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Domenica, 23 Gennaio 2022
La polemica / Italia

I bambini vaccinati costretti a fare quarantena e Dad come se fossero no vax

Se hanno tra i cinque e gli 11 anni, devono comunque osservare le stesse regole dei non vaccinati. Per gli adulti non è così

I loro genitori hanno vinto ogni resistenza e paura in nome della scienza. Lo hanno fatto per proteggere i piccoli e la comunità scolastica ma soprattutto per evitare loro i danni gravissimi che la pandemia ha provocato in questi due anni. Due anni fatti di didattica a distanza e isolamento in casa i cui effetti forse diventeranno chiari tra qualche tempo. Hanno deciso di vaccinarli nonostante tutto per permettere loro di tornare a scuola e vivere una vita normale. Le nuove regole che riguardano la quarantena e la Dad sembra però non volerne tenerne conto.

La differenza delle quarantene tra bambini e adulti 

Secondo il decreto legge dello scorso 7 gennaio, a cui è seguita una nota operativa dei ministeri dell'Istruzione e della Salute, i bambini tra i cinque e gli 11 anni vaccinati dovranno comunque osservare una quarantena di dieci giorni, con un tampone alla fine, nel caso in cui nella loro classe ci siano stati due casi positivi. In pratica valgono per loro le stesse regole che valgono per i bambini non vaccinati. Dieci giorni chiusi in casa e costretti a fare la Dad anche se hanno fatto entrambe le dosi da meno di 120 giorni. Una disposizione in contrasto con quella che riguarda gli “adulti” che prevede l'auto-sorveglianza secondo la circolare del ministero della Salute dello scorso 30 dicembre. Se per coloro che superano gli 11 anni le regole sono cambiate in tema di quarantena, per evitare in pratica di paralizzare il Paese, per i bambini al di sotto degli undici anni questa regola non vale.

Una decisione che ha creato anche imbarazzo tra i pediatri che si trovano di fronte a due indicazioni contrastanti. E c'è tra loro chi non trova alcun fondamento in questa decisione tanto da non sentirsi in obbligo di imporre la quarantena per i piccoli che sono stati a contatto con positivi ma senza sintomi. L'unico fondamento in questa scelta può essere ricercato nel basso numero di vaccini effettuati per i piccoli in quella fascia d'età. Le vaccinazioni, partite intorno alla metà di dicembre nelle varie regioni, sono al momento ferme al 2,4% per il ciclo completo, e al 18,4% per la prima dose. L'indicazione sulle quarantene dei due ministeri probabilmente non ha deciso di adeguarsi all'eventualità che i piccoli siano vaccinati aspettando dei numeri più alti di copertura.

Una scelta che ha però mandato nello sconcerto i genitori dei bambini vaccinati che speravano di evitare loro altri danni dovuti all'isolamento domiciliare e alla didattica a distanza. Sono addirittura spuntate delle petizioni online su Change.org contro questa decisione. Una scelta che al momento mette in difficoltà anche i dirigenti scolastici che non sanno a quale indicazione fare riferimento nel caso in cui i medici di famiglia decidano comunque di non imporre la quarantena per i piccoli. La loro premura è quella di non impedire ai piccoli vaccinati di andare a scuola a fronte di un parere medico positivo. Questa fase di stallo è comunque destinata a durare abbastanza. Almeno fino a quando non si sarà raggiunto un numero sufficiente di vaccinazioni nelle classi. Al momento le regioni più avanti rispetto alla prima dose di vaccinazioni pediatriche sono la Puglia, con il 33% della platea vaccinata, il Molise (26,4%) e Calabria (23,9%) ma ci sono anche regioni come le Marche ferme all'8,6%.

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