Mercoledì, 3 Marzo 2021

Perché il ritorno a scuola il 7 gennaio è ancora un rebus

Il governo lavora per quella data, conferma Conte. La ministra Azzolina chiede comportamenti responsabili per raggiungere quell’obiettivo. Ma le incognite sono ancora molte e i sindacati accusano: si è fatto poco per un rientro in sicurezza

Studenti in protesta contro la didattica a distanza in piazza Castello a Torino (Ansa/Alessandro Di Marco)

Il ritorno a scuola resta ancora una grande incognita. Il governo, lo ha confermato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, sta lavorando per il ritorno alla didattica in presenza dal 7 gennaio. “Abbiamo organizzato dei tavoli con i prefetti per cercare di incrociare, rispetto alle realtà locali, i dati dei trasporti e degli orari di entrata e uscita per evitare degli orari di punta”, ha spiegato il premier ospite della trasmissione “Accordi&Disaccordi” sul Nove. Ma i nodi da sciogliere sono ancora molti, proprio per quanto riguarda trasporti e orari. Temi su cui si continua a dibattere.

Azzolina: "Più responsabili durante le feste, obiettivo è riaprire le superiori"

"Sarà un Natale diverso ma dobbiamo essere ancora di più responsabili: abbiamo un dovere come paese, riaprire le scuole superiori. Più saremo responsabili e cauti durante le vacanze, più quell'obiettivo sarà realizzabile. Invito tutti ad abbracciare il mondo della scuola e a proteggere la nostra scuola essendo responsabili”, ha detto oggi la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina partecipando al Natale digitale del Ministero. 

"Si sta lavorando anche in queste ore insieme alle Regioni, ci sarà a breve un incontro, da un lato per i trasporti, dall'altro lato per tamponi e test rapidi. Sono già partiti i tavoli con i prefetti. Se c'è da ragionare sui trasporti non lo si può fare solo dal punto di vista nazionale, ogni territorio ha le sue esigenze, i tavoli con i prefetti ci aiutano a risolvere le criticità. Inoltre come ministero abbiamo chiesto una corsia preferenziale per la scuola per i tamponi”, ha spiegato Azzolina in una diretta Facebook.

Miozzo: "Il rischio è esterno e non interno alla scuola"

Sulla necessità di tornare a scuola - legata alla prudenza e al rispetto delle norme anticovid durante le feste - spinge anche Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico. Il 7 gennaio dobbiamo tornare a scuola. Sempre se saremo abbastanza prudenti durante le vacanze di Natale. La scuola deve tornare a essere un imperativo culturale sociale ed economico di questo Paese. È vero che il rischio zero non esiste, ma a scuola c’è un rischio controllato. Un rischio accettabile”, ha detto Miozzo parlando durante la conferenza stampa di presentazione del progetto 'A tutela dello studente, per una scuola sicura' promosso dalla Società Italiana di Pediatria, dall'ospedale pediatrico Bambino Gesù, dall'Istituto di Ortofonologia e dalla Fondazione Mite. "Questo tsunami ha investito due istituzioni deboli del nostro Paese: scuola e sanità - ha osservato il coordinatore del Cts - Stiamo facendo una guerra con un esercito debole. Per decenni abbiamo dimenticato di investire". "Le scuole sono state chiuse a marzo perché noi tecnici abbiamo detto che erano elemento a rischio. Ma poi abbiamo introdotto una serie di misure che sono le vere armi che abbiamo per combattere il virus: distanziamento, igiene e mascherine - ha continuato Miozzo - Questa narrazione è rimasta nella mente di qualcuno. Il fatto che ci sia la dad non vuol dire che si debba utilizzarla per forza. Ora come Comitato scientifico stiamo lottando per dire che il rischio è esterno e non interno alla scuola. Ora la soluzione va trovata localmente e in molte aree sta già succedendo”.

Nel corso della conferenza stampa è intervenuto anche Alberto Villani, presidente della Società Italiana di petriatria, che ha letto i dati del progetto pilata sviluppato per avere dati certi sulla reale pericolosità di diffusione di Covid-19 all'interno degli istituti scolastici. La popolazione studentesca ha coinvolto due plessi scolastici per un totale di 1264 soggetti (1094 studenti, 141 insegnanti e 27 addetti del personale): più del 96% del totale, "un'adesione plebiscitaria", ha commentato Villani. Gli screening si sono svolti a inizio settembre e poi sono proseguiti a cadenza mensile. Nel primo round sono stati testati 1099 campioni e solo un soggetto è risultato positivo, nel secondo a fronte di 1075 solo 7 sono risultati positivi e nel terzo, su 1257 test, solo 3 studenti sono risultati positivi. In totale, quindi, 16 alunni distribuiti in 14 classi differenti. "Proseguiremo lo studio - ha concluso Villani- i pediatri sono stati sempre convinti dell'importanza della scuola in presenza, ma era importante accertare che la scuola fosse un luogo sicuro. E questa ricerca lo dimostra". I risultati saranno oggetto di una pubblicazione scientifica.

Cosa è stato fatto per il ritorno a scuola in sicurezza: le critiche dei sindacati

Ma se il rischio non sembra essere interno alla scuola, ma esterno, che cosa è stato fatto finora? Secondo Francesco Sinopoli della Flc Cgil, ben poco. Non riaprire le scuole il 7 gennaio “è la via più semplice”, ha spiegato all’Ansa, “perché non sono stati risolti i problemi che dovevano essere affrontati. La verità è che siamo di fronte all'ennesimo fallimento del sistema Paese sulla scuola; non è stato fatto nulla in questi mesi: le prime responsabilità sono delle Regioni. A fare le spese della terza ondata è sempre la scuola”.

Critiche anche da Cisl Scuola, che lega ancora una volta il rientro a scuola in sicurezza alla questione dei trasporti. “Per la ripresa delle attività scolastiche in presenza non basta stabilire una data, bisogna fare in modo che ci siano le condizioni per rientrare in sicurezza ma ciò non sta avvenendo proprio sul fattore su cui andrebbe posta maggiore attenzione, cioè il trasporto pubblico”, è la posizione della segretaria della Cisl Scuola Maddalena Gissi, per la quale “se i trasporti non sono in grado di reggere il volume di traffico degli studenti e le scuole sono costrette a differenziare gli orari di ingresso e di uscita, è impossibile rispettare il criterio del 75% in presenza. Viene scaricato sulle scuole un problema che non avranno alcuna possibilità di risolvere”.

“Siamo ovviamente favorevoli a un ritorno in classe duraturo e in sicurezza, da valutare con serenità e obiettività. L'autonomia scolastica è, in circostanze come questa, una importante risorsa da valorizzare. Prioritario è, lo ripetiamo, il potenziamento del sistema del trasporto pubblico”, è la posizione del presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli.

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