Scuola, verso il rientro in classe tra "semafori" e studenti universitari in cattedra

In Alto Adige si torna sui banchi il 7 settembre col "semaforo" per seguire l'andamento epidemiologico. Tra le criticità più allarmanti c’è la mancanza di docenti titolari: per questo si valuta di consentire di insegnare nelle materne ed elementari anche agli studenti del quarto anno di Scienze della formazione primaria

Il ritorno a scuola non è lontano: mancano due mesi; tra i primi a tornare sui banchi gli studenti dell'Alto Adige, il 7 settembre 2020, anticipa l’ingresso a scuola anche la Regione Veneto, dove si tornerà tra i banchi l’11 settembre, mentre la maggior parte delle Regioni hanno fissato la data di riapertura delle scuole per il 14-15 settembre. C'è anche chi come la Puglia e la Campania a causa delle scuole utilizzate come seggi elettorali ha posticipato il rientro in classe al 24 settembre. 

In Alto Adige è stata trovata una soluzione "originale" per gestire il rientro fra i banchi, idea che potrebbe ragionevolmente essere replicata anche in altre regioni. Si seguirà infatti l’andamento epidemiologico, gli assessori hanno introdotto un modello di rientro a scuola che si rifà ai colori del "semaforo": si verde (norme più “morbide” su assembramento e igiene, mascherine solo negli spazi comuni) se la situazione resterà sotto totale controllo, migliorando ulteriormente rispetto alle scorse settimane. Giallo (con distanziamento di un metro, obbligo di mascherina e ingressi scaglionati) se si riscontreranno minime criticità. Rosso (nuovo lockdown e didattica a distanza) se l'andamento del contagio tornerà ai livelli di inizio primavera. 

  • Verde: restano sempre valide le regole sull’igiene e il divieto di assembramento, invece le mascherine sono previste solo negli spazi comuni.
  • Giallo: le mascherine sono obbligatorie in tutti gli spazi della scuola, gli ingressi sono scaglionati secondo turni differenti e bisogna mantenere il distanziamento di un metro.
  • Rosso: se la situazione epidemiologica peggiora, si ritorna alla chiusura delle scuole e di conseguenza alla didattica a distanza.

Tra le criticità più allarmanti c’è la mancanza di docenti titolari. Cattedre vacanti ce ne sono sempre state, ma all'inizio dell'autunno raggiungeranno la cifra record di 85mila, a cui vanno aggiunte le oltre 50mila in deroga di sostegno ai disabili. Proprio per far fronte alle carenze di organico, il ministero dell’Istruzione, preoccupato di non riuscire a trovare candidati per riempire i posti da supplente, avrebbe deciso di consentire di insegnare nelle scuole materne ed elementari anche agli studenti del quarto anno di Scienze della formazione primaria: manca l'ufficialità su questo punto. La bozza di ordinanza sulle nuove graduatorie provinciali per le supplenze presentata la settimana scorsa ai sindacati prevede che ogni ordine di scuola (infanzia e primaria), secondo quanto riporta il giornale, sarà diviso in due fasce: la prima sarà riservata ai docenti con abilitazione all’insegnamento, ovvero i docenti che posseggono il diploma magistrale acquisito entro il 2001/2002 e i laureati alla facoltà di Scienze della formazione primaria, mentre nella seconda fascia entreranno gli studenti universitari al quarto e quinto anno di Scienze della formazione primaria, purché abbiano assolto rispettivamente, almeno 150 (quelli frequentanti il terzo anno), 200 (quelli frequentanti il quarto anno) e 250 (quelli frequentanti il quinto anno) crediti formativi entro il termine di presentazione dell’istanza.

C'è sempre attesa per le indicazioni del Comitato tecnico scientifico, frutto anche dei pareri degli epidemiologi. Negli scorsi giorni a Domenico Arcuri, commissario straordinario per l'emergenza Covid, è stata affidata anche la competenza a gestire la ripresa e l'eventuale emergenza nelle scuole. "Piena soddisfazione per la norma inserita nel Decreto Semplificazioni che affida nuove competenze al commissario Domenico Arcuri per supportare la riapertura delle scuole a settembre", lo ha sottolineato la ministra dell'Istruzione, Lucia Azzolina, spiegando che si tratta di "una norma scritta e fortemente voluta dal mio ministero". E "che permetterà, ad esempio, di velocizzare l'iter per l'acquisto e la distribuzione degli arredi scolastici, come i banchi singoli di nuova generazione".

Il centrodestra va invece all'attacco. "Pensavamo che avesse toccato il fondo ma a quanto pare il governo continua a fare danni visto che ha deciso di nominare 'mister mascherine' Arcuri commissario per la riapertura delle scuole. Nel decreto semplificazioni si stabilisce, infatti, che il manager, reduce dagli insuccessi nella distribuzione di mascherine a 50 centesimi, dovrà occuparsi dell'acquisizione e della distribuzione delle apparecchiature e dei dispositivi di protezione individuale, nonché di ogni necessario bene strumentale, compresi gli arredi scolastici, utili a garantire l'ordinato avvio dell'anno scolastico 2020-2021. Se dobbiamo basarci sull'esperienza lockdown, siamo certi che a settembre le scuole italiane continueranno ad avere seri problemi. Rabbrividiamo al pensiero di cosa ci riserva la coppia Azzolina-Arcuri. Se fino a pochi giorni fa eravamo preoccupati per le azioni dissennate del ministro dell'Istruzione, ora siamo terrorizzati per la certezza di un nuovo imminente disastro. Povera scuola e poveri studenti". Lo dichiarano in una nota i senatori di Forza Italia, Giuseppe Moles, Alessandra Gallone e Roberta Toffanin.

Le incognite per l'apertura delle scuole a settembre restano numerose. "Ci sono ancora troppe incognite sulla riapertura della scuola, troppi dubbi che emergono giornalmente - avverte il deputato di Italia Viva Michele Anzaldi, componente della commissione Cultura alla Camera - Se invece delle soluzioni, aumentano gli interrogativi, il 14 settembre si rischia di non mantenere l'impegno a riportare tutti i bambini in classe. Ad esempio c'è la denuncia dell'Associazione nazionale presidi su 1,2 milioni di alunni che ad oggi sarebbero ancora fuori dalle classi: come si risolve questo problema in un mese e mezzo? Governo e Regioni stanno reperendo i locali necessari? Se non si trovano le aule per aumentare i posti disponibili, questi ragazzi non andranno a scuola?". 

"Poi c'è la novità annunciata dal Comitato tecnico scientifico - prosegue Anzaldi - sui test sierologici a tutti i docenti e impiegati della scuola, 1,9 milioni di persone: il Governo e le Regioni sono in grado di fare un numero così alto di test in pochi giorni? Per fare 70mila test dell'indagine seriologica partita a maggio c'è voluto un mese e mezzo, sebbene fossero preventivate 2 settimane per farne 150mila. Tempi incredibilmente più lunghi. Va bene che si trattava dei primi test e che sono emersi numerosi ostacoli, ma davvero qualcuno può assicurare che tra fine agosto e inizio settembre il sistema sia in grado in pochi giorni di fare ben 2 milioni di test e i relativi tamponi che saranno necessari per i positivi? Non c'è il rischio che questi test comportino uno slittamento dell'inizio della scuola, già messo in forse dalla data delle elezioni? E poi: ha senso fare i test a tappeto agli insegnanti, mentre non si potranno fare test a tappeto agli studenti? E' chiaro, infatti, che 8 milioni di test agli alunni sono un numero ancora più insostenibile. Sarebbe rassicurante poter fare il test a tutti, ma occorre fare valutazioni sulle risorse disponibili".

Altra problema. "Molti dirigenti neo assunti stanno rinunciando all'incarico al Nord perché troppo lontani da casa. Alcuni di loro non vogliono rischiare un altro lockdown da soli, lontani dalla famiglia". Lo ha riferito il presidente dell'Associazione Nazionale Presidi, Antonello Giannelli. "Per loro l'aumento di stipendio non vale il rischio del disagio. Ne consegue un problema di perdita di risorse". Insomma, c'è ancora tanto da fare per un ritorno in classe in tutta sicurezza e con organici al completo o quasi.

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Ci sono anche piccole buone notizie, non solo criticità da risolvere. "Lo stanziamento di 236 milioni destinati dal governo alle scuole per i soggetti in situazioni di svantaggio economico per l'acquisto di libri di testo, dispositivi per disabili e ausili scolastici, è una misura di welfare per combattere la povertà in modo finalizzato ed efficace, sul migliore investimento che uno Stato può realizzare, efficace nel tempo e strategico: scuola, cultura e inclusione sociale", ha dichiarato il Presidente nazionale delle Acli, Roberto Rossini, aggiungendo: "Si tratta di un passo avanti importante, da tempo chiediamo l'estensione della cedola libraia per tutti, nella direzione di un universalismo vero del diritto allo studio, che la condizione economica non può neutralizzare". Lo stanziamento deriva dai fondi Programma operativo nazionale che non coinvolgono la totalità delle Regioni. "Un buon inizio che speriamo porti alla cedola libraia per tutti fino ad almeno l'assolvimento dell'obbligo scolastico", ha aggiunto Gianluca Budano, consigliere della presidenza nazionale Acli con delega alle politiche della famiglia e della salute e co-portavoce di investing in Children Italia, concludendo: "Il prossimo passo, intermedio, potrebbe essere la sua estensione per i diversamente abili a prescindere dal reddito, garantendo una vera integrazione scolastica ai nostri ragazzi speciali"

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