Sabato, 27 Febbraio 2021

Nuovo Dpcm: che cosa succede con le scuole

La ministra Azzolina insiste per tenerle aperte, una linea condivisa da M5s e Italia Viva. Ma nella maggioranza non mancano le resistenze. Una fonte del governo all'AdnKronos: "L'Rt di alcune regioni alla fine prenderà il sopravvento"

Foto di repertorio

Che cosa ne sarà delle scuole se Conte dovesse decidere di varare (forse già ai primi di novembre) un nuovo Dpcm? Una delle due ipotesi allo studio dell’esecutivo è quella di chiudere tutto (o quasi tutto) per almeno un mese: una sorta di lockdown morbido che prevederebbe la serrata di tutte le attività non essenziali, fatta eccezione per fabbriche, scuole materne ed elementari e negozi dei generi di prima necessità. Sulla scuola però i pareri all’interno della maggioranza non sono allineati. La ministra dell’Istruzone Lucia Azzolina spinge per tenerle aperte sulla scia di quanto deciso da Germania e Francia, il premier Conte ha qualche perplessità. Nelle ultime settimane il presidente del consiglio ha ripetuto spesso che la scuola è un asset fondamentale del Paese e che per questo avrebbe cercato di salvaguardare fino all’ultimo il diritto all’istruzione in presenza. Già con l’ultimo Dpcm, disponendo la didattica a distanza al 75% per gli alunni delle superiori, l’esecutivo ha però dimostrato che qualche perplessità sul contributo della scuola all’aumento dei contagi inizia a serpeggiare. E il rischio che le scuole aperte possano in parte neutralizzare gli effetti di un eventuale lockdown è troppo alto.

Scuole: la riunione tra Conte e Azzolina

Secondo AdnKronos, proprio per fare il punto della situazione, nelle scorse ore il premier e i capi delegazione di maggioranza hanno incontrato la ministra dell’Istruzione. La linea dell’Azzolina sarebbe condivisa dai 5 Stelle. Per il il capo delegazione grillino, Alfonso Bonafede " la scuola è l'ultima cosa che il governo deve chiudere". Una posizione condivisa anche da Italia Viva. "I nostri ragazzi, tutti, hanno bisogno della scuola in presenza", ha detto ieri Teresa Bellanova. E oggi la ministra della Famiglia Elena Bonetti ha lanciato un appello per tornare alla didattica in presenza anche alle superiori augurandosi "che si faccia realmente tutto il possibile per riaprirle. È un invito accorato, davanti al rischio di imporre ai nostri figli un vuoto formativo che non potranno più colmare. Non possiamo strappare loro opportunità e futuro. È un prezzo troppo alto da pagare".

Conte: "La cresicita dei contagi mette in discussione la didattica in presenza"

Ma che le scuole siano a rischio chiusura lo ha ammesso lo stesso premier ospite oggi al Festival de Il Foglio: "La curva sta subendo una impennata così rapida che rischia di mettere in discussione la didattica in presenza, alcuni presidenti di regione lo hanno fatto, non è il nostro obiettivo, noi continuiamo a difendere fino alla fine la didattica in presenza. Ma dobbiamo mantenerci vigili per seguire e assicurare la tutela della salute de tessuto economico". 

Azzolina: "Senza scuola il Paese diventa più debole"

Ma la ministra dell'Istruzione non cede.  "Tenere le scuole aperte - scrive Azzolina su facebook - significa aiutare le fasce più deboli della popolazione. Significa contrastare l'aumento delle disuguaglianze, un effetto purtroppo già in corso, a causa della pandemia. Significa tutelare gli studenti, ma anche tante donne, tante mamme, che rischiano di pagare un prezzo altissimo". In mezzo a tante incognite - prosegue la ministra -, una certezza c'è: la chiusura delle scuole non produce gli stessi effetti per tutti. La forbice sociale si allarga, il conto lo pagano i più deboli - sottolinea - Ci sono poi territori in cui la chiusura delle scuole è sinonimo di dispersione scolastica. E la dispersione scolastica - chiamiamo le cose con il loro nome - equivale all'abbandono dei ragazzi. Ampliare il divario tra famiglie benestanti e famiglie svantaggiate è una responsabilità enorme. Dobbiamo esserne consapevoli. La scuola è futuro. Senza scuola il Paese diventa più debole".

Scuole aperte anche in lockdown? I dubbi all'interno del governo

La linea della ministra Azzolina non coincide con quella più rigorista del ministro della Salute, Roberto Speranza. La fotografia settimanale dell'Istituto Superiore di Sanità di oggi è drammatica: 11 regioni a rischio (con Lombardia e Piemonte che oltrepassano la soglia del Rt2) e uno scenario in evoluzione verso il 4, quello peggiore. Un allarme ovviamente recepito dal ministro della Salute ma anche dal Pd.

"La Azzolina vuole tenere aperte le scuole a prescindere – dice una fonte di governo ad AdnKronos - ma l’Rt di alcune regioni, alla fine, prenderà il sopravvento. Difficile non prendere una decisione di buon senso se gli ospedali vanno in sofferenza".

coronavirus scuola ansa-2-2

Per ora comunque resta tutto com’è. A decidere ulteriori strette sulla didattica sono i governatori regionali come stabilito dall’ultimo Dpcm. Una possibilità già 'utilizzata' dalla Puglia di Michele Emiliano e dalla Campania di Vicenzo De Luca, che oggi ha deciso una ulteriore stretta sulle scuole dell'infanzia. Ma certo, se la curva non dovesse flettere il governo sarà chiamato a decidere anche sulla scuola.

Il piano B di Conte

A meno che Conte non decida di adottare il "piano B", quello più soft, una strada che prevede chiusure a livello regionale e comunale, incentivi allo smart working nel pubblico e nel privato e paletti per gli spostamenti interregionali, sempre con il modulo di autocertificazione. In tal caso sarebbero governatori e sindaci, in concerto con il governo, a farsi carico delle decisioni più importanti, compresa quella sulle scuole.

Lopalco: "Le scuole sono aggregatori sociali, se il virus circola è un problema"

E sulla chiusura delle scuole in mattinata è intervenuto anche l'epidemiolgo Pier Luigi Lopalco, assessore alla Sanità della Puglia, che ospite di 'Coffee Break', su La7, ha difeso la decisione della Regione."Ho deciso io di chiudere le scuole. Gli istituti sono degli aggregatori sociali e se il virus circola è un problema perché tutto si muove intorno alla scuola: le famiglie si incontrano e poi tornano a casa e si amplifica la circolazione dei contagi. Le scuole in Puglia staranno chiuse 2 settimane non credo che una generazione, come molti dicono, avrà dei problemi. Potranno recuperare magari a Natale". 

Tenere le scuole aperte significa aiutare le fasce più deboli della popolazione. Significa contrastare l’aumento delle...

Pubblicato da Lucia Azzolina su Sabato 31 ottobre 2020

Dpcm: il lockdown morbido anticipato ai primi di novembre?

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