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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
L'intervista

Riparte la scuola: "Dad è stata devastante. Regioni scaricano sul Governo loro responsabilità"

Laura Scalfi, membro del Comitato Scuola di Azione, spiega a Today i problemi della ripartenza scolastica: mense e trasporti

"Il problema di come far ripartire la scuola non è la scuola in sé, ma quello che c’è intorno. A partire dai trasporti, che sono competenza delle Regioni, per cui, quando queste chiedono la Dad o fanno la voce grossa per rimandarne l’apertura, non fanno altro che scaricare sul Governo una loro responsabilità. In due anni di pandemia Covid la questione non è stata governata, ma resta imputabile ai governi locali: regionali e provinciali. Ecco perché dico che, su Dad e riapertura delle scuole, le Regioni stanno facendo come Ponzio Pilato".

Lo dice a Today Laura Scalfi, direttore generale dell’istituto scolastico Giuseppe Veronesi di Rovereto e membro del comitato scuola di Azione. Mentre il Governo sta ragionando sul modo di riprendere la formazione scolastica in presenza, Scalfi spiega come in due anni si sia fatto poco per migliorare le condizioni di sicurezza e non ha dubbi: la Dad non è più una via percorribile.

"Io penso che avevano la possibilità di dotare le scuole di sistemi come quelli della ventilazione meccanica ad esempio. Alcune scuole hanno fatto molto, altre meno. Ma sui trasporti c’è ancora molta confusione. Qualche corsa è stata aumentata ma a macchia di leopardo".

Laura Scalfi-2

Oggi però si va verso un ritorno a scuola in presenza.
"Sono d’accordo che la scuola riapra il 10 gennaio. Mi sembra anche che l’escalation dei contagi da Omicron sia avvenuta nel momento in cui c’è stato il liberi tutti. Ad esempio a Capodanno, Natale, o comunque quando i ragazzi hanno vissuto più la loro socialità. Ritardare il rientro a scuola e poi lasciare liberi i ragazzi in tutte le altre occasioni, mi sembra un controsenso. Mi pare invece evidente che la scuola non è il luogo in cui i contagi sono esplosi".

Però non c’è dubbio che il ritorno a scuola dei più giovani faccia sempre un po’ paura. Ci sarà un motivo.
"Perché fa paura quello che c’è intorno alla scuola e che non è mai stato oggetto di programmazione: trasporti, che sono l’anello debole e le mense scolastiche. Non è stato programmato e ben governato come a scuola ci si arriva e dove si mangia".

Se il trasporto pubblico è l’anello debole, cosa si è sbagliato?
"Abbiamo sempre regolato i contratti dei mezzi pubblici pagandoli sulla base dello stipendio degli autisti e dei chilometri. Nel momento in cui serviva incrementare le corse per via del distanziamento, siamo andati avanti con vecchi modelli contrattuali, quando invece, per gestire un’emergenza, bisognava ragionare in altri termini. Avevamo bisogno di più corse e posti più scaglionati, ma non si poteva pensare di aumentare le corse con quella formula contrattuale. Bisognava organizzarsi".

Quale alternativa?
"Fare contratti con vettori privati. Dire loro: "Bene, io vi pago in modo da poter fare impresa". Perché abbiamo preferito mettere in cassa integrazione gli autisti, quando avevamo tante imprese che facevano trasporto turistico ferme a terra. Sarebbe stato più efficace e efficiente. E poi servono misure preventive ovviamente: Noi abbiamo comprato autonomamente mascherine Ffp2 a tutti gli studenti e lunedì le distribuiremo a chi non ce le ha fino a fine scorta".

Come guarda all’idea della quaranta per fasce d’età?
"Credo nasca dalla modalità di socialità di bambini per cui è chiaro che i bambini più piccoli fra di loro hanno contatti continui che non hanno i più grandi e più consapevoli. La cosa mi convince se si fanno poi tutte quelle azioni di prevenzione come il ricambio dell’aria, le mascherine e l’igienizzazione delle aule".

Basta Dad?
"Ne abbiamo fatta abbastanza con effetti devastanti. Noi abbiamo avuto casi con disturbi alimentari importanti e casi di autolesionismo. I più fragili poi tendono a perdersi e a settembre i ragazzi sono tornati a scuola con una carica di aggressività che non avevo mai visto prima. Sotto forme diverse, ma il disagio è evidente. I ragazzi non sono stati bene nella didattica a distanza".

Eppure ci sono scienziati che dicono che fare due setitmane in più o in meno a scuola non cambia molto.
"Se è per questo ho sentito anche dire che perdere tre mesi di scuola non incide sull’apprendimento. Se è così, allora mi chiedo perchè mai abbiamo sempre fatto nove mesi di scuola all’anno. È come dire che la scuola non serve a nulla. Io invito a non ragionare sui tempi della didattica, ma su come andarci in sicurezza. Se poi Cts mi dice, obtorto collo, che si deve stare a casa, poi però si lavora per allungare il calendario scolastico".

Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione nazionale presidi (Anp) ha invitato a non demonizzare la Dad.
"Non la demonizzo se significa passare una percentuale di ore in modalità integrata. Penso agli studenti sportivi, per i quali può essere utile a mantenere un buon equilibrio fra la loro passione e l’attività scolastica; penso ai casi di malattia; possono anche esserci dei moduli in cui si integra una parte di attività in sede con la parte a distanza. Può anche essere utile per accrescere l’autonomia e la responsabilizzazione degli studenti, ma la Dad non può essere la regola. Di sicuro è inattuabile per i bambini piccoli".

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