Lunedì, 10 Maggio 2021
Ritorno tra i banchi?

La scuola in presenza subito dopo Pasqua?

L'annuncio (a metà) del premier Draghi: il governo pensa al ritorno sui banchi anche in zona rossa, iniziando dai più piccoli. Decisivi saranno i dati sull'andamento dell'epidemia, ma nella maggioranza cresce il fronte No Dad

Foto di repertorio Ansa

Riportare gli studenti in classe (almeno una parte di loro) dopo Pasqua, allentando alcune misure restrittive: un'ipotesi che però è legata all'andamento dell'epidemia in Italia. In sostanza è un annuncio a metà quello fatto dal premier Draghi al Senato per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo: "Se la situazione epidemiologica lo permette cominceremo a riaprire la scuola in primis. Le primarie e quelle dell'infanzia anche nelle zone rosse allo scadere delle attuali restrizioni. E quindi speriamo, speriamo, subito dopo Pasqua".

Scuola in presenza dopo Pasqua? Il piano del Governo

Intanto il tema 'scuola' rimane tra i più caldi sul tavolo del presidente del Consiglio, mentre si fa strada l'ipotesi di riaprire, magari in maniera graduale e facendo sempre i conti con la curva dei contagi. Una cosa è certa, il decreto attualmente in vigore scadrà il 6 aprile, dopo Pasquetta, motivo per cui una decisione va presa in tempi brevi, così da non cogliere le famiglie impreparate con una riaperture ufficializzate ''last minute''. La prossima settimana è prevista una cabina di regia tra le forze della maggioranza per decidere il da farsi.

Durante l'incontro avvenuto ieri tra a Palazzo Chigi tra il premier, i vertici del Cts Silvio Brusaferro e Franco Locatelli, e il ministro della Salute Roberto Speranza, l'argomento del ritorno in aula è stato affrontato in maniera preliminare. I numeri degli ultimi bollettini non sono stati incoraggianti, ma ancora nulla è deciso. Una delle ipotesi che sta circolando maggiormente nelle ultime ore è quella di una mini-proroga delle misure restrittive, che prevedrebbe comunque il ritorno sui banchi anche in zona rossa, per gli alunni della scuola dell'infanzia e della primaria.

Scuola, si allarga il fronte No Dad

Cosa possiamo aspettarci? I dati dei prossimi giorni saranno decisivi, ma tra le fila della maggioranza è chiara la presenza di un massiccio fronte 'No Dad', che spinge per un ritorno in classe, soprattutto dopo l'appello lanciato ieri dalla ministra Elena Bonetti. Nonostante questo, il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi è stato cauto: ''Lavoriamo giorno e notte per poter riaprire. Ho chiesto al Cdm che le scuole siano le prime a riaprire, quanto prima, in condizioni di sicurezza, a partire dai più piccoli che devono essere i primi a poter tornare". Un'idea condivisa anche dal ministro dell'Ambiente Costa e dal presidente della Liguria, Giovanni Toti: "Il Paese dopo Pasqua deve riaprire tutto, scuole, bar, ristoranti, palestre, piscine, teatri, musei, dobbiamo pensare di riaprire a partire dalle scuole".

L'idea è ovviamente quella di riaprire sì, ma in totale sicurezza, motivo per cui Matteo Ricci, sindaco di Pesaro e coordinatore delle Autonomie Locali, ha proposto un monitoraggio periodico: ''Uno screening a tappeto per tutto il mondo scolastico, che deve essere fatto da Stato e Regioni in tutta Italia perché i ragazzi sono fuori dalla campagna vaccinale".

Anche la sottosegretaria all'istruzione Barbara Floridia, senatrice del Movimento 5 Stelle, ha accolto di buon grado l'ipotesi di un ritorno sui banchi dopo Pasqua paventata dal premier: "Le parole del presidente Draghi sulla riapertura degli asili nido e delle scuole dell'infanzia dopo Pasqua sono il riconoscimento della direzione corretta da sempre indicata dal Movimento 5 Stelle e che io stessa ho sostenuto fin dall'inizio del mio mandato da sottosegretaria. Ma soprattutto rappresentano una notizia importantissima per milioni di famiglie e soprattutto per i nostri concittadini più piccoli. Sono fiera del lavoro che stiamo svolgendo al ministero dell'Istruzione per raggiungere questo obiettivo. E soprattutto sono felice che il presidente Draghi e tutto il governo ci stia ascoltando. Ovviamente il lavoro prosegue per tutti gli altri studenti e per aumentare sempre di più la sicurezza nei nostri istituti''.

Una linea che trova d'accordo anche il presidente dell'Anci Antonio Decaro: ''Siamo per la riapertura delle scuole. Infatti dopo il primo decreto Draghi io ho protestato perché venivano chiuse le scuole e si lasciava ai ragazzi la possibilità di uscire la sera. Se il gap di formazione si può superare - ha aggiunto - per i piccoli resta il problema della socializzazione''.

Rientro anticipato per le zone arancioni?

In attesa di scoprire cosa deciderà l'esecutivo, molte Regioni potrebbero non aspettare fino a Pasqua per aprire gli istituti scolastici. Quelle in zona rossa attendono il possibile passaggio all'arancione da lunedì 29 marzo, poi sarà il ministro Speranza a dover firmare le nuove ordinanze che, seguendo le indicazioni del Dpcm, dovrebbero prevedere il ritorno in presenza per asili elementari e medie, mentre per le superiori il rientro sarà tra il 50% e il 75%. Anche se questa ipotesi dovesse tramutarsi in realtà, sarebbe per un breve periodo di tempo: giovedì 1 aprile scattano infatti le vacanze di Pasqua in molti istituti. Vista questa prospettiva le Regioni, che possono imporre misure più restrittive in virtù di un rischi più alto di circolazione del virus, potrebbero anche optare la prossima settimana per un arancione scuro, con aperture miste tra presenza e Dad, rimandando un ritorno più 'massiccio' al 6 aprile.

Scuola, saranno decisivi i dati (e i vaccini)

Ma, come ripetuto più volte, ad avere il peso maggiore sulla bilancia saranno sempre i dati. Bisogna attendere che le misure restrittive mostrino i loro effetti e, se le cose dovessero andare così, la mini-proroga con la riapertura delle classi dei più piccoli diventerebbe molto più che un'ipotesi. Nel frattempo sarà anche necessario accelerare con il piano vaccinale: l'arrivo del siero monodose della Johnson & Johnson, atteso ad aprile, andrà inizialmente alle fasce più fragili della popolazione, ma dovrebbe dare una grossa mano proprio nella fascia degli over 80, che attualmente appare come il punto debole della campagna vaccinale.

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