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Venerdì, 20 Maggio 2022
le novità

Il Governo mette mano alla scuola: come cambierà il reclutamento dei docenti

Entro il 2024 previste 70mila assunzioni di ruolo: percorsi "certi" per insegnare, concorsi annuali e formazione continua

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alle nuove regole per il reclutamento dei docenti della scuola secondaria. La riforma approvata oggi dal Governo all'interno del decreto legge sul Pnrr poggerà su tre direttive e intende assumere entro il 2024 i primi 70mila insegnanti. Prevista inoltre anche la nuova scuola di alta formazione per dirigenti, insegnanti e personale ATA. Cosa cambia in concreto per l'assunzione dei docenti?

Le novità per l'assunzione dei docenti

La riforma del Governo poggia su 3 direttrici:

  • Percorsi certi per chi vuole insegnare;
  • Una definizione più chiara degli obiettivi e delle modalità della formazione dei docenti durante tutto il loro percorso lavorativo;
  • Concorsi annuali per reclutare i docenti;

"Oggi facciamo un ulteriore passo avanti per dare stabilità al sistema d'Istruzione - ha detto il ministro Patrizio Bianchi - Prevediamo un percorso chiaro e definito per l'accesso all'insegnamento e per la formazione continua dei docenti lungo tutto l'arco della loro vita lavorativa. Puntiamo sulla formazione come elemento di innovazione e di maggiore qualificazione di tutto il sistema. Entro il 2024 prevediamo 70.000 immissioni in ruolo, attraverso concorsi che saranno banditi con cadenza annuale. Gli insegnanti sono il perno dei nostri istituti e devono avere un quadro strutturato di inserimento, il giusto riconoscimento professionale e strumenti che consentano un aggiornamento costante, indispensabile per svolgere il loro compito di guida delle nuove generazioni. Al centro di questa riforma c'è un'idea precisa di una scuola aperta e inclusiva, che stiamo costruendo con le risorse del Pnrr a disposizione e con il dialogo con tutti gli attori coinvolti".

Per formazione iniziale, abilitazione e accesso all'insegnamento nella scuola secondaria sono previsti: 

  • Un percorso universitario abilitante di formazione iniziale (corrispondente ad almeno 60 crediti formativi), con prova finale;
  • Un concorso pubblico nazionale con cadenza annuale;
  • Un periodo di prova in servizio di un anno con valutazione conclusiva.

Il percorso di formazione abilitante si potrà svolgere dopo la laurea oppure durante il percorso formativo in aggiunta ai crediti necessari per il conseguimento del proprio titolo. In più, è previsto un periodo di tirocinio nelle scuole. Nella prova finale verrà compresa una lezione simulata, per testare, oltre alla conoscenza dei contenuti disciplinari, la capacità di insegnamento. L'abilitazione consentirà l'accesso ai concorsi, che avranno cadenza annuale per la copertura delle cattedre vacanti e per velocizzare l'immissione in ruolo di chi vuole insegnare.

I vincitori del concorso saranno assunti con un periodo di prova di un anno, che si concluderà con una valutazione tesa ad accertare anche le competenze didattiche acquisite dal docente. In caso di esito positivo, ci sarà l'immissione in ruolo. Durante la fase transitoria, coloro che non hanno già un percorso di tre anni di docenza alle spalle ma vogliono insegnare potranno conseguire i primi 30 crediti universitari, compreso il periodo di tirocinio, per accedere al concorso. I vincitori completeranno successivamente gli altri 30 crediti e faranno la prova di abilitazione per poter passare di ruolo.

La Formazione continua dei docenti

La formazione in servizio dei docenti diventa continua e strutturata in modo da favorire l'innovazione dei modelli didattici, anche alla luce dell'esperienza maturata durante l'emergenza sanitaria e in linea con gli obiettivi di sviluppo di una didattica innovativa previsti nel Pnrr. La formazione sulle competenze digitali e sull'uso critico e responsabile degli strumenti digitali sarà parte della formazione già obbligatoria per tutti e si svolgerà nell'ambito dell'orario lavorativo. Viene poi introdotto un sistema di aggiornamento e formazione con una pianificazione su base triennale che consentirà agli insegnanti di acquisire conoscenze e competenze per progettare la didattica con strumenti e metodi innovativi.

Questa formazione sarà svolta in orario diverso da quello di lavoro e potrà essere retribuita dalle scuole se comporterà un ampliamento dell'offerta formativa. I percorsi svolti saranno anche valutati con la possibilità di accedere, in caso di esito positivo, a un incentivo salariale. I percorsi di formazione continua saranno definiti dalla scuola di alta formazione che viene istituita con la riforma e si occuperà non solo di adottare specifiche linee di indirizzo in materia, ma anche di accreditare e verificare le strutture che dovranno erogare i corsi, per garantirne la massima qualità. 

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