attraverso la Didattica a Distanza che, pur garantendo la continuità del servizio, non può non creare disagi ed evidenziare diseguaglianze - ha ammesso Draghi in Senato - Un dato chiarisce meglio la dinamica attuale: a fronte di 1.696.300 studenti delle scuole secondarie di secondo grado, nella prima settimana di febbraio solo 1.039.372 studenti (il 61,2% del totale) ha avuto assicurato il servizio attraverso la Didattica a Distanza. Non solo dobbiamo tornare rapidamente a un orario scolastico normale, anche distribuendolo su diverse fasce orarie, ma dobbiamo fare il possibile, con le modalità più adatte, per recuperare le ore di didattica in presenza perse lo scorso anno, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno in cui la didattica a distanza ha incontrato maggiori difficoltà.  Occorre rivedere il disegno del percorso scolastico annuale. Allineare il calendario scolastico alle esigenze derivanti dall’esperienza vissuta dall’inizio della pandemia. Il ritorno a scuola deve avvenire in sicurezza".

In concreto, che cosa significherà per gli studenti italiani? Che cosa è realistico aspettarsi? Draghi ha messo in chiaro che serve una ricognizione degli apprendimenti, per capire cosa è stato perso in questi mesi. Quindi confermatissimi i test Invalsi che cominciano il 1° marzo con le quinte superiori, poi tra aprile e maggio in media ed elementari. Il neo-ministro Bianchi (che deve decidere a breve sulla maturità 2021) pensa a un tavolo tecnico che lavori ad una proposta che sia condivisa anche con gli esperti, le Regioni e i sindacati.

L'anno scolastico 2021-2022 inizierà prima?

Non è piaciuta a nessuno finora l'idea di allungare l'anno scolastico 2020-2021 fino a fine giugno. Nessuno invece al momento può escludere che si raggiungerà un'intesa per anticipare l'inizio del prossimo anno scolastico 2021-2022 ai primissimi giorni di settembre. Non sarà semplice, per un problema concretissimo. Bisogna trovare i professori e riempire le tante cattedre vuote, pescando nelle graduatorie e tra i vincitori del concorso straordinario. Si farà in tempo? Dubitarne è lecito.

Draghi ha anche ipotizzato "innesti di nuove materie e metodologie", e proprio per questo la riforma non più procrastinabile è quella che riguarda gli Its, Istituti tecnici superiori. Dal Recovery dovrebbe arrivare un miliardo e mezzo, "20 volte il finanziamento di un anno normale pre-pandemia". Secondo il Corriere della Sera, si punta su percorsi biennali composti per metà di tirocinio nelle aziende e per metà di studio accademico rivolto ai diplomati delle scuole superiori che si affianca a quello uni- versitario. L'obiettivo è aumentare esponenzialmente nei prossimi anni gli iscritti agli istituti tecnici, che in base alle statistiche sono quelli che garantiscono a un'alta percentuale di diplomati di trovare lavoro in poco tempo. Investire quindi in tecnologie, nei laboratori e nell’orientamento dei ragazzi. Gli Its in molte regioni, soprattutto al sud, sono ancora un’esperienza "di nicchia". Le cose cambieranno (forse).

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I sindacati della scuola apprezzano le parole di Draghi

Giudizio sostanzialmente positivo dai sindacati della scuola al discorso di Mario Draghi al Senato, del quale sono stati apprezzati i precisi passaggi sulla scuola, indicata come "una priorità" nel programma del governo per il Paese: bene puntare sul ritorno in presenza e sulla sicurezza degli istituti; apertura anche a discutere dei recuperi e rimodulazione del calendario scolastico (ma differenziando tra zone e istituti, non decisioni calate dall'alto); unico neo forse un mancato accenno alla stabilizzazione dei docenti precari, visto che il premier aveva auspicato un nuovo anno scolastico senza cattedre vuote. In ogni caso, Draghi - e il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi - sono ora attesi alla prova dei fatti nella declinazione pratica del programma.

"Nel discorso c'erano molti passaggi interessanti, dall'ambiente all'attenzione prestatata alla scuola e alla scienza di base. Ma bisognerà vedere ora ciò che verrà messo in campo dai diversi ministeri", dice Francesco Sinopoli (Flc Cgil) ad askanews: "L'obiettivo del ritorno in presenza anche per noi è fondamentale: la valutazione che fa Draghi noi l'abbiamo fatta da mesi. Per raggiungerlo vanno messe in campo alcune azioni fondamentali: controllo dei dati, monitoraggio, tracciamenti, rafforzare il trasporto scolastico dedicato, presìdi sanitari a scuola, aggiornamento dei protocolli di sicurezza per le nuove varianti. Sui recuperi ribadiamo che vanno fatti in modo differenziato: non c'è la stessa necessità in tutta Italia e infatti non mi pare che abbia detto che servano per tutti generalizzati. Serve un piano mirato, non si esaurisce un recupero vero degli apprendimenti in due settimane".

L'unica certezza è che la scuola e la formazione di studenti e docenti rientrano tra le "priorità" elencate da Mario Draghi nel suo discorso al Senato: è un buon punto di partenza.

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