Giovedì, 28 Ottobre 2021
Scuola

Prof in sciopero, studenti senza esami: cosa succede nelle università italiane

Niente primo appello: questa la protesta messa in atto da oltre 5mila tra professori e ricercatori che hanno aderito allo sciopero contro il blocco degli scatti salariali. E gli studenti sono alle prese con gli inevitabili disagi

Era dagli anni '70 che l'università italiana non si trovava a fare i conti con una protesta così radicale e clamorosa. Quarant'anni dopo, quasi 5500 tra professori e ricercatori hanno deciso di incrociare le braccia proclamando uno sciopero: niente primo appello nel periodo tra il 28 agosto e il 31 ottobre.

Ma la protesta dei docenti va avanti da tempo: è iniziata tre anni fa, con una prima lettera al governo a cui ne hanno fatto seguito molte altre, indirizzate anche al capo dello Stato. A spingere i professori allo sciopero il blocco degli scatti stipendiali tra il 2011 e il 2015 e la richiesta che lo "scongelamento" parta dal primo gennaio 2015, come tutti gli altri pubblici dipendenti, e non dal primo gennaio 2016. I docenti chiedono anche il riconoscimento a fini giuridici del quadrienno 2011-2014, con conseguenti effetti economici solo a partire dallo sblocco datato primo gennaio 2015.

"L'unico modo per far sentire la nostra voce"

"E' il minimo che potevamo fare, ma è un urlo nel deserto", dice a Today il professor Giuseppe Morello, ricercatore del Dipartimento Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali (SAAF) dell'Università di Palermo. Morello gestisce anche una pagina Facebook tramite la quale veicola informazioni circa il Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria, un gruppo nato spontamente in tutta Italia e coordinato da Carlo Ferraro, docente del Politecnico di Torino, che ha indetto lo sciopero. 

"Ci battiamo da anni per il riconoscimento dell'anzianità, bloccata dal 2010. Questo è un danno soprattutto per i più giovani, che non riusciranno mai a recuperare quegli anni, pur avendo lavorato", dice Morello. Lo sciopero coinvolge soltanto il primo appello di questa sessione, "non riguarda assolutamente le commissioni di laurea e non ci sarà nessun problema per chi deve laurearsi", spiega il professore, che poi aggiunge: "Lo sciopero può rientrare solo se il Miur ci convocherà a un tavolo di trattativa, ma ancora nessuno lo ha fatto". Questa protesta "era l'unico modo per far sentire la nostra voce. Molti studenti hanno capito e noi saremmo comunque in sede e sul posto di lavoro in questi giorni per spiegare le nostre regioni. Gli scioperi si fanno creando disagi, per forza", ammette il professor Morello.

I professori si asterranno dal tenere il primo degli appelli degli esami già programmati, per la durata massima di 24 ore, corrispondenti alla giornata fissata per il primo degli appelli che cadano nel periodo 28 agosto-31 ottobre. Tutti gli esami corrispondenti verranno, di conseguenza, spostati all’appello successivo, che si terrà regolarmente. Verrà assicurata in ogni caso la tenuta di almeno un appello degli esami nel periodo 28 agosto-31 ottobre. Nelle sedi in cui i calendari degli esami prevedano un solo appello per gli esami in questo periodo, i docenti si asterranno dal tenere l’appello, per la durata massima di 24 ore corrispondenti alla giornata fissata, ma sarà chiesto alle strutture degli atenei di competenza di fissare un appello straordinario dopo il quattordicesimo giorno dalla data del giorno dello sciopero.

Perché scioperano i professori universitari

La replica del ministro Fedeli

"Stiamo lavorando per creare le giuste condizioni per sbloccare gli scatti", ha detto oggi il ministro dell'Istruzione Valeria Fedeli a Radio24. "Un blocco così lungo non solo non  è giusto ma non valorizza una scelta del paese di tornare a investire sul percorso formativo. Tema che ho presente e su cui stiamo lavorando". Il punto, chiarisce la titolare del dicastero di viale Trastevere, è "che il governo, la sua maggioranza, il Parlamento secondo me devono fare delle scelte di priorità. C'è un nesso tra mettere al centro il futuro positivo di lavoro delle giovani generazioni con i percorsi formativi e quindi con chi questi percorsi formativi li deve garantire, cioè il personale docente". 

E gli studenti?

La protesta è legittima, ha detto il Garante degli scioperi, che però ha stabilito alcuni paletti, a tutela dei diritti degli studenti. Già, gli studenti. Today ha parlato con uno di loro, G.S., all'ultimo anno del corso di laurea magistrare in Italianistica all'Università di RomaTre. "Io come diversi miei colleghi non siamo venuti a conoscenza dello sciopero se non molto tardi - spiega - Per sapere se un professore terrà o meno il suo esame durante il primo appello l'unica soluzione è quella di mandare una mail direttamente al docente e sperare che voglia fornire questa informazione. È inoltre piuttosto difficile comprendere quali siano esattamente le modalità di questo sciopero, c'è molta confusione su questo argomento e per molto tempo ogni persona con cui ne parlavo sembrava sapere particolari diversi".

G.S. deve dare solo due esami per poter finire il curriculum di studi e il suo progetto originale era quello di poterli sostenere nei due appelli di settembre, ma entrambi i corsi prevedono le date negli stessi giorni. "Saltare il primo appello significherebbe per me dover fare due esami nello stesso giorno. Non avendo notizie sulla effettiva certezza di poter sostenere un esame durante  il primo appello, ne ho preparato un solo da fare al secondo, rimandando l'altro alla sessione di gennaio".

Perdere uno dei due appelli di settembre può creare quindi un po' per tutti un problema nell'organizzazione del prospetto esami, "anche se certo bisogna ammettere che il disagio - necessario in ogni forma di sciopero - è in ogni caso abbastanza contenuto, rispetto ad altre forme di protesta" e "va imputato a chi ha costretto parte del corpo docente a scioperare". 

Fedeli contestata all'università La Sapienza | Ansa

"Proteste legittime, ma lo strumento è sbagliato"

"Riteniamo le rivendicazioni di questo sciopero più che legittime, considerata l’inconsistenza degli interventi statali, sollecitati da vari incontri e missive inviate al Ministero come sottolineato dalla piattaforma dei docenti", dice a Today Elisa Marchetti, coordinatrice nazionale dell'Unione degli Universitari.  Tuttavia, "crediamo che l’astensione dagli esami di profitto sia uno strumento di protesta estremamente sbagliato: è inutile produrre un danno diretto agli studenti, che non sono utenti di un servizio, ma parte integrante della comunità accademica e principale componente, non solamente da un punto di vista prettamente numerico", spiega Marchetti, ricordando che "la sessione autunnale è molto speso cruciale per la carriera di molti studenti, e uno sciopero come questo determina il rischio di vedere slitatta la sessione di laurea, o di perdere dei benefici legati al diritto allo studio".

Il blocco degli esami inoltre "rischia di produrre una spaccatura nell’università, invece di creare la coesione necessaria a rilanciare le rivendicazioni contro i principi delle riforme che hanno ridotto l’università allo stato disastroso di oggi" e per l'UDU - che aveva chiesto senza successo al Movimento per la dignità della docenza di rivedere le modalità dello sciopero trovando strumenti più condivisi e che non danneggiassero gli studenti -"sarebbe un errore frammentare il fronte: le battaglie per il diritto allo studio devono andare di pari passo con quelle dello sblocco reale degli scatti stipendiali, con quello del superamento del precariato in università, con la necessità di un reclutamento dei docenti e dei tecnici amministrativi". 

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