Venerdì, 7 Maggio 2021
I dati che non ci sono

"Non ci sono le condizioni per riaprire le scuole al 100%"

I sindacati di categoria contro la proposta del governo di riapertura totale degli istituti scolastici nelle regioni gialle e arancioni prevista per lunedì 26 aprile. Le Regioni: "Diversificare gli orari di accesso"

Aule sovraffollate, trasporto pubblico locale insufficiente, mascherine non adeguate, campagna vaccinale interrotta precocemente: con queste premesse da lunedì prossimo riapriranno la quasi totalità delle scuole e sono i sindacati di categoria a sottolineare le criticità durante la riunione tecnica che si è tenuta al Ministero dell'Istruzione con il capo di gabinetto di Bianchi, Luigi Fiorentino).

Sul tavolo l'aggiornamento del Protocollo di sicurezza i nodi già ben noti: al momento del ritorno in aula si ripresenterà il noto problema del sovraffollamento delle strutture, così come quello del trasporto pubblico locale insufficiente con la palla che passa a Comuni e Regioni. Sul fronte dei dispositivi di protezione i sindacati puntano il dito anche contro la mancanza di mascherine Ffp2 necessarie contro le varianti e contro la campagna di vaccinazione dei professori interrotta dopo i problemi con Astrazeneca..

"Ci troviamo davanti a un atto di volontà politica non supportato da condizioni reali. Prima di decidere la riapertura al 100% in presenza bisogna riprendere subito la campagna di vaccinazione, rinnovare i protocolli di sicurezza, effettuare tracciamenti, anche a campione, valutare i dati dei vaccinati, ancora non disponibili. In caso contrario non c`è alcuna garanzia per studenti e personale scolastico", ha commentato Francesco Sinopoli, segretario generale della FLC CGIL.

In pratica secondo i sindacati non ci sono le condizioni per riaprire al 100% le scuole. Tra le voci critiche all'apertura senza se e senza ma anche il presidente dei presidi, Antonello Giannelli, che chiede che venga lasciata l'autonomia ai singoli istituti di stabilire la percentuale di studenti che deve frequentare. 

Tra le voci critiche quella di Vito Pecoraro, preside dell'Istituto alberghiero 'Pietro Piazza' di Palermo, la più grande scuola d'Italia con 2.600 studenti, 350 docenti e 120 Ata: "Impossibile riparire perché il rischio è quello di un'impennata dei contagi ed è mio dovere garantire la sicurezza della comunità scolastica" spiega senza giri di parole.

"Con il ritorno al 100 per cento in presenza non arriviamo a 70 centimetri di distanza l'uno dall'altro - spiega Pecoraro - Capisco che si voglia trasmettere l'idea di una ripartenza del Paese, ma chiedere alle scuole, per l'ultimo mese, di compiere questo passo è un rischio che non comprendo. Credo che sia più opportuno proseguire così, fare gli esami e durante l'estate lavorare intensamente per un avvio del nuovo anno scolastico in presenza".

Riaperture del 26 aprile: il caso delle scuole

Domani è atteso il parere del Cts sui protocolli per la riapertura delle classi, prima di varare il decreto legge. Le disposizioni dei Prefetti le note del Ministero dell'Istruzione caratterizzeranno la cornice di riferimento dell'attività delle scuole. In particolare per il trasporto pubblico sarà la Conferenza Stato-Regioni a dover decidere come impegare i 300 milioni di euro stanziati dal governo per il trasporto pubblico locale.

"Ho chiesto un incontro al governo per cercare di capire quali soluzioni si possono trovare, conoscendo anche dei limiti, che sono inderogabili, come quelli dei mezzi a disposizione" spiega il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga.

"Non ci sono sufficienti mezzi, nemmeno coinvolgendo tutte le realtà private come ad esempio i bus turistici"

"Tutta l'attività scolastica deve essere riorganizzata per cercare di garantire la massima sicurezza non soltanto dentro l'aula scolastica ma in tutto quello che viene prima e dopo, penso ad esempio alle fermate dell'autobus affollate", chiosa Fedriga.

La proposta potrebbe essere dunque quella di differenziare in modo l'ingresso negli istituti.

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