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Mercoledì, 1 Febbraio 2023

Andrea Maggiolo

Giornalista

Poche regole chiare: quante ombre sul rientro a scuola

Tra venti giorni si torna in classe e dopo due anni (quasi) di pandemia non ci sono tutte le "regole" chiare per l'anno scolastico 2021/2022. Sembra incredibile, val la pena ribadirlo: le vacanze volgono al termine e sono più i punti di domanda che le certezze. L'improvvisazione non è accettabile, non più. In quali casi scatterà la Dad? Ci sono regole in vista, non modificabili poi in corso d'opera, per quel che riguarda eventuali tamponi a docenti e personale scolastico? Forse arriverà una circolare ad hoc, forse no, non si sa.

Il green pass "non è una misura punitiva, ma uno strumento fondamentale per la ripresa delle lezioni in sicurezza, che tutela soprattutto i più fragili e la scuola stessa, bene collettivo che tutti siamo chiamati a difendere con responsabilità". Sulla sua applicazione "il ministero ha già mandato una nota esplicativa alle scuole" scrive in una lettera al Corriere della Sera il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi. Lettera che trova ampio spazio su uno dei più importanti quotidiani nazionali, ma che regala poche sicurezze. E anche per quegli aspetti della vita scolastica per la quale le regole ci sono, a volte è la loro praticabilità a far alzare più di un sopracciglio.

La riapertura della scuola a settembre "sarà un momento importante per tutti noi, soprattutto per le nostre studentesse e i nostri studenti. Lo sarà ancora di più quest'anno, dopo i lunghi mesi di pandemia", dice oggi Bianchi. Con questa "chiara consapevolezza siamo al lavoro da tempo per preparare la ripresa delle lezioni, con risorse economiche e regole definite insieme alle autorità sanitarie e alle altre istituzioni competenti". "Il governo ha approvato un decreto legge con il quale ha stabilito che le attività didattiche si svolgeranno in presenza", ha definito "le regole su mascherine e distanziamento e stabilito, con l'intesa di tutti, l'obbligo di green pass per il personale scolastico" ricorda. Il quadro delle misure per la ripartenza in presenza e in sicurezza "comprende anche il Piano scuola, approvato con il parere favorevole di Regioni ed enti locali in conferenza unificata, e il protocollo di sicurezza firmato con i sindacati". "Il quadro delle misure per la partenza c'è ed è chiaro" assicura Bianchi.

Il problema è che non basta un quadro chiaro, e seppur ammirevoli i buoni propositi non bastano a famiglie e studenti che non sanno che cosa li aspetta tra 20 giorni o poco più. Già, perché giugno, luglio e agosto non sono bastati per stilare norme precise. Magari poche, ma fisse, chiare. Se quando suonerà la prima campanella, saremo rimasti ancora solo agli emendamenti non approvati, ai protocolli e agli auspici, le regole potrebbero arrivare con un decreto che entrerà in vigore solo ad anno scolastico inoltrato. Non benissimo.

La conversione in legge in Parlamento dell’emendamento al decreto del 6 agosto annunciato dalla sottosegretaria all’istruzione Barbara Floridia e atteso da presidi, insegnanti e sindacati quasi sicuramente non avverrà in tempo per il 13 settembre, data di avvio delle lezioni nella maggior parte delle scuole italiane.

Sul distanziamento in aula toccherà ai presidi districarsi e ragionare, con le diverse sensibilità del caso, tra le diverse interpretazioni della norma contenuta nel decreto. Nella nota firmata da Stefano Versari, braccio destro del ministro Patrizio Bianchi, si legge che mantenere il metro di distanza tra i banchi è una "raccomandazione". In quelle scuole in cui non fosse possibile rispettarla è escluso "l’automatico ritorno alla didattica a distanza", ma basteranno diverse misure di sicurezza. Quali? Boh.

Capitolo green pass: il Ministero spiega che i presidi dovranno scaricare l’App sullo smartphone ma per ora non devono farsi consegnare la copia cartacea. I presidi chiedono che la responsabilità del controllo passi alle Asl e vogliono che vengano tolte le sanzioni a loro carico per mancato controllo. Come hanno spiegato i dirigenti scolastici, inoltre,  le scuole spesso hanno molte sedi, quelle con una sola sede sono pochissime. Questo vuol dire mettere in quelle sedi delle persone per effettuare i controlli e non solo alla prima ora perché c’è chi entra anche alla seconda ora o anche dopo. "Alle 8 i ragazzi entrano e necessitano di un insegnante in aula: non possono rincorrere una rilevazione, ci sono scuole con 16 plessi, docenti che arrivano in diverse ore e si distribuiscono in diverse strutture" spiegano dalla Cisl. Non è fattibile, in sintesi, al netto delle valutazioni personali.

Al via c'è, a proposito, l’iniziativa nazionale per dimezzare il numero di alunni per classe, garantire lezioni in sicurezza e rispetto del distanziamento sociale, cui seguirà una Class Action: a proporla è il sindacato Anief, dopo avere deciso di non sottoscrivere il Protocollo sulla sicurezza prodotto dal Ministero che a settembre imporrà il green pass al personale e lascerà però inalterate le condizioni delle aule scolastiche per il terzo anno consecutivo di pandemia.

Il commissario all’emergenza Francesco Paolo Figliuolo ha detto di essere favorevole alla proposta di fornire mascherine Ffp2 agli studenti che vanno a scuola con i mezzi pubblici. Un auspicio, nulla più, a parte poche realtà. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Enrico Giovannini ha stanziato 600 milioni per gli scuolabus con l’obiettivo di metterli a disposizione anche degli studenti delle scuole superiori. Ma per l'organizzazione dei trasporti scolastici serve tempo, non si fa dall'oggi al domani. E il tempo scarseggia.

Che a fine agosto non ci siano certezze assolute per le famiglie e per gli studenti, dopo così tanti mesi, non è un buon viatico per il nuovo anno scolastico. Si viaggia a vista, tra protocolli, note e circolari che provano ad anticipare e analizzare le questioni più complesse e sfaccettate.

E per quel che riguarda l'areazione delle classi? Il ministero suggerisce di aprire le finestre, anche d'inverno (geniale). E poi siano le singole scuole a dotarsi di condizionatori e filtri (quanti? di che tipo?). 

La speranza, forte, è che la didattica a distanza sia solo un ricordo del passato e che non abbia più ragion d'essere nel 2021/2022. Staremo a vedere. 

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