Martedì, 27 Luglio 2021
Scuola

Licei brevi, diploma in quattro anni: al via la sperimentazione in 100 classi

"Dal prossimo 30 settembre le scuole superiori che vorranno provare questo percorso (un anno in meno) potranno presentare i progetti", scrive la Repubblica

Dal prossimo anno scolastico, 2018/2019, partiranno i cosiddetti "licei brevi": quattro anziché cinque anni di liceo per sfornare diplomati appena 18enni come accade già nel resto d’Europa, in Inghilterra, Francia, Spagna e negli istituti tecnici tedeschi. Il decreto che dà il via alla sperimentazione è stato firmato pochi giorni fa dalla ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli.

La bozza lasciata dall’ex ministra Stefania Giannini limitava la sperimentazione a sole sessanta classi. Il nuovo provvedimento amplia invece la platea a cento scuole, ma sarà possibile attivare al massimo una classe sperimentale per istituto. Le scuole che sono interessate al percorso dovranno inviare dal 1 al 30 settembre 2017 un progetto didattico articolato che sarà attentamente valutato da un’apposita commissione tecnica ministeriale.

Licei brevi, maturità in 4 anni: come funziona

Come spiega nel dettaglio il quotidiano la Repubblica, il nuovo corso di studi quadriennale dovrà garantire - attraverso la flessibilità didattica e organizzativa - l’insegnamento di tutte le discipline previste dall’indirizzo di riferimento in modo da assicurare ai ragazzi il raggiungimento degli obiettivi di apprendimento e delle competenze previste per il quinto anno di corso, ma entro quattro anni. E l’esame di Stato? Rimane lo stesso e identico sarà anche il diploma finale conseguito dagli alunni. In questo senso sarà necessario rimodulare il calendario scolastico: da circa novecento ore annue per 5 anni si potrebbe passare a 1.000-1.050 ore per quattro anni nei licei. Agli studenti del liceo quadriennale occorrerà garantire, inoltre, l'insegnamento di almeno una disciplina non linguistica con metodologia "Clil" – interamente in lingua straniera – a partire dal terzo anno e la valorizzazione delle attività laboratoriali, oltre che l'utilizzo di tecnologie didattiche innovative.

Sarà compito di un Comitato scientifico nazionale valutare l'andamento nazionale del Piano di innovazione attraverso una relazione annuale che sarà trasmessa al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Il Comitato verrà nominato dal ministro dell'Istruzione e dovrà individuare le misure di accompagnamento e formazione a sostegno delle scuole coinvolte nella sperimentazione. A livello regionale, invece, saranno istituiti i Comitati scientifici regionali che dovranno valutare gli esiti della sperimentazione, di anno in anno, da inviare al Comitato scientifico nazionale.
 

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